
(AGENPARL) – mer 29 gennaio 2025 Uno scenario in radicale trasformazione
Se la legislatura europea precedente si era chiusa in un quadro d’incertezza sul futuro del con nente,
quella che si è da poco aperta ha davan un panorama ancora più complesso. Pesano non solo la
guerra al confine dell’Unione, che dopo quasi tre anni fa fa ca a imboccare la strada delle tra a ve
di pace e l’altro confli o, dolorosissimo, i cui e?e stanno ridisegnando la mappa geopoli ca del
Medioriente, ma anche altre sfide epocali. Se, infa, la nuova amministrazione degli Sta Uni
d’America rivoluzionerà i paradigmi della poli ca internazionale, avviando un confronto altamente
compe vo con la Cina a raverso un’aggressiva poli ca dei dazi, si rischierà una marginalizzazione
del ruolo dell’Europa e un aggravamento dei pericoli di crisi, già evidenzia dalla caduta della
produzione industriale, par colarmente forte in economie chiave come quelle tedesca e francese.
Tra guerre commerciali e confli arma, l’Europa dovrebbe contare sopra u o sulle proprie forze
per rilanciare la sua economia e garan re al tempo stesso la sicurezza del con nente.
In defini va, le ragioni che spingono l’Europa a fare un deciso passo in avan sono essenzialmente
tre: il boom del commercio mondiale, avviato a metà degli anni Novanta dalla nuova
regolamentazione del WTO, ha esaurito la sua spinta; l’energia russa a basso costo è stata archiviata
dall’invasione dell’Ucraina; e l’Unione non può più contare quasi gratuitamente sull’ombrello
americano per garan re la sua sicurezza.
Come la Pandemia e l’invasione dell’Ucraina avevano già spinto la UE a ripensare le preceden
strategie di rifornimen energe ci e di materie prime provenien da paesi extra UE, i nuovi scenari
in via di definizione rendono indispensabile una più generale ridefinizione complessiva degli obie vi
generali, ma sopra u o va recuperato il gap di compe vità dell’economia europea, una
precondizione senza la quale qualsiasi ambizione dell’Unione di giocare un ruolo da protagonista
risulterebbe vana.
Le sfide per il mondo bancario
In questo quadro, il mondo bancario si trova ad a?rontare un panorama sempre più complesso e
dinamico, cara erizzato da una serie di sfide strategiche che ne influenzano profondamente
l’opera vità e il posizionamento strategico. Al riguardo l’ABI ha iden ficato 8 principali sfide, di
seguito indicate, che vanno adeguatamente a?rontate per garan re la compe vità e la resilienza
delle banche europee e per recuperare il gap che già un anno fa l’Abi aveva evidenziato, quando
aveva ricordato che tra le prime dieci banche mondiali solo due sono europee e tra le prime trenta
non ce ne sono che o o; ma per avere ancora più chiaro il senso del divario, basta considerare che
la prima banca degli Sta Uni vale, in termini di capitalizzazione di mercato, quanto tu e le prime
dieci banche europee. E questo l’Europa deve averlo ben presente se non vuole a?dare solo alle
banche straniere il finanziamento del suo futuro.
Tra le 8 sfide, quella della digitalizzazione e dell’innovazione tecnologica ne rappresenta una delle
principali. Digitalizzazione e innovazione sono leve di trasformazione che o?rono opportunità di
e?cienza opera va e di miglioramento dell’esperienza del cliente ma richiedono al contempo
inves men significa vi in nuove tecnologie e competenze. Contestualmente, la crescente
dipendenza dalle tecnologie digitali ha ampliato i rischi lega alla cybersicurezza, al financial crime
e alla protezione dei da, imponendo alle banche l’obbligo di ra?orzare le proprie difese contro le
minacce informa che, per proteggere sia i clien che l’infrastru ura finanziaria.
Il se ore bancario deve inoltre navigare in un ambiente di regolamentazione, compliance e fiscalità
sempre più complesso e stringente, che richiede con nui ada amen per conformarsi alle
norma ve in evoluzione, garantendo stabilità del sistema finanziario e al contempo la fiducia dei
clien e degli stakeholder.
