
Il primo ministro canadese Justin Trudeau è scoppiato a piangere domenica durante il suo discorso di addio alla conferenza del Partito Liberale, segnando la fine di un’era politica segnata da successi e crisi. Durante il suo intervento, Trudeau ha attaccato duramente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ribadendo l’impegno dei liberali a contrastare le politiche tariffarie della sua amministrazione.
Trudeau aveva annunciato le sue dimissioni a gennaio, dopo un periodo di forte declino nei sondaggi e prospettive elettorali negative per il Partito Liberale. La decisione è stata influenzata anche da una profonda crisi interna al partito, aggravata dal tentativo del primo ministro di forzare le dimissioni della sua vice, Chrystia Freeland, a seguito di una disputa sulle politiche di spesa pubblica. Nonostante Freeland fosse inizialmente considerata la principale candidata alla successione, la leadership liberale ha infine optato per l’ex governatore della Banca del Canada, Mark Carney, che ha ottenuto l’86% dei voti, lasciando Freeland con un modesto 8%.
Un addio tra lacrime e accuse
Nel suo discorso di commiato, Trudeau ha enfatizzato il ruolo dei liberali nel proteggere il Canada da quella che ha definito una minaccia esistenziale rappresentata da Trump.
“Non fraintendetemi, sono dannatamente orgoglioso di ciò che abbiamo fatto in questi ultimi dieci anni, ma stasera si tratta del nostro futuro come partito, come Paese”, ha dichiarato Trudeau con la voce rotta dall’emozione. “Il vostro Paese ha bisogno di voi forse più che mai. E non ho dubbi che risponderete alla chiamata, perché lo avete già fatto in passato. I liberali affronteranno questo momento”.
Il suo discorso, carico di pathos, ha dipinto un quadro drammatico della situazione politica, quasi suggerendo che il Canada fosse sull’orlo di una crisi senza precedenti a causa delle politiche di Trump.
“La democrazia non è scontata, la libertà non è scontata, perfino il Canada non è scontato”, ha proseguito Trudeau, sottolineando la necessità di un fronte unito contro le minacce esterne.
Mark Carney: un attacco frontale a Trump e Poilievre
Dopo Trudeau, il nuovo leader liberale Mark Carney ha tenuto un discorso energico e diretto, mirato non solo a Trump ma anche al leader del Partito Conservatore canadese, Pierre Poilievre.
“Donald Trump pensa di poterci indebolire con il suo piano di dividere e conquistare. Il piano di Pierre Poilievre ci lascerà divisi e pronti per essere conquistati, perché una persona che venera l’altare di Donald Trump si inginocchierà davanti a lui, non gli si opporrà”, ha dichiarato Carney con toni battaglieri.
Tuttavia, il New York Times ha sottolineato l’ironia di questa affermazione, evidenziando come il background di Carney sia in realtà più simile a quello di Trump che a quello di Poilievre. Mentre Carney è un tecnocrate non eletto con esperienza nel settore finanziario, Poilievre ha costruito la sua carriera interamente nella politica canadese.
“Poilievre è quel tipo di politico che venera l’altare del libero mercato, nonostante non abbia mai ricevuto uno stipendio al di fuori della politica”, ha continuato Carney, pur senza chiarire esattamente dove abbia incontrato simili figure politiche.
I liberali tra crisi e speranze di rinascita
Il Partito Liberale, che solo pochi mesi fa sembrava destinato a una pesante sconfitta elettorale, ha ritrovato slancio grazie all’uscita di scena di Trudeau e a una nuova narrazione basata sull’opposizione a Trump. La strategia è chiara: compattare il fronte progressista e presentarsi come l’unica forza capace di difendere il Canada dalle politiche protezionistiche e divisive dell’ex presidente statunitense.
Resta da vedere se questa nuova leadership e la rinnovata retorica anti-Trump saranno sufficienti per risollevare le sorti del partito nelle prossime elezioni. Quel che è certo è che Trudeau lascia un’eredità controversa, fatta di successi e battaglie politiche, e che il futuro dei liberali canadesi è tutt’altro che scontato.