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COMUNICATO STAMPA del 29 ottobre 2024
NEONATI CON HIV: MORTALITA’ ANCORA ALTA IN AFRICA. SCOPERTI NUOVI INDICATORI DI RISCHIO
I risultati degli studi del Consorzio di ricerca internazionale EPIICAL con il coordinamento scientifico
dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
Tassi di mortalità ancora alti in Africa tra i neonati affetti da HIV nonostante la diagnosi rapida dell’infezione
e la disponibilità delle terapie antiretrovirali. È quanto merge da due nuovi studi condotti dal consorzio di
ricerca internazionale EPIICAL guidato dalla Fondazione Penta con il coordinamento scientifico dell’Ospedale
Pediatrico Bambino Gesù. Queste ricerche hanno portato alla scoperta di due proteine nel sangue predittive
del rischio di morte. Dal 2015 i ricercatori del consorzio EPIICAL, composto dai maggiori Centri per l’HIV di
Europa, Africa e USA, svolgono attività scientifica e clinica per il controllo dell’infezione in età pediatrica
soprattutto nei Paesi svantaggiati dove oggi si concentra il più alto numero di bambini contagiati dal virus.
GLI ULTIMI STUDI EPIICAL: MORTALITA’ OLTRE IL 10%. DUE PROTEINE PREDICONO IL RISCHIO
Nello studio clinico pubblicato sulla rivista Lancet e Clinical Medicine, coordinato dai ricercatori dell’Ospedale
Universitario Ramón y Cajal di Madrid, sono stati coinvolti 215 neonati affetti da HIV in Sudafrica,
Mozambico e Mali. Questi bambini hanno iniziato la terapia antiretrovirale (ART) entro i primi sei mesi di vita
e entro tre mesi dalla diagnosi. Malgrado la disponibilità di farmaci e l’avvio precoce delle cure, è stato
rilevato un tasso di mortalità del 10% entro il primo anno di trattamento (in Europa è inferiore all’1%); del
12% entro il secondo anno e stabile al 12% anche dopo 3 anni. Inoltre, solo nel 42% dei neonati arruolati
nella ricerca è stato riscontrato un buon controllo dell’infezione per almeno un anno. I principali fattori di
rischio mortalità identificati nell’ambito di questo studio sono l’alta carica virale all’avvio della terapia e le
condizioni sociali avverse delle famiglie che influiscono sulla corretta aderenza al piano terapeutico.
La ricerca sulla mortalità neonatale per HIV è stata la base per lo studio di laboratorio, appena pubblicato
sulla rivista scientifica Nature Scientific Report, condotto a Roma dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù con
l’Università di Roma Tor Vergata. Partendo dai campioni di sangue dei bambini africani arruolati nel
precedente studio, i ricercatori hanno indagato la presenza di indicatori del rischio di morte. Il team di
ricerca ha analizzato il plasma di un gruppo di bambini con infezione da HIV acquisita nel periodo perinatale
deceduti, di un gruppo di sopravvissuti (selezionati per caratteristiche simili con una metodica statistica
denominata Propensity score) e di un gruppo di controllo composto da bambini sani non esposti all’HIV. Dal
confronto dei dati è emerso che la presenza nel sangue di alti livelli delle proteine IL-6 e CXCL11 è predittiva
di mortalità.
«Questi risultati – spiega Paolo Palma, responsabile di Immunologia clinica e Vaccinologia del Bambino Gesù
e coordinatore dello studio condotto a Roma – sottolineano la necessità di strategie di supporto da adottare
durante e dopo la gravidanza per migliorare la sopravvivenza nei neonati con HIV. Inoltre, individuare
precocemente i biomarcatori infiammatori predittivi come la proteina IL-6 potrebbe favorire il ricorso a
terapie mirate, rappresentando un importante passo avanti nella prevenzione della mortalità in questo
gruppo così vulnerabile».
———————————————————————————————————————————-Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – IRCCS
Ufficio stampa
Responsabile: Alessandro Iapino
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HIV IN ETA’ PEDIATRICA. I DATI DEL BAMBINO GESU’
regione più colpita è l’Africa subsahariana che, da sola, conta il 90% dei bambini sieropositivi a livello
mondiale. I progetti di prevenzione contribuiscono a ridurre l’incidenza delle nuove infezioni pediatriche che,
tuttavia, sono oltre 100.000 l’anno.
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