Parallelamente, i cambiamen clima ci e la sostenibilità stanno emergendo come fa ori cri ci che
le banche devono a?rontare, integrando criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) nelle loro
strategie opera ve e di inves mento, per rispondere alle crescen aspe a ve sociali e
regolamentari, in un’economia sempre più orientata alla sostenibilità.
Il mondo bancario è anche influenzato dalla concorrenza non tradizionale proveniente da fintech,
big tech e altre en tà non bancarie, che stanno ridefinendo le dinamiche compe ve e spingendo
le banche a innovare per mantenere la loro rilevanza sul mercato. Questo avviene in un contesto di
crescente incertezza geopoli ca e instabilità globale, che introduce ulteriori rischi e incertezze a
livello globale, influenzando le strategie di internazionalizzazione e ges one del rischio.
Inoltre, le evoluzioni demografiche, con l’invecchiamento della popolazione e l’emergere di nuove
generazioni con aspe a ve di?eren, impongono al se ore bancario di ada are i propri servizi e
modelli di business per rispondere e?cacemente alle esigenze di una clientela diversificata e in
evoluzione.
Infine, la capacità di a rarre, sviluppare e tra enere talen e capitale umano diventa cruciale in un
contesto di rapida evoluzione tecnologica e di cambiamento con nuo, dove le competenze e l’agilità
della forza lavoro rappresentano un vantaggio compe vo determinante.
In sintesi, le banche si trovano a dover a?rontare simultaneamente molte grandi sfide, tra loro
interconnesse, che richiedono for inves men e l’esigenza di bilanciare l’innovazione con la
sicurezza, la compliance con la compe vità e la sostenibilità con la reddi vità.
A fronte di queste sfide che incidono sul posizionamento strategico a uale e prospe co e sulla
opera vità delle banche e degli intermediari finanziari operan in Europa, è indispensabile definire
priorità, linee di azione strategiche e indirizzi norma vi che perme ano alle banche di svolgere il
loro ruolo rispe o agli obie vi strategici della UE, tutelandone la compe vità e garantendo la leale
concorrenza fra tu e le en tà che forniscono servizi finanziari.
Le banche, chiave della compe
vità
Giusto un anno fa, l’ABI, insieme all’EBF (European Banking Federa?on), aveva lanciato l’allarme,
avvertendo che qualsiasi strategia di rilancio della compe vità deve passare dalla creazione di un
vero mercato finanziario unico, con regole chiare e valide in tu o lo spazio europeo, controllato da
poche autorità di vigilanza che abbiano competenza sull’intera area, perché con 27 sistemi finanziari
diversi la compe vità è una chimera. Del resto, nel varare il Green Deal e il REPowerEU, il piano di
a uazione delle misure per la transizione verde, l’Europa aveva già valutato in 600 miliardi di euro
annui il fabbisogno di inves men aggiun vi, poi indica in 800 miliardi nel Rapporto Draghi sulla
compe vità, ma per mobilitare inves men del genere non c’è altra possibilità che archiviare
barriere nazionali e parcellizzazione delle competenze e realizzare davvero quel mercato unico del
risparmio e degli inves men, che è un obie vo strategico dichiarato.
Si tra a di uno sforzo enorme che non richiede solo volontà poli ca ma anche un ruolo centrale e
strategico delle banche. Mai come ora, infa, serve all’Europa un forte se ore bancario e
finanziario, resiliente e reddi zio, che contribuisca a mantenere all’interno dell’Unione la grande
massa di risparmio privato (33.000 miliardi di euro), indirizzandolo al finanziamento dello sviluppo
economico con nentale.
L’importanza cruciale di un quadro norma vo e regolamentare più
semplice, e?ciente e anche flessibile
Dopo la crisi finanziaria del 2008 la revisione del quadro norma vo del sistema finanziario, in grande
evoluzione per e?e o dei vari accordi di Basilea, ha subito una forte accelerazione che ha
sicuramente o enuto il risultato di migliorare la resilienza delle banche, tanto che anche l’Eba ha
so olineato la solidità degli is tu europei e il basso livello medio dei credi deteriora .
