(AGENPARL) - Roma, 7 Luglio 2025 - Un’assemblea ad alta tensione quella che si è tenuta nei giorni scorsi nella sede di Rekeep a Zola Predosa, dove le temperature roventi non hanno fatto che accentuare un clima già infuocato. All’ingresso, sotto il sole e senza possibilità di partecipare ai lavori, sono rimasti per oltre tre ore Roberto Casari e gli altri candidati della lista di minoranza, regolarmente presentata ma mai ammessa all’assemblea. Un episodio che ha spinto Casari – figura di spicco della cooperazione emiliana ed ex presidente di CPL Concordia – a sollecitare l’intervento dei Carabinieri.
Ma l’episodio non è isolato. Al centro della denuncia di Casari c’è una critica strutturale alla governance di MSC – Società tra Lavoratori Spa, holding di controllo del gruppo Rekeep – accusata di muoversi in una zona grigia tra retaggi della vecchia cultura cooperativa e un assetto societario moderno solo sulla carta, ostacolando ogni reale dinamica di confronto e rinnovamento.
A pochi giorni dall’assemblea, Casari – eletto comunque nel nuovo consiglio d’amministrazione assieme a Luca Buglione – racconta ad Agenparl cosa è accaduto, quali nodi statutari ostacolano la democrazia interna e quali saranno le sue prime mosse in CdA per riformare una governance che definisce «chiusa, autoreferenziale e impermeabile al cambiamento».
Agenparl – Dott. Casari, può descrivere nel dettaglio cosa è accaduto all’ingresso dell’assemblea e come interpreta il fatto che i membri della lista di minoranza siano stati lasciati fuori dalla sede al caldo? Crede si tratti di un atto deliberato per ostacolare la vostra partecipazione?
Roberto Casari. Sì, è accaduto qualcosa di poco lineare. La presidente dell’assemblea ha impedito l’accesso a me e agli altri candidati della lista di minoranza non azionisti, lasciandoci per oltre tre ore sotto il sole, a 40 gradi. Abbiamo anche chiamato i Carabinieri per chiedere il loro intervento. È un fatto inaccettabile, tanto più se si considera che ero il capolista della lista contrapposta a quella sostenuta dallo storico presidente. È evidente che si è voluto deliberatamente evitare un confronto con la mia persona. La cosa che lascia ancor più perplessi è che – a quanto mi è stato riferito – nella precedente assemblea del 9 marzo 2024 i candidati non azionisti della lista di opposizione erano stati regolarmente ammessi e avevano potuto presentarsi e illustrare la loro proposta. Dunque, c’è una disparità di trattamento evidente riconducibile esclusivamente alla mia candidatura.
Agenparl – Lei ha parlato di “assemblea bulgara” e ha denunciato la mancanza di libertà di voto all’interno di MSC: quali sono, secondo lei, le responsabilità dirette dell’attuale governance in queste dinamiche antidemocratiche?
Roberto Casari. La mia candidatura, e soprattutto la mia elezione, sono risultate evidentemente scomode. Lo dimostra il fatto che, a oggi, si continua a tergiversare sulla convocazione del CdA di insediamento, nonostante la mia accettazione formale della carica sia stata trasmessa secondo quanto previsto dallo statuto. È in corso un tentativo evidente di marginalizzare l’amministratore considerato “scomodo”. In questo contesto, parlare di “assemblea bulgara” non è affatto un’esagerazione: si è impedito il libero confronto, è mancata trasparenza e si è fatto di tutto per evitare che la lista di minoranza potesse esprimersi compiutamente.
Agenparl – In un contesto dove l’80% degli azionisti è costituito da lavoratori dipendenti, come si può conciliare trasparenza e tutela della libertà individuale nel voto, senza sacrificare uno dei due elementi?
Roberto Casari. Ho già avuto modo di affrontare questo problema in passato, in particolare durante la mia esperienza in CPL. La soluzione è tecnica, ma anche culturale: bisogna introdurre sistemi di protezione del voto per i soci-lavoratori, anche in presenza del voto palese. In CPL riuscimmo a garantire il diritto al dissenso e alla libera espressione anche in contesti delicati. È un modello che può (e a mio parere deve) essere replicato.
Agenparl – Ha citato il mancato utilizzo del voto per corrispondenza, nonostante previsto dallo statuto: crede che questa omissione sia stata una scelta tattica? Ha intenzione di avviare azioni legali o istituzionali per ottenere l’attuazione di questa misura?
Roberto Casari. La richiesta di sospensiva, presentata prima dell’assemblea, è stata respinta. Tuttavia, l’udienza di merito è fissata per il prossimo ottobre, quindi la vicenda è ancora in ballo. Lo statuto prevede chiaramente che le modalità per il voto per corrispondenza debbano essere inserite nell’avviso di convocazione, ma questo non è stato fatto dagli amministratori. A mio parere è chiaramente una scelta tattica per evitare un voto potenzialmente più libero e meno condizionato dalle deleghe (che nel nostro caso sono state sostanzialmente imposte anche attraverso la scelta di fare l’assemblea in giorno lavorativo alle 17 del pomeriggio).
Agenparl – Alla luce del clima teso e delle difficoltà riscontrate, quali saranno le sue prime proposte concrete all’interno del CdA per promuovere un cambiamento reale nella governance di MSC e per tutelare meglio i diritti dei soci-lavoratori?
Roberto Casari. Ci sono due direttrici su cui intendo muovermi da subito. La prima riguarda la situazione economico-finanziaria del gruppo: è urgente avviare la ricerca di un partner industriale o finanziario che possa aiutare a risolvere il nodo del debito e dei mezzi finanziari per operare gli investimenti necessari per non fare affondare il Gruppo. La seconda riguarda la governance e, in particolare, la tutela dei soci-lavoratori: proporrò l’introduzione di meccanismi concreti di protezione del voto, da applicare prima della votazione palese, così da garantire a ogni socio la libertà di esprimersi senza condizionamenti, oltre alla proposta di rimuovere completamente il vincolo del lock-up sulla vendita delle azioni per garantirne la libera circolazione – e la possibilità di scegliere liberamente – come previsto nelle società di capitali.
