(AGENPARL) - Roma, 19 Novembre 2024 - (AGENPARL) – mar 19 novembre 2024 VIOLENZA DI GENERE
Riconoscerla, prevenirla, contrastarla
Onda della salute
ONDA – CHI SIAMO
Fondazione Onda ETS è l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere che dal
2005 promuove un approccio alla salute orientato al genere, con particolare attenzione a quello
femminile. Gli uomini e le donne, infatti, pur essendo soggetti alle medesime patologie, presentano sintomi, progressione delle malattie e risposta ai trattamenti molto diversi tra loro: da
qui la necessità di adottare un approccio orientato al genere in tutte le aree mediche. Obiettivo
principale è veicolare la corretta informazione sui temi della prevenzione primaria, la diagnosi
precoce e l’aderenza terapeutica.
www.fondazioneonda.it
Dal 2007 la mission di Fondazione Onda ETS si è estesa ad una fitta rete di ospedali premiati
con il Bollino Rosa (www.bollinirosa.it) che pongono l’attenzione alla salute femminile attraverso i servizi e percorsi diagnostico-terapeutici erogati. Ma non solo: il lavoro di Onda si connota
da sempre per la fitta “rete” nel quale si struttura. Istituzioni, Società Scientifiche, Associazioni
Pazienti, Media sono solo alcuni degli attori principali che ogni giorno Onda ha al proprio fianco
per continuare a veicolare una corretta informazione medico-scientifica che incida sulla qualità
di vita della popolazione.
Dal 2018 l’azione di Onda si è concentrata anche sulla salute di coppia e su quella maschile
con l’introduzione, nel 2021, del Bollino Azzurro con focus sulla prevenzione del tumore alla
prostata.
Attenzione al genere così come alla fascia d’età.
Dal 2016, infatti, vengono segnalate e premiate le strutture residenziali sanitario-assistenziali
dedicate alle persone anziane non autosufficienti (RSA) grazie all’introduzione del Bollino RosaArgento.
Il Bollino RosaArgento è un importante strumento di orientamento nella scelta della struttura
da parte delle famiglie e dei caregiver focalizzandosi tematiche di qualità, umanizzazione e assistenza dell’anziano. www.bollinirosargento.it
OPUSCOLO SULL’ONDA DELLA SALUTE
Fondazione Onda ETS ha da sempre focalizzato il proprio impegno per garantire alle donne
un’informazione equa e accessibile su temi di particolare importanza e attualità.
In quest’ottica vengono periodicamente realizzate le due collane divulgative “Onda della Salute”,
indirizzata alla popolazione, e “Onda Medica” dedicata agli operatori sanitari dei circuiti Bollino
Rosa e Bollino RosaArgento.
Alle due collane sono affiancate “Le pillole della salute” brevi opuscoli divulgativi.
Queste pubblicazioni, realizzate grazie al supporto di clinici esperti di settore, hanno l’obiettivo
di affrontare tematiche medico-scientifiche di interesse sociale, tramite un linguaggio semplice
e facilmente fruibile: dal comprendere al meglio una determinata patologia, all’importanza di
una diagnosi precoce, al riconoscimento dei sintomi fino ad arrivare ai consigli pratici per vivere
al meglio e avere una maggiore consapevolezza del proprio stato di salute.
Illustrazione di Isotta dell’Orto
É “violenza contro le donne” ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi
un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le
INDICE
minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà.
(Art 1 della dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza contro le donne)
Premesse
1. I volti della violenza
1.1 Le radici della violenza
1.2 La Violenza domestica
2. Le diverse tipologie di violenza
2.1 Violenza fisica
2.2 Violenza sessuale
2.3 Violenza psicologica
2.4 Violenza economica
2.5 Stalking
Mutilazioni genitali femminili
3. L’impatto della violenza sulla salute psico-fisica
La lotta contro la violenza non può prescindere da interventi mirati a promuovere la consapevolezza e la prevenzione per contribuire al cambiamento culturale e sociale.
Il cambiamento deve essere generalizzato e deve partire fin dall’infanzia, educando alla
gentilezza, all’ascolto, al rispetto tra uomini e donne per far germogliare i frutti di una
società mutata. Più attenta, consapevole e pronta ad offrire un supporto concreto a tutte le
donne vittime di violenza per spezzare e liberarsi da queste catene.
L’obiettivo dell’opuscolo è quindi quello di sensibilizzare il pubblico sull’esistenza di
diversi tipi di violenza, oltre a quella fisica e sessuale.