La natura stessa del processo di revisione, pressato spesso dal clima di emergenza ed orientato
sopra u o alla stabilità, non ha portato ad uno sviluppo coeso e coordinato delle regole, ma ad un
quadro generale eccessivamente complesso. Ora che il focus deve necessariamente spostarsi sulla
compe vità e la crescita c’è bisogno non di una deregolamentazione, ma di un sistema norma vo
e regolamentare più semplice, e?ciente e anche flessibile, perché la natura senza confini del digitale
e l’evoluzione della fintech e più in generale le sfide e opportunità dell’innovazione tecnologica,
chiedono un rapido adeguamento, tenendo anche conto della disparità compe va che esiste fra le
diverse giurisdizioni e fra i diversi a ori economici, non sempre so opos alle stesse regole.
Crediamo, quindi, che le is tuzioni europee dovrebbero procedere nella valutazione globale del
quadro norma vo esistente per verificare l’impa o e l’e?cienza del quadro regolamentare, non solo
in termini di stabilità e resilienza, ma tenendo adeguatamente conto anche degli obie vi di e?cacia,
compe vità e sostegno alla crescita sostenibile in Europa. Un lavoro che dovrebbe precedere
l’esame di qualsiasi eventuale nuova proposta legisla va nel se ore dei servizi finanziari.
La valutazione del quadro norma vo complessivo dovrebbe anche essere mirata a rendere
finalmente concreto e a uale il principio di proporzionalità, non su?cientemente applicato.
Lo sforzo di semplificazione delle norma ve dovrebbe essere a?ancato anche da una profonda
armonizzazione dei diversi impian giuridici nazionali, con l’obie vo di arrivare quanto prima a dei
tes unici per banche e finanza.
I dossier sul tavolo e le loro possibili implicazioni
Il Pacche o bancario
Il Parlamento ha approvato un Pacchetto bancario che comprende l’implementazione di Basilea 3 e
altri provvedimenti, le cui misure attuative dovranno essere emanate attraverso norme di secondo
livello demandate alle istituzioni e alle autorità competenti (prevalentemente l’EBA). Trattandosi di
regole che possono avere pesanti impatti sulle banche in termini di assorbimento di capitale e costi
di implementazione, sarà quindi importantissimo che siano calibrate in modo da permettere agli
istituti di adeguarsi senza compromettere l’efficacia del proprio compito di sostegno alla crescita e
assicurando che la normativa di secondo livello rispetti l’intento politico dei co-legislatori di limitare
l’impatto sul capitale di Basilea III nell’UE.
In questa ottica assume particolare importanza la revisione di quelle regole che attualmente frenano
le misure che le banche possono offrire a sostegno dei debitori in difficoltà, determinanti in una fase
economica tanto incerta. Al riguardo, è particolarmente critica la revisione del trattamento
prudenziale delle “misure di concessione” (che riguardano per esempio la rinegoziazione o la
sospensione del rimborso del finanziamento), con la modifica della soglia che, secondo gli
Orientamenti dell’Eba, fa classificare un credito come deteriorato, con tutto ciò che ne consegue.
Attualmente la classificazione a default scatta quando la misura di concessione comporta una
riduzione superiore all’1% del valore del credito per la banca; si tratta di una soglia già molto
stringente e rigida che deve essere innalzata e resa flessibile per evitare, in un contesto critico come
quello attuale, effetti profondi sull’economia reale e la competitività delle imprese europee. Il
Parlamento Europeo ha fatto propria questa preoccupazione, auspicandone una modifica nella
direzione richiesta dal mercato, la speranza è che anche l’Eba recepisca l’importanza di questo
cambiamento. Inoltre, alla luce della aumentata incertezza relativa alla implementazione degli
standard internazionali da parte degli Stati Uniti, è fondamentale che l’Unione utilizzi gli spazi di
flessibilità ancora disponibili, per non mettere le proprie banche in una condizione di svantaggio
rispetto ai concorrenti extraeuropei.
Al riguardo, proprio nell’o ca di evitare di distorcere la concorrenza internazionale, sarà inoltre
necessario astenersi da modifiche, non richieste dal Comitato di Basilea, dell’attuale trattamento
prudenziale delle esposizioni sovrane.
