(AGENPARL) - Roma, 15 Novembre 2025 - (AGENPARL) – Sat 15 November 2025 In questi giorni sto approfondendo con attenzione la nuova Legge di Bilancio, concentrandomi in particolare su un tema che considero decisivo per il futuro economico del nostro Paese: il rapporto tra formazione e produttività. Perché se vogliamo un’Italia che cresca, innovi e sappia competere, dobbiamo partire da qui: dalle competenze delle persone e dalla capacità delle imprese di valorizzarle.
La manovra introduce e consolida una serie di strumenti che, se utilizzati bene, possono rappresentare un punto di svolta. Non stiamo parlando soltanto di agevolazioni fiscali o bonus sparsi, ma di un disegno più ampio che prova a collegare tre livelli: lavoratori più qualificati, aziende più efficienti e produttività più alta.
Uno dei pilastri è il rafforzamento del Fondo Nuove Competenze, un meccanismo che permette alle imprese di rimodulare l’orario, investire nella formazione dei dipendenti e ricevere un sostegno economico importante per farlo. Un incentivo che mira a trasformare l’aggiornamento professionale da optional a necessità strutturale.
In un mercato che corre veloce, senza competenze aggiornate non ci si muove: si resta fermi.
Accanto al FNC viene confermata la tassazione agevolata sui premi di produttività, un segnale preciso rivolto alle imprese: premiare i risultati conviene, e conviene farlo con modelli organizzativi che coinvolgano i lavoratori e li rendano parte attiva dei processi produttivi. Quando la produttività diventa un obiettivo condiviso, le ricadute positive arrivano per tutti.
A questo si aggiunge la possibilità, introdotta per le Regioni, di utilizzare i fondi del programma GOL anche per percorsi formativi promossi direttamente dalle aziende.
Una scelta che crea una sinergia finora rara tra politiche attive del lavoro e bisogni concreti del tessuto produttivo.
La direzione è chiara: non si aumenta la produttività senza aumentare la qualità del lavoro. E la qualità del lavoro passa dalla formazione, continua e mirata.
Naturalmente, sarà fondamentale vigilare affinché questi strumenti non diventino semplici “etichette” o adempimenti formali. La formazione deve essere utile, reale, calibrata sulle sfide che abbiamo davanti: digitalizzazione, servizi più efficienti, transizione verde, innovazione. Solo così potrà tradursi in una produttività più alta, in imprese più competitive e in un mercato del lavoro capace di creare valore.
Sto approfondendo con attenzione questi aspetti perché sono convinto che una politica seria debba partire dai contenuti, non dagli slogan. E perché la crescita, oggi, passa dal capitale umano: la risorsa più preziosa che abbiamo.
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