Esistono, infatti, violenze molto più frequenti: verbali, psicologiche ed economiche, che
possono culminare o meno in episodi di violenza fisica. È importante sottolineare come
il controllo, che può essere esercitato su una donna, non scaturisce solamente dalla forza
fisica ma anche dalla volontà di controllare e limitare la sua libertà personale in tutti i sensi
con lo scopo di isolarla e lederne la dignità.
4. La lotta contro la violenza di genere
Il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro
le donne, un giorno significativo preso a simbolo della dignità violata di tre sorelle nel
1960. Istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, questa giornata vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della non violenza e del rispetto delle donne.
5. Chiedere aiuto
In molti paesi, come l’Italia, il colore esibito in questa giornata è il rosso tra gli oggetti
che ne sono divenuti simbolo vi sono le scarpe rosse da donna, allineate nelle piazze o in
luoghi pubblici, a rappresentare le donne che hanno subito violenza e femminicidio. La
campagna in Italia viene in particolar modo portata avanti dai Centri antiviolenza e dalle
Associazioni di donne impegnate sul campo.
Progetto di Fondazione Onda ETS
Testi a cura di Chiara De Stefani – Responsabile Comunicazione
Fondazione Onda ETS
Si ringrazia per la supervisione la Prof.ssa Alessandra Kustermann
Presidente SVS Donna Aiuta Donna S.C.S.
Illustrazione di copertina di Alice Ronco
Fondazione Onda ETS, ogni anno, vuole dare un aiuto attivo e concreto per proteggere e
supportare le donne in difficoltà, garantendo per una settimana servizi gratuiti a sostegno
delle vittime di violenza, incoraggiandole così a uscire dalla spirale del silenzio, della
profonda sofferenza e solitudine.
Francesca Merzagora
Presidente Fondazione Onda ETS
Non c’è
più tempo
per aspettare
oltre.
Premesse
Negli ultimi anni i casi di violenza denunciati sono aumentati e mutati. Tante sfaccettature di un unico tema, quello della violenza, che è stato descritto con maggior
frequenza dai media, aumentando la consapevolezza nella popolazione che si tratti di
una vera e propria piaga sociale, che colpisce prevalentemente il genere femminile.
Esistono molteplici forme di violenza, oltre a quella fisica e sessuale, che pur essendo
meno note, sono altrettanto gravi: violenze verbali, psicologiche ed economiche. È
importante sottolineare come il controllo che può essere esercitato, prevalentemente
su una donna, non scaturisce solamente dalla forza fisica, ma anche dalla volontà di
controllare e limitare la sua libertà personale in tutti i sensi, con lo scopo di isolarla
e lederne la dignità.
Il fenomeno della violenza di genere è, ancora oggi, un problema prevalentemente sommerso, trasversale che investe la salute pubblica e che per essere contrastato
richiede l’attuazione sinergica di interventi legislativi, culturali e sociali. Proprio per
questo, da alcuni anni Fondazione Onda ETS amplia il concetto di violenza sensibilizzandone la visione come #Violenzaalplurale, finalizzata a far luce su tutti i tipi
di violenza femminile e a dare supporto a tutti coloro che vivono situazioni di tale
disagio.
Ma la violenza ha tante facce e per questo la consapevolezza e la sensibilizzazione sul
tema rivolta ad un pubblico eterogeneo – per età e genere – risulta imprescindibile.
Educare a difendersi e a riconoscere i diversi tipi di violenza, per creare uno scudo
preventivo a tutti quei comportamenti che possono culminare o meno in episodi di
stalking e di violenza fisica.
La lotta contro alla violenza non può prescindere poi da interventi mirati
a promuovere la consapevolezza e la prevenzione a partire dall’infanzia
per contribuire al cambiamento culturale e sociale che deve portare al
rifiuto della violenza e di qualsiasi forma di discriminazione di genere.
Illustrazione di Nicole Pattaro
1.1 Le radici della violenza
Ci sono stereotipi pericolosi sia nelle
immagini che nelle parole che producono e alimentano la violenza contro
le donne. Nell’immaginario collettivo
possono sembrare “battute di spirito” o
luoghi comuni, ma in realtà sono meccanismi e concetti stereotipati che trovano
radici profonde.
