(AGENPARL) - Roma, 11 Febbraio 2025 - **Rapporto Irpet sull’economia toscana,tengono esportazioni e turismo** /Scritto da Federico Taverniti,lunedì 10 febbraio 2025/ L’economia toscana tiene,l’andamento del Pil resta positivo. Ma il quadro internazionale,sempre più fragile ed incerto,fa perdere slancio alla crescita. Tutte i timori legati alla situazione in corso,con possibili ulteriori criticità in caso di imposizione di nuovi dazi Usa,pesano su un quadro complessivo che sta vedendo esaurire il rimbalzo post pandemia per avviarsi a una fase di stagnazione. Perdura il calo della produzione industriale,tengono turismo ed esportazioni,cresce l’occupazione mostrando però segni di rallentamento. È il ritratto che emerge dal Rapporto Irpet sull’economia,presentato oggi a Palazzo Strozzi Sacrati. Le stime Irpet indicano per la Toscana un Pil ancora in aumento per il 2024 (+0,6) e per il 2025 (+0,8) (leggermente più alto rispetto al dato nazionale),grazie alla spinta dei progetti PNRR e dal recupero di consumi e investimenti privati. Ma una volta esauriti questi la crescita potrà restare positiva soltanto con un aumento strutturale della produttività. Per il 2026 i stima un aumento dell’1%,sebbene il ventilato aumento dei dazi Usa,visto il peso delle esportazioni toscane,potrebbe attenuarlo. L’impatto sul Pil di un aumento tariffario sui beni esportati negli Usa potrebbe valere,nell’ipotesi di un azzeramento dell’avanzo commerciale toscano,fino a 1,8 punti percentuali. I comparti più penalizzati,perché più sensibili alle variazioni dei prezzi,sarebbero la chimica (in particolare,i fertilizzanti),la plastica,la farmaceutica e la moda (articoli in pelle,confezioni e accessori). Ad incidere sulla perdita di velocità dell’economia toscana è sicuramente la flessione della produzione industriale,iniziato nella parte finale del 2022 e proseguito nel 2023 e 2024. Il dato toscano segna -4,4%,come variazione tendenziale nel periodo gennaio-ottobre 2024,più alto di quello nazionale (-3,2%) per le difficoltà del comparto moda che ha registrato un -11,4%. Malgrado la flessione della domanda mondiale,le esportazioni nei primi tre trimestri del 2024 sono cresciute (+12,1%) a fronte della contrazione osservata per l’Italia (-0,5%) e le altre principali regioni esportatrici (Piemonte -3,7%,Lombardia -0,4%,Veneto -2,4%,Emilia-Romagna -1,0%). Un dato positivo che non riguarda tutti i settori ma prevalentemente gioielleria,agro-alimentare,nautica e farmaceutica. I flussi turistici sono pressoché stabili. Le presenze straniere continuano a crescere anche nel 2024 (+5,7% nei primi 10 mesi),in particolare quelle extra-europee (+11%). In flessione quelle italiane (-7,3%). Crescono le principali città d’arte (+3,6%),tengono o crescono,sempre grazie alla spinta straniera,aree collinari (+0,7%) e montane (+1,2%). Ribasso per le destinazioni balneari (-3,5%) più legate al turismo nazionale. Regge il turismo del lusso (+2,0% i 5 stelle; stabili i 4 stelle),in calo le strutture alberghiere di fascia più bassa (-7,1% gli alberghi a 1 stella,-3,0% i due stelle) e quelle del turismo all’aria aperta: villaggi turistici (-8,0%),campeggi (-6,9%) e agriturismo (-2,1%). Spicca infine l’aumento delle presenze nelle locazioni turistiche brevi (+24,9%). Mercato del lavoro. Continua nel 2024 l’aumento dell’occupazione (+2,6% gli addetti),seppur in rallentamento: +3,0% la variazione tendenziale annua osservata a gennaio; +2,1% quella di ottobre sul corrispondente periodo dell’anno precedente. L’aumento più consistente in agricoltura (+5,4%),nelle costruzioni (+4,6%) e nel terziario (+2,8%),specie nelle attività legate al turismo (+4,2%) e ai servizi professionali di maggiore qualificazione come Ict,ricerca e sviluppo,comunicazioni e telecomunicazioni,sevizi informatici e attività editoriali (+3,7%). Più flebile l’aumento nell’industria in senso stretto (+1,1%),per le difficoltà del comparto moda (-0,2%,che scende a -2,4% al netto dell’abbigliamento). All’aumento complessivo giova il ruolo trainante dell’occupazione permanente (+3,5%),mentre scende quella a termine (-0,7%). Il sistema produttivo nel 2024 ha avuto una minore capacità di creare nuovi posti di lavoro: nei primi 10 mesi 2024 il saldo fra avviamenti e cessazioni resta positivo (+57 mila,ma inferiore a quanto osservato nel 2023 (era pari a +66 mila. L’indebolimento nella dinamica di crescita del mercato del lavoro è dovuto al calo delle assunzioni (-0,8%),particolarmente evidente nell’industria (-10,2%),per le difficoltà delle lavorazioni legate alla moda (-15,6%). I dipendenti con misure di integrazione salariale sono saliti da 5.486 (media gennaio-ottobre 2023) a 11.477 (media gennaio-ottobre 2024). Sul totale dipendenti occupati,eleggibili ad un ammortizzatore sociale,significa un’incidenza del 3,6% che sale al 5,6% nel comparto moda e al 9,3% specificamente nel settore cuoio,pelli e calzature. In aumento anche i licenziamenti (+5,7%),in particolare nel made in Italy (+35,6%). Infine i riflessi della manovra di bilancio sulla Toscana. Il saldo fra impieghi e coperture è positivo,segno di una manovra espansiva,pari a 874 milioni di euro per la Toscana (8,9 mld in Italia),ma di modesta entità sul Pil (0,2%). A beneficiarne sono soprattutto le famiglie che,per effetto della riduzione delle entrate nette (-899 milioni di euro),connesse alla riforma dell’IRPEF e alla decontribuzione dei lavoratori dipendenti,e dell’aumento delle spese nette (+210 milioni di euro),ottengono complessivamente circa 1,1 miliardo di euro (660 euro a famiglia). Dalla riforma sull’IRPEF,con la rimodulazione delle aliquote e il taglio del cuneo (bonus+detrazione),secondo stime Irpet ammonta a 464 euro l’anno il beneficio medio per contribuente. In Toscana le famiglie che beneficiano di un aumento del reddito disponibile per effetto della riforma sono 1 milione e 500mila,il 61% del totale,con un risparmio medio per famiglia di 791 euro annui. La Finanziaria 2025 introduce inoltre alcune misure a sostegno delle responsabilità familiari e per incentivare la natalità. Le principali sono il bonus nascite e nidi e a beneficiarne sarebbero rispettivamente il 37% ed il 40% delle famiglie toscane con minori in età 0-3. La quota che non pagherebbe la retta con il bonus nido nazionale è pari al 45%,ma sale
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