Disciplina delle crisi bancarie e garanzia dei deposi (CMDI)
Ad aprile 2023 la Commissione Europea ha pubblicato un complesso pacche o norma vo in materia
di ges one delle crisi bancarie e tutela dei depositan (c.d. pacche o CMDI), che dovrebbe avere
una valenza strategica nel completamento dell’Unione Bancaria, a pa o però che le banche stesse
possano operare nella zona euro come in una singola giurisdizione. Così purtroppo non è,
nonostante le intenzioni dichiarate dalla Commissione, la proposta infa, non sembra in grado di
risolvere i problemi norma vi, ma lascia mol margini di incertezza e aggiunge altra complessità,
me endo a rischio i meccanismi esisten a livello nazionale (che hanno dimostrato di funzionare
bene per ges re le crisi bancarie), finendo in ul ma analisi ad aumentare i cos della ges one delle
crisi. Non bisogna dimen care inoltre, che la stabilità finanziaria è un bene pubblico e che, in
situazioni circoscri e, il ricorso a risorse pubbliche in caso di salvataggi non deve essere scartato
dogma camente.
Le principali cri cità contenute nelle proposte norma ve riguardano il mancato scioglimento di
alcuni nodi cruciali della disciplina delle crisi bancarie:
in materia di “valutazione dell’interesse pubblico” (public interest assessment – PIA) non è
stato trovato il giusto equilibrio tra certezza giuridica e discrezionalità amministra va delle
Autorità, finendo per ampliare di fa o il perimetro di applicazione della risoluzione che
diverrebbe la procedura principale per la ges one delle crisi;
di converso è ancora diba uto il ruolo prioritario dei DGS (Deposit Protec?on Schemes), che
dovrebbero avere semmai un ruolo più a vo nella ges one e prevenzione delle crisi
bancarie, facendo leva sul principio del minor onere in termine di cos dire e indire . I
tes a ualmente in discussione introducono troppe condizioni all’u lizzo dei DGS che non
si conciliano con la necessaria velocità di intervento in caso di crisi bancarie. Inoltre, sembra
prefigurarsi un aumento generalizzato dei cos di contribuzione delle banche ai DGS;
la calibrazione del MREL (Minimum Requirement for own funds and Eligible Liabili?es), ossia
la quan tà di fondi propri e passività ammissibili su?ciente a garan re alle banche
l’assorbimento di eventuali perdite e la ricapitalizzazione, nel caso delle banche mediopiccole deve lasciare margini di discrezionalità alle Autorità nazionali nel poter valutare la
capacità di accesso al mercato degli intermediari di minori dimensioni, con la previsione di
un adeguato periodo di transizione;
sulla scorta delle recen vicende americane, va inserito anche nel quadro europeo uno
strumento di intervento pubblico e di ul ma istanza in caso di grave crisi sistemica, sulla
falsariga della US Systemic Risk Exemp?on;
per assicurare complessiva coerenza all’ordinamento giuridico, la Comunicazione del 2013
della DGCOMP, rela va alle norme in materia di aiu di stato e alle misure di sostegno alle
banche nel contesto di crisi finanziarie, deve essere rivista, contestualmente alle norme di
primo livello, ai sensi delle recen sentenze della Corte di Gius zia europea.
Circolazione dei flussi di capitale e liquidità
Per la definizione di una vera Unione Bancaria europea occorrerà inoltre promuovere un
miglioramento sostanziale della libertà di circolazione dei flussi di capitale e di liquidità all’interno
dei gruppi transfrontalieri dell’UE.
L’assenza di deroghe significa ve alle norme prudenziali, per agevolare i trasferimen infragruppo a
livello transfrontaliero – che consentano ai gruppi internazionali di ges re la propria liquidità e il
proprio capitale a livello consolidato – e l’esistenza di restrizioni nazionali sulle distribuzioni di
capitale in eccesso impediscono, infa, alle banche di impiegare il capitale e la liquidità dove più
necessario.
Per quanto riguarda il capitale, nell’applicare i requisi di secondo Pilastro ai gruppi bancari con sede
nell’area dell’euro, il Meccanismo di vigilanza unico dovrebbe tenere conto del profilo di rischio di
ciascuna controllata e dei suoi livelli di capitale, anziché replicare automa camente i requisi a livello
consolidato.
