
(AGENPARL) – Fri 29 August 2025 *West nile virus: situazione in Umbria e misure di prevenzione*
(aun) – Perugia 29 agosto 2025 – La Regione Umbria, a seguito del primo
caso umano di infezione da West Nile Virus (WNV) importato da un altro
territorio e registrato nel territorio regionale, informa la cittadinanza
sulla situazione attuale e sulle misure di prevenzione. Il West Nile Virus
rappresenta infatti una preoccupazione per la salute pubblica, data la sua
diffusione e la possibilità di causare malattie come la febbre West Nile e
più raramente una forma di encefalite grave. È fondamentale, dunque,
comprendere come si trasmette e quali sono le azioni di prevenzione più
efficaci. L’infezione umana da WNV, in oltre l’80% dei casi, è
asintomatica. Nel restante 20% dei casi i sintomi, che generalmente
compaiono tra 2-14 giorni dalla puntura di una zanzara infetta, sono quelli
di una sindrome pseudo-influenzale (comprendenti febbre, mal di testa,
nausea, linfonodi ingrossati, dolori muscolari e stanchezza) ai quali si
aggiungono, spesso, sfoghi cutanei. Seppur molto raramente – solo in meno
dell’1% di tutti i casi, l’infezione virale può provocare una
sintomatologia neurologica del tipo meningite, meningo-encefalite.
Il West Nile Virus è endemico in Italia dal 2008, per tale motivo, su
tutto il territorio nazionale è ormai attivo e consolidato un sistema di
sorveglianza che si estende dall’ambito umano a quello veterinario ed
entomologico ed il cui scopo è quello di vigilare sulla circolazione del
virus e di attivare tempestivamente gli interventi di sanità pubblica
necessari. Gli esiti della sorveglianza stagionale condotta a cura dei
Servizi Veterinari delle Aziende USL Umbria 1 e Umbria 2 e del Centro di
riferimento per le malattie trasmesse da vettori dell’IZS Umbria e Marche
su uccelli selvatici e sinantropici, hanno dato esito negativo per la
presenza di virus, confermando dunque che il virus non è attivamente
circolante nel nostro territorio.
*Come si trasmette?*
Il virus circola principalmente in un ciclo che coinvolge zanzare e uccelli
selvatici. In questo ciclo, gli uccelli fungono da serbatoio del virus e le
zanzare, in particolare quelle del genere *Culex *(comunemente presenti
nelle aree rurali e ad attività notturna), lo diffondono pungendo altri
uccelli. Durante questi cicli di trasmissione e ritrasmissione si ha una
progressiva anticipazione del ciclo virale. Gli uccelli portatori del virus
sono appartenenti a diverse specie selvatiche presenti negli habitat
naturali, meno frequentemente si riscontra sugli uccelli delle aree urbane.
Le specie di uccelli maggiormente interessate sono appartenenti agli ordini
dei Passeriformi, Caradriformi e Strigiformi; in altre specie quali *Columba
livia* (piccione selvatico), invece, il virus replica determinando una
viremia di intensità e durata insufficienti a consentire l’infezione delle
zanzare attraverso il pasto di sangue il che limita, verosimilmente, la
possibilità che questi possano infettare le zanzare e quindi l’uomo. I
mammiferi non rientrano nel ciclo vitale del virus; può però accadere che,
occasionalmente, vengano punti da una zanzara infetta. In questo caso solo
l’uomo e gli equidi possono sviluppare la malattia seppure non siano in
grado di trasmetterla a loro volta. È cruciale sottolineare, infatti, che
la trasmissione all’uomo avviene esclusivamente attraverso la puntura di
una zanzara infetta o attraverso trasfusioni di sangue o di organi da
donatori infetti. È per questo che, a differenza di altre malattie, il
contatto diretto con un individuo malato non comporta alcun rischio di
contagio così come un uomo o un equide infetto, se punto, non può
trasmettere a sua volta il virus ad una zanzara.
*Trattamenti di disinfestazione: differenza tra adulticidi e larvicidi*
La principale forma di prevenzione del WNV e dei virus trasmessi dalle
zanzare è attuata attraverso la protezione individuale e ambientale, al
fine di limitare la possibilità di essere punti (ad es. utilizzare vestiti
adatti, repellenti specifici) e di favorire la proliferazione e la
diffusione delle zanzare (ad es. uso di zanzariere, rimozione delle piccole
raccolte d’acqua non controllate dove le zanzare moltiplicano attorno alle
abitazioni). Per contrastare tutti i virus potenzialmente trasmessi da
zanzare, sono inoltre previste due tipologie di interventi di
disinfestazione (lotta integrata), distinti per finalità e modalità di
esecuzione: i trattamenti larvicidi e quelli adulticidi. L’approccio
antilarvale agisce sulle larve di zanzara, che si sviluppano in acque
stagnanti come tombini, caditoie e fontane, con l’obiettivo di colpire la
zanzara nella sua fase acquatica interrompendo il ciclo di riproduzione e
riducendo significativamente la popolazione prima che possa diventare un
vettore di trasmissione. Questa strategia è considerata la più efficace,
mirata e con il minor impatto ambientale. I trattamenti adulticidi, invece,
mirano a eliminare le zanzare adulte in volo. Vengono utilizzati solo in
casi specifici e in aree circoscritte, per ridurre rapidamente la densità
delle zanzare infette. Tali trattamenti sono considerati interventi
straordinari e di emergenza poiché hanno un notevole e dannoso impatto
sull’ambiente locale. Queste sostanze, infatti, possono compromettere
l’equilibrio dell’ecosistema causando danni significativi, tra l’altro,
anche alla fauna utile. Inoltre, l’utilizzo massiccio e indiscriminato di
questi prodotti sta contribuendo alla comparsa di resistenze negli insetti,
rendendo i trattamenti meno efficaci nel tempo. La loro applicazione,
dunque, è limitata a situazioni emergenziali come, ad esempio, i casi in
cui venga rilevata positività al virus in uccelli o zanzare sottoposte al
monitoraggio o in presenza di casi autoctoni (non importati) di infezione
umana (perché questi ultimi presuppongono la presenza di zanzare infette
nel territorio).
Infine, è fondamentale sapere che, nell’eventualità si verifichi un caso di
infezione umana di importazione (cioè di una persona che ha contratto il
virus in un’area nazionale o internazionale differente da quella locale),
non si ricorre a trattamenti adulticidi. Questo perché la persona infetta
non può trasmettere il virus alle zanzare locali e non essendoci alcun
rischio che si possa sviluppare un focolaio autoctono non è giustificata
un’operazione di disinfestazione così invasiva.