Dalle battute sessiste agli stereotipi di
genere che ingabbiano nei ben noti ruoli
tradizionali o che vengono esplicitate
in pubblicità sessiste. La base di una
piramide che si struttura e stratifica
di pregiudizi, dipendenza economica, gelosia e possesso, attaccamento
morboso, controllo, stalking sfociando
in abusi e atti di estrema violenza fino a
culminare nell’evento più drammatico, il
femminicidio.
FEMMINICIDIO
STUPRO
VIOLENZA FISICA
Illustrazione di Aurora Gaglione
I volti
della violenza
REVENGE PORN MANIPOLAZIONE
PSICOLOGICA
DIPENDENZA
STALKING CONTROLLO
ECONOMICA
RELAZIONI
GELOSIA E
MOLESTIE
TOSSICHE
POSSESSIVITà
CATCALLING
APPROCCI INAPPROPRIATI
PREGIUDIZI
BATTUTE SESSISTE STEREOTIPI DI GENERE SESSUALIZZAZIONE RUOLI TRADIZIONALI
1.2 La violenza domestica
Siamo state amate e odiate, adorate
e rinnegate, baciate e uccise, solo perché donne.
(Alda Merini)
La violenza di genere può coinvolgere
potenzialmente ogni donna, non
esiste, infatti, un profilo specifico della
donna che subisce violenza. La violenza
è trasversale, colpisce donne italiane
e migranti, di qualsiasi strato sociale,
economico e culturale, senza distinzione
d’età, religione, lingua, opinioni politiche e condizioni personali. Così come
non esiste un profilo specifico dell’uomo
maltrattante.
Dati della Polizia di Stato registrano che
nel 2023 in Italia, le richieste di aiuto e
le o comunque di dipendenza che può
assumere varie connotazioni. Tipicamente il bersaglio è la donna (compagna,
moglie, convivente, figlia o sorella), ma
la violenza si può estendere a tutto il
nucleo familiare con gravi ripercussioni
sulla salute dei figli minori anche a lungo
termine (cd. violenza assistita).
La violenza domestica prevede la
presenza di differenti tipologie di comportamenti violenti che però non si
manifesta quasi mai fin dall’inizio del
rapporto: la relazione maltrattante si
intervento per episodi di “violenza domestica o di genere” subita dalle donne
sono state 13.793. Cade il falso mito
finora considerato: nell’ambito degli
interventi classificati per “presunte
violenze domestiche/di genere” solo
struttura partendo da una prima fase necessaria a stabilire quella forma di condizionamento che sta alla base dei rapporti
di dominazione. Gli episodi di violenza
spesso si scatenano per delle banalità,
per dei litigi attraverso cui l’uomo vuole
garantirsi, con la violenza, il controllo della situazione. Ad ogni episodio di
maltrattamento derivano una progressiva fragilità, una maggiore perdita di autostima e una riduzione delle capacità di
reazione, parallelamente a un aumento
del livello di tolleranza della violenza da
parte della vittima.
Per queste donne è molto difficile riuscire
a interrompere il rapporto violento in
nell’1,5% dei casi l’autore risulta sconosciuto alla vittima. Di contro, nel 61,5%
dei casi l’autore risulta legato alla vittima
da una relazione di tipo sentimentale,
attuale o passata.
Quando parliamo di violenza domestica,
nella maggior parte dei casi, consideriamo atti di violenza compiuti tra soggetti
legati da un rapporto affettivo, parenta-
virtù della relazione che lega la vittima
tunità per stabilire un maggior controllo
al soggetto maltrattante; ad ostacolare l’uscita dal silenzio intervengono poi
fattori individuali e di tipo sociale, come
barriere socioeconomiche e istituzionali, problemi legati alla rete familiare e sociale, valori personali. È inoltre
frequente che la donna provi vergogna
a parlare della propria situazione, che
si senta colpevole e che abbia paura
del partner, consapevole del rischio di
peggiori conseguenze per se stessa, per i
propri figli o per i propri familiari.
sulla donna. Ma non solo: i bambini percepiscono la violenza, la tensione, vivono
la paura per quanto sta accadendo e ne
rimangono profondamente colpiti diventandone vittime a loro volta. Spesso
si sedimenta in loro un’errata “educazione sentimentale”, impregnata di stereotipi di genere connotati da svalutazione
della figura materna e della donna in
generale e da esaltazione di caratteristiche di virilità e di “machismo”, alle quali
i figli maschi si vedono obbligati ad adeguarsi.