Completamento dell’Unione del Mercato dei Capitali (CMU)
I grandi inves tori, sopra u o al di fuori dell’UE, sono scoraggia dalle stru ure di mercato europee,
spesso meno liquide, meno a raen e frammentate in 27 Sta membri. Di converso, per e?e o della
Brexit, l’Unione ha perso circa un terzo del suo mercato dei capitali ed ha anche guadagnato un
concorrente con profondi pool di liquidità.
In questo scenario complesso diventa fondamentale collocare le proposte e le azioni per il rilancio
dell’Unione del Mercato dei Capitali all’interno di una nuova visione complessiva che coinvolga tu e
le is tuzioni e gli a ori principali, sia a livello europeo sia nazionale, con soluzioni semplici,
rimuovendo a livello comunitario e nazionale le barriere, verificando la coerenza dell’intero quadro
regolamentare (fondi pensione, assicurazioni, ecc.) con l’obie vo di aumentare la partecipazione
degli inves tori al de aglio nei merca finanziari.
In a esa di conoscere la proposta che la Commissione sta preparando, va comunque ribadito che
per raggiungere lo scopo è necessario che l’area dell’euro diven un e?e vo spazio unico, cioè una
single jurisdic?on, a?nché si superi l’approccio di difesa dei confini nazionali da parte delle singole
autorità che oggi crea un forte disincen vo a una crescita degli a ori del mercato, a raverso
aggregazioni a livello europeo; crediamo anche che l’interpretazione delle regole e delle norme
debba avvenire in maniera armonizzata e omogenea in tu a Europa a di?erenza di quanto avviene
ora; chiediamo, infine, che il processo di regolamentazione conduca a un quadro più semplice, meno
de agliato e meno orientato alla microregolazione.
In questo scenario assume par colare importanza la cartolarizzazione, come strumento per
collegare il mercato dei capitali al finanziamento del debito delle imprese. Lo sviluppo del mercato
delle cartolarizzazioni contribuirebbe alla crescita dell’Unione dei merca dei capitali e
consen rebbe inoltre alle banche di aumentare significa vamente i loro volumi di finanziamento e
sono ques i temi che l’Abi ha evidenziato nel corso della Consultazione avviata lo scorso o obre
dalla Commissione Europea, di cui si aspe ano ora le conclusioni.
Strategia di inves mento al de aglio (Retail Investment Strategy)
Per la crescita del mercato dei capitali è fondamentale la partecipazione degli inves tori al de aglio
e a questo proposito è prossima all’esame del trilogo una proposta di revisione norma va, che pur
condivisibile nella finalità, presenta rilevan profili di cri cità di metodo e di merito, innanzi tu o
perché a trent’anni dalla prima regolamentazione (ISD) e tenendo anche conto delle due successive
revisioni (MIFID e MIFID2), non ci sono sta fallimen di mercato o altri even par colari che
gius fichino un intervento tanto radicale, né tantomeno è stata condo a preliminarmente una
adeguata valutazione dell’impa o delle proposte, che si presentano macchinose e complesse. Il
rischio concreto, quindi, è che con regole di questo po si arrivi ad o enere un risultato contrario
agli obie vi dichiara, ossia allontanare dai merca dei capitali la componente retail.
Quadro macroprudenziale
Dopo la consultazione pubblica avviata nel 2021, deve essere ora definita una proposta legisla va
che ridisegni il quadro macroprudenziale europeo. A questo proposito è essenziale che si consideri
questo quadro nel suo complesso e non solo le misure stre amente macroprudenziali, assicurando
la coerenza dell’impianto complessivo e la chiarezza dei ruoli di ciascuno strumento (anche al fine di
evitare duplicazioni), nonché dei poteri a ribui a ciascuna Autorità (con opportuno coordinamento
tra di loro), evitando onerose duplicazioni tra i requisi prudenziali e individuando chiaramente quali
rischi sono coper dai di?eren “bu?er di capitale”.
