(AGENPARL) - Roma, 9 Settembre 2025 - (AGENPARL) – Tue 09 September 2025 COMUNICATO STAMPA
Pochissime adozioni internazionali?
Occorre fare il tifo per chi accoglie un minore abbandonato
Adozioni in calo? Pochi bambini adottabili? Fine dell’Adozione Internazionale? Un po’ di
chiarezza sui tanti temi, spesso fuorvianti, che ruotano intorno all’Adozione. Perché la
questione riguarda tutti noi come società civile
Mezzano di San Giuliano Milanese – 9 settembre 2025
Verso la fine di agosto, l’Adozione Internazionale è tornata a essere un argomento dibattuto su diversi
organi di stampa. A dare idealmente il via alla discussione è stato un interessante articolo de Il Post: “Le
adozioni internazionali ormai sono pochissime”.
Sui numeri c’è poco da discutere, più volte anche la stessa CAI e gli Enti Autorizzati lo hanno sottolineato. A
lasciare più perplessi, invece, sono alcune delle dichiarazioni della presidente del Coordinamento CARE,
Monya Ferritti, riportate nell’articolo.
L’Adozione Internazionale, da sempre, è “l’ultima possibilità”
In particolare, colpisce l’ultimo virgolettato, che è anche quello che chiude l’intero articolo: “Oggi comincia
a farsi strada l’idea – dice Ferritti – che la cosa migliore, quando possibile, sia sempre garantire a un
bambino o a una bambina una famiglia nel suo contesto d’origine, anziché allontanarlo”.
Non è certo il concetto a lasciare stupiti, quanto la consapevolezza che, in realtà, fortunatamente è sempre
stato così. L’istituto dell’Adozione Internazionale è stato proprio concepito come decisamente sussidiario.
Lo afferma la stessa convenzione dell’Aja, che sottolinea come un bambino, se nel Paese d’origine c’è una
famiglia che vuole adottare, debba restare all’interno dei confini. Anzi, quella famiglia deve essere aiutata
nel suo compito di accoglienza. Ed è proprio questa l’origine dei progetti promossi dagli Enti autorizzati nei
vari Paesi nei quali operano. Vale la pena ricordare, a questo proposito, che in Italia, per essere autorizzati a
svolgere le pratiche di adozione internazionale, gli enti devono realizzare progetti di cooperazione
internazionale nei Paesi di origine dei minori che adottano.
La stessa Adozione a Distanza, promossa in quei Paesi, è fondamentale per favorire e accompagnare il
reinserimento dei minori abbandonati all’interno delle loro famiglie d’origine, laddove possibile. Solo
nell’arco del 2024, Ai.Bi. Amici dei Bambini ha accompagnato 392 minori nel percorso di reinserimento in
Bolivia, Ghana, Kenya e Repubblica Democratica del Congo.
Tanti bambini in attesa di una famiglia
Anche l’affermazione secondo la quale non sono solo le persone che adottano a diminuire, ma “che i
bambini adottabili dall’estero sono sempre meno” è fuorviante. Gli Enti autorizzati ricevono
periodicamente dalle Autorità Centrali dei vari Paesi elenchi di decine e decine di minori abbandonati
dichiarati adottabili, che spesso sono da anni chiusi in un orfanotrofio. Basterebbe sommare una manciata
di questi elenchi per vedere i minori disponibili all’adozione superare il numero delle persone disponibili ad
adottare.
Certo, anche alla luce di questi numeri e queste precisazioni, rimane vera la principale constatazione al
centro dell’articolo: le adozioni internazionali sono calate del 90% negli ultimi 13 anni. Ma anziché limitarsi
a constatare questo dato di fatto, non sarebbe utile interrogarsi fino in fondo sulle sue ragioni? Perché,
allora, bisognerebbe con onestà ammettere che in tutti questi anni dell’adozione si è sempre parlato in
maniera negativa, creando intorno a essa sentimenti di sfiducia, sospetto e negatività.
Difendere l’Adozione come un bene prezioso per la società tutta
La stessa legge del 1983, che prevedeva un percorso di accompagnamento delle coppie con precise
tempistiche e modalità, non è mai stata pienamente attuata, così che tale percorso è diventato una
lunghissima e faticosa via crucis, irta di ostacoli di ogni tipo.
Perché, invece, proprio di fronte a questa diminuzione delle disponibilità, le persone che si avvicinano
all’adozione internazionale non vengono accolte da tutti con gioia e gratitudine? Perché non vengono
accompagnate nel percorso piuttosto che rigidamente valutate? Perché non vengono aiutate
economicamente, fino a rendere totalmente gratuito l’iter per adottare, invece che dover mettere in conto
migliaia di euro di spese?
Perché se è vero che queste persone vanno ad adottare il loro figlio, vanno anche a compiere un grande
atto di solidarietà e civiltà: ricomporre quella tremenda frattura che la società ha compiuto nel permettere
che un bambino venisse abbandonato dai propri genitori in qualche Paese del mondo!
Occorrerebbe fare il tifo per quelle coppie (e, ora, anche per i single) che accettano, oggi, di essere padri e
madri di un figlio non proprio, decidendo di farsi carico del suo destino, nel bene e nel male. E
occorrerebbe che tutti noi, come società civile, ci facessimo carico dei problemi che una coppia (o un
single) possa eventualmente incontrare nel suo cammino di accoglienza, perché non si tratta solo di
“problemi suoi”, ma di quelli di una bambina o di un bambino vittima di abbandono e, quindi, di ciascuno di
Ai.Bi. Amici dei Bambini – ETS
Ai.Bi. Amici dei Bambini è un movimento di famiglie che dal 1986 opera in Italia e in oltre 30 Paesi del mondo (in
Europa dell’Est, America, Africa e Asia) per dare a ogni bambino abbandonato una famiglia e garantire il suo diritto a
essere figlio. Ogni giorno, in tutto il mondo, Amici dei Bambini lotta per combattere l’emergenza abbandono: una vera
e propria emergenza umanitaria che, a differenza di fame, malattia e guerre, presenti principalmente nei Paesi in via
di sviluppo, è comune a tutti i Paesi del mondo con dimensioni sempre più allarmanti. Secondo una stima basata su un
report di Unicef di qualche anno fa, sono almeno 200 milioni i bambini abbandonati nel mondo. In Italia, i minori
“fuori famiglia” sono oltre 30mila. Amici dei Bambini interviene laddove si manifesta l’abbandono: negli orfanotrofi,
negli istituti, nei centri di assistenza… in tutte quelle realtà in cui l’assistenza permette loro di “sopravvivere”, ma non
di vivere pienamente, perché manca l’amore di una famiglia che faccia sentire davvero “figli”.
www.aibi.it
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Ufficio Stampa Ai.Bi. Amici dei Bambini
Francesco Elli
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