Gli effetti della violenza assistita sono
presenti anche a lungo termine: da
numerose ricerche emerge che l’aver
subito e/o assistito a maltrattamenti
La violenza domestica è la seconda causa
di morte in gravidanza, dopo l’emorragia, per le donne di età compresa tra
i 15 e i 44 anni (dati prodotti dall’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani, AOGOI). Nel mondo, secondo
le stime della Organizzazione Mondiale
della Sanità, 1 donna su 4 è stata vittima
di una forma di violenza in gravidanza.
La gravidanza è da considerarsi un
fattore di rischio per la violenza; si
ritiene infatti che un partner abusante
possa diventare più aggressivo quando
ritiene che la donna rivolga la maggior
parte delle sue attenzioni al nascituro
piuttosto che alla relazione in corso. In
realtà la gravidanza rende la donna più
vulnerabile emotivamente e fisicamente
e riduce la sua autonomia economica.
I cambiamenti legati alla gravidanza
possono essere vissuti dal partner potenzialmente abusante, come un’oppor-
intra-familiari è tra i maggiori fattori di
rischio per lo sviluppo di comportamenti
violenti in età adulta. Purtroppo, le figlie
femmine che assistono alla violenza del
padre sulla madre, prima dei 15 anni,
introiettano a loro volta la consapevolezza che gli uomini maltrattanti siano
uomini vincenti, e hanno il doppio delle
probabilità rispetto alle altre donne di
scegliere partner dominanti o addirittura maltrattanti. Questa diventa la catena
intergenerazionale della violenza, che si
trasmette da padre in figlio e da madre
in figlia.
Illustrazione di Ana Villegas
Le diverse
tipologie di violenza
2.1 Violenza fisica
Per violenza fisica si intende qualsiasi
2.2 Violenza sessuale
Comprende qualsiasi forma di impo-
forma di intimidazione o atto che mette
a rischio l’integrità fisica di una donna.
Sono quindi riconducibili alla violenza
fisica: spintoni, schiaffi, morsi, tirate
di capelli, pugni, calci, testate, cadute
provocate, colpire o cercare di colpire
con oggetti, uso di armi da fuoco, uso di
armi da taglio, strangolamento o tentato
strangolamento, altre forme di tentato
omicidio, l’essere rinchiusa in casa o
altre forme di sequestro, così come di
contro l’essere buttata fuori casa.
Tali forme ricorrono nei reati di maltrattamento, percosse, lesioni personali,
violenza privata, violenza privata aggravata, violenza domestica, violazione di
domicilio, sequestro di persona.
sizione di rapporti o pratiche sessuali
indesiderate o rapporti che provocano dolore fisico e che siano lesivi della
dignità, ottenuti con la forza fisica o sotto
minaccia di varia natura. L’imposizione
di un rapporto sessuale o di un’intimità
non desiderata è un atto di umiliazione,
di sopraffazione e di soggiogazione, che
provoca nella vittima profonde ferite
psichiche oltre che fisiche.
2.3 Violenza psicologica
La violenza psicologica è una forma
subdola di maltrattamento, in quanto
invisibile e silenziosa, che colpisce moltissime donne, spesso inconsapevoli di
esserne vittime. Tra tutte le forme di
violenza, quella psicologica è forse quella
più pervasiva e distruttiva, che comprende tutti quei comportamenti che ledono
l’integrità e la dignità della donna.
Rientrano nella violenza psicologica
anche tradimenti reiterati, menzogne
e inganni, chiusura comunicativa persistente, controllo e gestione della vita
quotidiana, limitazioni della libertà
personale e di movimento, aggressioni verbali, denigrazioni, umiliazioni,
ricatti, rifiuto sistematico di contribuire
al lavoro domestico o educativo, rifiuto
di avere rapporti sessuali, minacce di
violenza fisiche o di morte, a volte rivolta
a persone care, minacce di autolesionismo o suicidio, matrimonio combinato
– forzato.
2.4 Violenza Economica
Come nel caso della violenza psicologi-
2.5 Stalking
Indica il comportamento controllante
ca, anche la violenza economica è difficilmente riconoscibile: qualsiasi forma
di privazione, sfruttamento o controllo
che mira a creare dipendenza economica o ad imporre impegni economici non
voluti o estorti con l’inganno, rientra
nella violenza economica.
