
(AGENPARL) – lun 23 dicembre 2024 *CABINA DI REGIA ZES, L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE EMILIANO*
Il presidente della Regione Puglia ha partecipato nel pomeriggio, in video
collegamento, alla riunione della Cabina di regia ZES convocata nella Sala
del Consiglio dei ministri di Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio
Giorgia Meloni.
“La presentazione dei dati sulla ZES unica effettuata oggi dalla
presidente Giorgia Meloni ha evidenziato un aumento del 49% degli
investimenti nella ZES unica rispetto agli investimenti delle otto ZES
previgenti. Ma il paragone tra le due fasi non ha alcun valore poiché la
ZES unica ha un territorio 500 volte superiore a quello delle previgenti
otto ZES derivandone che l’aumento degli investimenti del solo 49% dimostra
la sproporzione e l’ingiustificato trionfalismo della presentazione stessa”
è il commento del presidente Emiliano al termine della riunione.
Di seguito il contenuto dell’intervento del presidente Emiliano nel corso
della Cabina di regia:
“La ZES Unica ha un amplissimo territorio interessato, ma a ciò non è
corrisposto un adeguato stanziamento di risorse. Ricordiamo, infatti, che
le risorse a disposizione sono state pari a 1,67 miliardi di euro per il
2024 (incrementate a 3,2 miliardi totali in corso d’anno) e a 1,6 miliardi
per il 2025 (incrementate a 2,2 miliardi totali mediante approvazione di un
emendamento in legge di bilancio). Alla scadenza dei termini di
prenotazione del credito (12 luglio 2024) l’ammontare di crediti richiesti
è risultato molto alto: pari a 9,45 miliardi di euro in termini di crediti
e poco meno di 20 miliardi in termini di potenziali investimenti. Tuttavia
la dotazione prevista a quella data, era solo, come detto, 1,67 miliardi.
Per questo, come noto, l’Agenzia delle Entrate è stata costretta a
ridimensionare la percentuale del credito effettivamente fruibile al 17,66%
. Secondo i dati definitivi pubblicati il 13 dicembre 2024, solo 6.885
imprese hanno concluso l’investimento previsto: 2,55 miliardi di euro in
termini di crediti e circa 5 miliardi in termini di investimenti. Solo così
a quelle 6.885 imprese è stato possibile riconoscere la massima percentuale
di credito. Tuttavia, ciò che non salta immediatamente all’occhio è che tre
investimenti su quattro non sono stati portati a termine o, forse, nemmeno
avviati. Forse, dobbiamo interrogarci sui motivi per cui le imprese hanno
rinunciato a 15 miliardi di investimenti? È indubbio che vi siano aspetti
problematici nel funzionamento del meccanismo.
Il primo riguarda sicuramente l’incertezza dell’effettiva percentuale di
credito fruibile. La fortissima riduzione comunicata dall’Agenzia ha
sicuramente dissuaso la maggior parte degli imprenditori dall’andare
avanti. E questo aspetto è strettamente connesso con le risorse a
disposizione: se vogliamo rivolgerci a una platea così vasta ed eterogenea,
sono sufficienti 2-3 miliardi di euro per incentivare i progetti più
impattanti sull’economia del territorio?
Il secondo ha a che fare con i tempi brevissimi concessi per la conclusione
degli investimenti, che sono assolutamente incompatibili con quelli di una
grande impresa che prospetta un investimento di decine di milioni di euro e
deve avere il tempo per acquistare, realizzare, costruire, rendicontare e
certificare. Il terzo riguarda altri ostacoli burocratici cui non sono
state date sufficienti spiegazioni.
A titolo d’esempio, l’incertezza sulla possibilità di rendicontare le
fatture estere, oppure rispetto all’incidenza delle spese relative agli
immobili. Questi aspetti hanno disincentivato grossa parte dei soggetti
richiedenti e, soprattutto, le imprese di grandi. Al contrario, sono state
le aziende più piccole di piccola dimensione, e in genere gli investimenti
più contenuti, a trarre vantaggio da queste regole.
Ma questo strumento era stato pensato per incentivare tendenzialmente i
grandi progetti di investimento, gli insediamenti produttivi di una certa
rilevanza, la creazione di intere filiere del valore. Invece, ci troviamo
ad osservare gli stessi identici risultati del credito di imposta per gli
investimenti effettuati nel Mezzogiorno, (in vigore dal 2016 al 2023). Se
volevamo incentivare le PMI per investimenti di piccola portata potevamo,
allora, aumentare la dotazione di quel credito (che nel 2023 equivaleva a
quasi 1,5 miliardi) e non perdere ulteriore tempo. Nelle prossime
settimane, poi, avremo a disposizione i dati ufficiali sul credito di
imposta previsto per le otto ZES previgenti.
A quel punto potremo fare un vero confronto tra i risultati degli incentivi
previgenti e quelli in vigore. Con le risorse stanziate per il 2025 (2,2
miliardi inferiori ai 3,2 miliardi per il 2024) e tenuta ferma la normativa
vigente, il credito di imposta della ZES Unica potrà riuscire nell’intento
di favorire progetti di investimento tali da generare lo sviluppo
auspicato.
Perché se volessimo davvero raggiungere quegli obiettivi, dovremmo come
minimo estendere le tempistiche e prevedere un sistema che dia certezze
agli imprenditori sulla percentuale di credito effettivamente fruibile,
oltre a stanziare tutte le risorse necessarie”.
Link video intervento Emiliano
*http://rpu.gl/rxjSh*