Il quadro macroprudenziale dell’Unione europea è, infa, eccessivamente complesso e la crisi
COVID-19 ha messo in luce eviden carenze sopra u o riguardo la reale possibilità di u lizzo delle
riserve di capitale; pertanto, la revisione del quadro dovrebbe fare chiarezza sulla disciplina dei
bu?er, senza comportare requisi patrimoniali più eleva, tenuto conto che le stesse autorità
reputano più che adeguato il livello di patrimonializzazione delle banche.
La Transizione energe ca, un percorso da razionalizzare
La protezione dell’ambiente è di gran lunga la sfida più rilevante per l’economia e la società europee
ma anche quella che richiede gli inves men più consisten .
Nella scorsa legislatura è stato fa o uno sforzo notevole per trasferire obie vi e strategie del
processo di transizione energe ca in un quadro norma vo complessivo. La corsa fa a per approvare
l’intero pacche o prima della conclusione della legislatura impone ora, però, un ulteriore lavoro di
razionalizzazione e semplificazione delle misure e la Commissione sembra consapevole di questa
esigenza, tanto che dovrebbe presentare nei primi mesi dell’anno una specifica Dire va omnibus
che vada proprio in questa direzione. In a esa di conoscerne il testo è bene ricordare che la finanza
sostenibile è una priorità fondamentale per il se ore bancario europeo, che a questo scopo sta
contribuendo a definire gli schemi di rendicontazione e sta ridefinendo i parametri di ges one del
rischio e i processi di definizione e approvazione dei credi, per garan re l’allineamento con gli
obie vi di sostenibilità dell’UE.
Le banche già assistono i clien nella transizione, aiutandoli a reperire i finanziamen necessari e
consigliandoli in ogni fase di questo complesso percorso di trasformazione della sostenibilità,
tu avia, non possono guidare da sole questo processo, né possono assumersi la responsabilità
primaria di far rispe are le poli che clima che. Spe a alle is tuzioni definire poli che chiare e
coeren che incen vino tu i se ori e le imprese a progredire in questa transizione, e questo
comporta la necessita di chiarire due aspe :
Le is tuzioni UE dovrebbero stabilire un chiaro quadro finanziario di transizione, delineando
percorsi se oriali e tabelle di marcia rispe o alle quali le imprese possano adeguare i piani
di sviluppo e le banche possano definire le proprie strategie di finanziamento della
transizione.
Per consen re alle banche di supportare al meglio i loro clien, è fondamentale che le
imprese pubblichino i loro piani di transizione secondo gli standard delinea dall’ESRS
(European Single Repor?ng Standard). Pertanto, è essenziale che ogni impresa, al di là delle
soglie stabilite dalla CSRD, sia tenuta a elaborare un piano di transizione di elevata qualità,
che comprenda almeno le informazioni previste dall’ESRS.
Finanza digitale: opportunità e rischi
L’innovazione tecnologica sta aprendo scenari impensabili, come l’ingresso nel mercato finanziario
degli Over the top, le grandi società tecnologiche, per lo più statunitensi, con re poten, capacità
d’inves mento quasi illimitate ed archivi di da di dimensioni planetarie. La sfida, insomma, è tale
che richiederebbe una visione strategica e un conseguente approccio legisla vo equilibrato che
promuova e sostenga l’innovazione europea mantenendo al contempo l’autonomia strategica,
mentre negli ul mi cinque anni si sono accavallate in Europa proposte poli che orizzontali e
se oriali, tu e slegate fra loro.
Nel campo generale della poli ca economica ci sono sta : il Data Governance Act, il Digital Markets
Act, il Data Act, il Financial Data Access Regula on; tre proposte hanno riguardato i sistemi di
pagamento: pagamen istantanei, PSD3 e PSR, corso legale delle banconote e monete in euro; altre
qua ro proposte hanno riguardato la sicurezza informa ca e la resilienza: la dire va NIS2, il Cyber
Resilience Act, il Cyber Solidarity Act, il Digital Opera onal Resilience Act; ed ancora si sono aggiun
il regolamento per l’is tuzione dell’euro digitale; il Markets in Crypto Assets Regula on (MICA); il
Regolamento per l’Iden tà Digitale; l’AI Act. A questo punto è necessaria una pausa di riflessione
per valutare insieme alle imprese bancarie se ci sono carenze, sovrapposizioni, interven o omissioni
eccessive e ridefinire di conseguenza il disegno generale. Nell’immediato, rispe o alle proposte
norma ve sui servizi di pagamento che procedono speditamente nell’iter approva vo, è necessario
che i colegislatori prevedano una corre a remunerazione degli ingen inves men infrastru urali a
cui le banche sono chiamate e che si preveda una corre a allocazione delle responsabilità in caso di
frode in capo a tu gli operatori coinvol nella catena dei pagamen, inclusi gli operatori telefonici.