Più specificamente sono riconducibili
alla violenza economica: privazione o
controllo del salario, impedimento alla
ricerca o al mantenimento del lavoro,
impegni economici e/o legali imposti
con la forza o con l’inganno, l’abbandono
economico, il non pagamento dell’assegno di mantenimento, limitare o negare
l’accesso alle finanze familiari, occultare
la situazione patrimoniale e le disponibilità finanziarie della famiglia, sfruttare
la donna come forza lavoro nell’azienda
messo in atto dal persecutore nei confronti della vittima da cui è stato rifiutato. Spesso le condotte dello stalker sono
subdole, volte a molestare la vittima e a
porla in uno stato di soggezione, con l’intento di compromettere la sua serenità,
farla sentire braccata, non libera.
Sono stalking: pedinamenti e inseguimenti, persecuzioni telefoniche e/o scritte,
sottrazione e danneggiamento di oggetti,
come pure regali non voluti, violazioni di
domicilio.
familiare senza dare in cambio nessun
tipo di retribuzione, appropriarsi dei
risparmi o dei guadagni del lavoro della
donna e usarli a proprio vantaggio,
attuare ogni forma di tutela giuridica a
esclusivo vantaggio personale e a danno
della donna (per esempio l’intestazione
di immobili).
Questa forma di controllo limita pesantemente l’indipendenza economica e spesso è una delle motivazioni che
inducono la donna a non uscire da una
relazione violenta.
Mutilazioni
Riconosciuta a livello internazionale
come una violazione dei diritti umani, la
mutilazione genitale femminile (MGF) è
quella procedura che comporta la rimozione parziale o totale dei genitali esterni
femminili o altre lesioni ai genitali femminili per motivi non medici.
Secondo i dati dell’UNICEF, sono oltre
230 milioni le ragazze e le donne in tutto
il mondo che hanno subito mutilazioni
genitali femminili.
La MGF viene praticata principalmente
in circa 30 paesi dell’Africa e del Medio
Oriente, ma anche in alcuni paesi dell’Asia e dell’America Latina e tra comunità
provenienti da queste regioni.
Le MGF sono praticate principalmente
del Cristianesimo e dell’Islam e riflette
profonde disuguaglianze tra i sessi.
Anche se illegale nell’UE, e alcuni stati
membri la perseguono anche quando
viene eseguita fuori dal paese, si stima
che circa 600mila donne che vivono
in Europa siano state vittime di questa
pratica, e che altre 180mila siano a
rischio in 13 paesi europei. In Italia, le
stime indicano che sono circa 80.000 le
donne, di cui 7.000 minori, che vivono
con una MGF: un numero considerevole
dovuto al consistente flusso migratorio
femminile proveniente da Paesi ad alta
prevalenza di MGF come Egitto, Nigeria,
Etiopia e Senegal. La legge italiana
(Legge 9 gennaio 2006, n. 7) è particolarmente severa in materia di MGF e
su ragazze tra l’infanzia e i 15 anni. Le
prevede l’obbligo, per il personale sani-
motivazioni sono collegate a una serie di
ragioni culturali e sociali come la pressione sociale e la tradizione, insieme all’idea
che sia una pratica sostenuta dalla religione e collegata a ideali di bellezza
e purezza – ma in realtà la mutilazione
genitale femminile precede la diffusione
tario, di denuncia del riscontro di MGF
alle autorità competenti.
In alcune strutture ospedaliere sono
attivi
Ambulatori
multidisciplinari dedicati per la presa in carico delle
donne vittime di mutilazione genitale
femminile.
genitali femminili
Al di là dell’esito più grave, quello fatale,
è importante non dimenticare che, per
chi subisce qualsiasi forma di violenza,
esistono tantissime conseguenze a carico
della salute mentale (come difficoltà di
concentrazione, bassa autostima e svalutazione, disturbi da stress post-traumatico, stati depressivi, ansie, fobie, attacchi
di panico, disturbi ossessivi-compulsivi,
disturbi del sonno, disfunzioni sessuali,
comportamenti autolesivi e ideazione
suicidaria …), fisica (lesioni traumatiche, danni funzionali, scarsa cura di sé,
invalidità permanenti, asma, emicrania
…) e riproduttiva (malattie a trasmissione sessuale, infiammazione pelvica,
dolore pelvico cronico, gravidanze indesiderate, aborto spontaneo, basso peso
alla nascita …).
Illustrazione di Francesca Pisano
L’impatto della violenza
sulla salute psico-fisica
Possono venirsi a creare condizioni
patologiche croniche, come dolore
cronico, intestino irritabile e fibromialgia e problematiche socio-relazionali
quali isolamento sociale, compromissione dell’attività lavorativa e delle capacità
genitoriali.
