
(AGENPARL) – sab 23 novembre 2024 [image: image.png]
*Comunicato – Stampa n.16*
*del 23 novembre 2024*
*Altragricoltura – CSSA, positiva la posizione del Governo italiano
contrario alla conclusione dell’Accordo libero scambio Ue-Mercosur senza
condizioni di reciprocità dei requisiti sanitari, ambientali e sociali. Ora
Lollobrigida apra una discussione più ampia sul tema degli accordi di
libero scambio, a partire da quelli già vigenti nel Mediterraneo e sulle
iniziative internazionali*
Per Altragricoltura – CSSA (la Confederazione Sindacale per la Sovranità
Alimentare), la pozione del Governo italiano contraria alla conclusione
positiva dell’Accordo di libero scambio Ue – Mercosur entro la fine
dell’anno sul testo del 2019, privo di qualsiasi riferimento alle
condizioni di reciprocità dei requisiti sanitari, ambientali e sociali dei
prodotti e pertanto foriero di un dumping senza precedenti nei confronti
dei prodotti degli agricoltori italiani e dell’Unione europea è un primo
importante e positivo passo avanti anche verso una discussione più ampia
sugli altri accordi di libero scambio già vigenti, specie quelli tra Ue e
Marocco e altri Paesi del Mediterraneo e, più generalmente, sulle
iniziative e le relazioni internazionali del Paese.
Gianni Fabbris, segretario generale nazionale di Altragricoltura, che non
più tardi del 14 novembre aveva chiaramente espresso la contrarietà
all’accordo dell’organizzazione agricola (vedi https://tinyurl.com/yxbtfrbv),
intervenendo ieri sera al “Taormina Food L’Agroalimentare Siciliano
d’Eccellenza Expo” organizzato dalla Confederazione Nazionale
dell’Artigianato (CNA) ha detto: “La presa di posizione della premier
Giorgia Meloni dei giorni scorsi, in piena sintonia con il presidente
francese Emmanuel Macron, e l’ulteriore precisazione ribadita dal ministro
dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida sull’accordo Ue Mercosur, durante
la presentazione del Rapporto Ismea sull’Agroalimentare italiano, sono
elementi che valutiamo positivamente.”
“In particolare il ministro Lollobrigida – ha ricordato Fabbris – pur
ammettendo la necessità di aprire nuovi mercati per favorire la crescita
dell’agroalimentare italiano, non ha potuto fare a meno di dire che non si
possono fare accordi che non tutelino gli imprenditori agricoli italiani e
dell’Unione ai quali si chiede già tantissimo in termini di sostenibilità
ambientale e sociale, senza dimenticare il rispetto di stringenti norme di
carattere igienico e sanitario e che tutte hanno una ricaduta diretta in
termini di maggiori costi di produzione, affermazioni rese prima in forma
generale e poi riferite all’accordo Ue Mercosur.”
“Del resto già nel marzo scorso al tavolo di crisi aperto con i movimenti e
le organizzazioni che stanno sostenendo le iniziative contro la crisi
dell’agricoltura e la Pesca, il sottosegretario La Pietra aveva annunciato
la posizione del Governo sugli accordi internazionali e, oggi,
coerentemente, la ritroviamo nella posizione sull’accordo UE – Mercosur.
Questo, in effetti, era ed è uno dei punti centrali nelle rivendicazioni
dei movimenti contro la crisi e, per questo, crediamo che siano maturi i
tempi per riprendere il confronto con il Governo sul tema più ampio degli
accordi di libero scambio e sul commercio internazionale, che in questo
momento danneggiano i produttori italiani.” ha sostenuto Fabbris che
sottolinea come “molti dei problemi della perdita di funzione e di ruolo
della nostra agricoltura e della pesca produttive discendono direttamente
dall’impatto del nostro sistema agricolo e della pesca artigianale con le
distorsioni della globalizzazione senza regole e delle strategie di dumping
commerciale imposte dalla liberalizzazione dei mercati”
“È desolante registrare che persino il rapporto Ismea (presentato il 21
novembre) fa emergere il quadro di un’agricoltura italiana presa di mira
non solo dagli effetti del cambiamento climatico, che nel 2023 hanno inciso
negativamente sul valore aggiunto, ma anche dalla forbice che si allarga
fra la capacità della commercializzazione e delle grandi concentrazioni di
accumulare valore mentre le aziende produttive chiudono e i territori
rurali e le marinerie si spopolano. La nostra politica agricola e la
nostra economia agroalimentare non riescono a risolvere i problemi
dell’iniqua distribuzione del valore dentro le filiere, con i casi della
filiera grano duro pasta e della linea bovino da carne che danno a
cerealicoltori e allevatori margini operativi negativi, nel primo caso
anche quando i prezzi del grano duro salgono. In questi mesi milioni di