Al contrario, la previsione di una responsabilità ogge va in capo alle sole banche comporterebbe
un disincen vo alla prevenzione delle frodi da parte degli operatori e degli stessi pagatori, con il
risultato di abbassare il livello di sicurezza e fiducia nei sistemi di appagamento digitali.
Ci sono inizia ve norma ve, come il Digital Markets Act (DMA) e il regolamento sui merca delle
cripto-a vità (MICA), che potrebbero svolgere un ruolo importante nel contrastare il fenomeno
dello Shadow banking, ma al tempo stesso la proposta Financial Data Access (FIDA), che impone la
condivisione dei da da parte delle banche, rischia di risultare ancora più penalizzante per le banche
rispe o ai nuovi compe tor, perché è evidente che perme ere il libero accesso ai da del se ore
finanziario ai colossi della big tech, che hanno già una posizione dominante nel campo dei da
individuali e aziendali, senza garan re le corre e reciprocità e remunerazione degli inves men, per
di più in assenza di casi di u lizzo (use case) concre che dimostrino il valore aggiunto della proposta
norma va, non può che rendere ancora più squilibrata la compe zione.
La sfida dell’Euro digitale
In questo quadro è di fondamentale importanza la forma che prenderà il proge o di Euro digitale
che integrerà le a uali forme legali di pagamento.
E’ apprezzabile il potenziale ruolo di ra?orzamento dell’economia e dell’autonomia della UE, come
an tesi al riciclaggio e ai monopoli delle Big Tech.
Tu avia, l’e?e va realizzazione dovrà evitare la disintermediazione bancaria; dovrà essere
strumento innova vo, garan to dalla BCE, con la collaborazione intensa delle banche. E a questo
proposito bisognerà rifle ere adeguatamente sulle modalità del suo u lizzo “o?ine”, limitandole
temporalmente e a casi eccezionali.
La lo a contro il crimine finanziario
La presenza di denaro in forma digitale e di da sensibili rendono il se ore bancario ogge o di
con nui a acchi informa ci e potenzialmente vulnerabile a a vità illegali, quali frodi, riciclaggio,
finanziamento del terrorismo. Per questo le banche sono il primo presidio a tutela delle a vità
economiche legali e dalle infiltrazioni della criminalità nell’economia e sono il principale alleato delle
Autorità nel combattere la criminalità finanziaria attraverso i requisiti di dovuta diligenza, il
monitoraggio delle transazioni e la segnalazione di attività sospette. Il settore bancario è infatti il
principale presidio per l’individuazione delle operazioni di riciclaggio di denaro. Di conseguenza, il
settore bancario europeo ha sostenuto la revisione del quadro giuridico AML/CFT (An?-Money
Laundering/Countering the Financing of Terrorism) e l’istituzione di una nuova autorità europea di
settore. (AMLA).
Per rendere il sistema veramente efficace, è essenziale che il nuovo quadro consenta l’uso dei mezzi
e degli strumenti più appropriati per combattere efficacemente, come il ricorso, nel pieno rispetto
dei requisiti di protezione dei dati personali, alle nuove tecnologie e all’IA per facilitare lo scambio
di informazioni sui rischi e le minacce tra autorità e banche. Quanto, invece, all’Autorità
an riciclaggio europea (AMLA), l’ABI la considera una componente cruciale del futuro quadro
europeo di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo ed ha accolto con grande
soddisfazione la nomina alla sua presidenza di Bruna Szego, già dire ore dell’Unità di Supervisione
e Norma va an riciclaggio della Banca d’Italia. Un giusto riconoscimento della professionalità e delle
competenze della do oressa Szego e del ruolo centrale di Bankitalia in Europa.