
(AGENPARL) – gio 30 gennaio 2025 Beko, Giani: “Spero che inizi da oggi una vera trattativa, senza parlare
più di chiusura”
Il commento del presidente alla riunione svoltasi a Roma
“Con la riunione di oggi si apre, lo spero, una nuova fase della vertenza
Beko. La disponibilità dell’azienda a iniziare un confronto su un nuovo
piano industriale, senza aprire la procedura di chiusura o di
licenziamento, permette di iniziare finalmente un vero confronto. Ora
occorre che l’azienda cominci a dare concretezza alla disponibilità
annunciata in questo incontro; da parte nostra auspichiamo anche che la
scelta dell’azienda di disimpegnarsi, in prospettiva, su Siena, possa
essere modificata al tavolo della trattativa”.
Sono parole del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani a commento
dell’incontro convocato oggi a Roma dal ministro delle Imprese e del Made
in Italy, Adolfo Urso e cui ha partecipato direttamente il consigliere del
presidente per le crisi aziendali Valerio Fabiani.
“Come Regione – ha evidenziato Giani – siamo pronti a fare la nostra
parte e in questo senso accogliamo positivamente l’impegno del ministro a
supportare gli investimenti e a porre il tema dell’acquisizione
dell’immobile di Siena, garantendone la destinazione industriale. Dobbiamo
fare tutto il possibile perché questa azienda possa essere rilanciata e
per salvaguardare il lavoro ai 300 dipendenti dello stabilimento senese”.
“Nel corso dell’incontro di oggi, proprio per sottolineare l’impegno a
guardare avanti – ha spiegato Valerio Fabiani – abbiamo confermato la
disponibilità ad accompagnare questo percorso attraverso il piano
straordinario per la formazione dei dipendenti che la Regione ha messo in
campo, d’intesa con i sindacati, e che può arrivare fino a tremila euro a
lavoratore o lavoratrice coinvolti”. “Inoltre – ha aggiunto – ci siamo
messi al lavoro sul tema dell’immobile anche interagendo con la proprietà,
consapevoli che è uno dei problemi del nostro sito”.
“A questo punto – ha concluso Fabiani – occorre che l’azienda faccia la
sua parte e che nel nuovo piano industriale non si parli più di
dismissioni ma di una nuova prospettiva industriale e occupazionale”.