Altra possibile conseguenza è la messa in
atto di comportamenti lesivi per la
propria salute come tabagismo, abuso
di droghe e alcool, abuso alimentare,
comportamenti sessuali a rischio, inattività fisica.
Nel 2013, l’approvazione del Decreto-legge contro il femminicidio, a seguito
della ratifica della Convenzione di Istanbul,
ha segnato in Italia una svolta decisiva: si
tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un
quadro giuridico completo.
L’aspetto più innovativo del testo è rappresentato dal riconoscimento della violenza
sulle donne come una violazione dei
diritti umani causata dell’asimmetria di
potere tra uomo e donna e dall’obiettivo di
promuovere l’eliminazione di tutte le discriminazioni per raggiungere l’uguaglianza tra i due generi.
Nella Convenzione viene riconosciuta
la necessità di adottare azioni coordinate, a livello nazionale e internazionale,
tra tutti gli attori coinvolti nella presa in
carico delle vittime e di finanziare le azioni
previste per la prevenzione e il contra-
Illustrazione di Barbara Trivisone
La lotta contro la
violenza di genere
sto del fenomeno, per il sostegno alle
vittime e lo sviluppo dei servizi a loro
dedicati.
Per dare una risposta efficace alla violenza
di genere in termini di assistenza sanitaria, psicologica e sociale, è necessaria
sia la formazione di medici e operatori
socio-sanitari costruita sull’acquisizione
di competenze specifiche (clinico-assistenziali, psicologico-relazionali, legali e
forensi) e sulla codificazione di procedure operative standard e di un linguaggio comune, sia la consapevolezza da
parte delle donne dell’importanza di
rompere il silenzio, di affidarsi con fiducia
e condividere.
Il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della
violenza contro le donne, un giorno significativo preso a simbolo della dignità
violata di tre sorelle nel 1960. Istituita
dall’Assemblea generale delle Nazioni
Unite questa giornata si pone sempre
più l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della nonviolenza e del rispetto delle donne.
Chiedere aiuto, non è mai un errore. Si
può e si deve.
Il Numero Verde nazionale antiviolenza è un primo supporto per rompere il
silenzio e il cerchio di violenza.
Un contatto telefonico attivo 24h su 24
tutti i giorni.
Attivato nel 2006 dal Dipartimento per
Illustrazione di Ester Pacini
Chiedere aiuto
le Pari Opportunità con l’obbiettivo di
contrastare il fenomeno della violenza
intra ed extra familiare a danno delle
donne. Nel 2009 ha iniziato un’azione
di sostegno anche nei confronti delle
vittime di stalking.
Il numero di pubblica utilità 1522
è attivo 24 ore su 24, tutti i giorni
dell’anno ed è accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile.
L’accoglienza è disponibile in italiano,
inglese, francese, spagnolo, arabo, farsi,
albanese, russo ucraino, portoghese,
polacco.
www.1522.eu
Chiedere AIUTO non
è mai un errore ma
un atto di coraggio
Numero Verde
nazionale
antiviolenza-donne
attivo 24h
Il 1522, attraverso il supporto alle
si declina in un atteggiamento di ascolto
dedicati, che assicurano tranquillità, e
Su Milano è attivo il Progetto Ri-Na-
vittime, sostiene l’emersione della
domanda di aiuto, con assoluta garanzia
di anonimato. Le operatrici telefoniche dedicate al servizio forniscono una
prima risposta ai bisogni delle vittime
di violenza di genere e stalking, offrendo
informazioni utili e un orientamento
verso i servizi socio-sanitari pubblici e
Centri Antiviolenza presenti sul territorio nazionale ed inseriti nella mappatura
ufficiale della Presidenza del Consiglio –
Dipartimento Pari Opportunità
www.1522.eu/mappatura-1522/
che richiede tempi e spazi dedicati. La
donna deve sentirsi accolta, creduta e
non giudicata.
riservati, team di operatori adeguatamente formati, competenti ed esperti.
Molte le iniziative nazionali ma anche
locali.
Tra questi l’Associazione D.i.Re
riunisce più di 88 organizzazioni di
donne che affrontano il tema della
violenza maschile sulle donne secondo
l’ottica della differenza di genere. I
centri antiviolenza (CAV) e i servizi
sociali svolgono un ruolo cruciale:
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