
I leader europei hanno espresso il loro sostegno al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e hanno chiesto una maggiore “pressione” sulla Russia, alla vigilia del vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin previsto in Alaska. L’annuncio dell’incontro, volto a cercare una soluzione alla guerra in Ucraina, ha sollevato preoccupazioni in Europa e a Kiev, timorose che un eventuale accordo possa comportare concessioni territoriali a Mosca.
Trump, annunciando il vertice, aveva lasciato intendere la possibilità di “scambi di territori per il bene di entrambe le parti”, senza entrare nei dettagli. Zelensky, però, ha ribadito con fermezza che “gli ucraini non cederanno la loro terra all’occupante” e che qualsiasi decisione presa senza l’Ucraina “è anche una decisione contro la pace”.
In una dichiarazione congiunta, i leader di Francia, Germania, Italia, Polonia, Gran Bretagna, Finlandia e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno sottolineato che “solo un approccio che combini diplomazia attiva, sostegno all’Ucraina e pressione sulla Federazione Russa può avere successo”. Hanno inoltre insistito sul fatto che il percorso verso la pace “non può essere deciso senza l’Ucraina” e deve garantire la sicurezza e l’integrità territoriale del Paese.
Nel frattempo, i consiglieri per la sicurezza nazionale di Stati Uniti, Regno Unito e vari Paesi UE si sono riuniti in Gran Bretagna per coordinare le posizioni in vista dell’incontro in Alaska. Zelensky, nel suo discorso serale, ha ribadito che una “fine onesta” della guerra dipende dalla Russia, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che l’Europa deve essere parte attiva nei negoziati.
Il vertice in Alaska — primo faccia a faccia tra un presidente USA e uno russo dal 2021 — si terrà sullo sfondo di intensi combattimenti in Ucraina. Nelle ultime ore, Mosca ha annunciato la conquista di Yablonovka, nella regione di Donetsk, e l’esercito russo continua a rivendicare territori nelle regioni annesse nel 2022. Kiev, pur rifiutando qualsiasi riconoscimento del controllo russo, ammette che la restituzione dei territori dovrà avvenire per via diplomatica, non militare.