
Credo che il tema al centro di questa sessione è cruciale per la democrazia.
La violenza contro i politici si manifesta in diverse forme, dal linguaggio d’odio all’aggressione fisica, fino ad arrivare ai casi più gravi che addirittura costano la vita.
È un fenomeno preoccupante anche per il grave impatto, che crea difficoltà alla convivenza civile e alla stessa tenuta dei sistemi democratici, il luogo in cui bisogna ascoltarsi.
La sua estrema pericolosità è stata segnalata anche di recente al 4° Vertice dei Capi di Stato e di Governo del Consiglio d’Europa, che si è tenuto in Islanda il 16 e il 17 maggio 2023.
Da tempo impegnata nella prevenzione e nel contrasto del discorso d’odio, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa sta elaborando un rapporto specifico di cui sarà relatrice la Presidente della Delegazione italiana, Elisabetta Gardini, che saluto e ringrazio.
Questi atti violenti sono in crescente aumento in Europa e non solo.
Se in passato le violenze efferate erano motivate da ragioni politiche, oggi esse sono rivolte non solo al politico in quanto tale ma alla persona, che viene attaccata per le proprie convinzioni personali.
A mutare lo scenario attuale sono anche la rete e i social media.
Le loro caratteristiche possono, talvolta e purtroppo, amplificare la diffusione dei contenuti ostili e denigratori.
Possono creare comunità virtuali dove la disinformazione inquina il dibattito pubblico o dove l’espressione del proprio pensiero può degenerare in comportamenti che vìolano i diritti fondamentali della persona.
Le cause di questo fenomeno sono molteplici e complesse.
Tutte però affondano nel divario che si è creato nel tempo tra cittadini e Istituzioni.
Le crisi globali del XXI secolo hanno contribuito a generare un senso di smarrimento, precarietà e insicurezza, erodendo sempre più la fiducia nella politica.
Oggi la politica ha pertanto la responsabilità di rispondere in modo più efficace e concreto alle attese dei cittadini, ricostruendo quel rapporto di fiducia che è essenziale per la democrazia.
La nostra democrazia è per sua natura aperta e partecipata.
E in essa convivono idee diverse tra loro, anche contrapposte.
Questa caratteristica può farla apparire talvolta mutevole e fragile, ma è fondamentale credere nella politica e nella sua capacità di ricostruire, di volta in volta, modelli di convivenza democratica in grado di affrontare le sfide del momento.
Per restituire fiducia e certezze, dobbiamo dunque riportare l’attenzione sulla qualità e sull’etica della nostra azione.
È indispensabile avvicinare i cittadini alle Istituzioni, spesso percepite come punti di riferimento lontani dai bisogni reali delle persone.
Dobbiamo rafforzare i canali di comunicazione e di ascolto e le forme di partecipazione al processo decisionale.
In proposito, ricordo che la Camera dei deputati italiana sta lavorando, ad esempio, a una piattaforma per la sottoscrizione e l’invio di petizioni online, e ad applicazioni di intelligenza artificiale per offrire sul sito istituzionale della Camera dei deputati una comunicazione interattiva sui lavori e sulle attività parlamentari.
Per contrastare il discredito della politica è inoltre necessario coltivare il dialogo, il confronto e il rispetto anche nella diversità delle opinioni, soprattutto nella diversità delle opinioni.
Noi per primi abbiamo il dovere di dare l’esempio, esercitando il diritto di critica e di denuncia in maniera corretta e rispettosa.
Ritengo che l’adozione di codici di condotta e la loro osservanza possano contribuire a migliorare il clima generale.
È chiaro che il lavoro che ci aspetta non è semplice.
Le assemblee parlamentari che rappresentiamo sono impegnate in prima linea per riaffermare il valore del confronto democratico e per contrastare ogni forma di violenza.
Sono altrettanto convinto e sicuro che questa sede saprà offrire un contributo significativo per affrontare una questione che rimane decisiva ma che è il futuro per la nostra democrazia