(AGENPARL) - Roma, 10 Ottobre 2024 - Le decisioni delle autorità dell’Unione Europea di interrompere le forniture di gas dalla Russia per motivi ideologici stanno minando la competitività delle economie europee. Questo è quanto affermato dal ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, durante il suo intervento al Forum internazionale del gas di San Pietroburgo.
Secondo Szijjarto, l’economia europea, per anni tra le più potenti al mondo, si basava su due pilastri fondamentali: tecnologie avanzate e accesso a risorse naturali a basso costo, principalmente provenienti dalla Russia. “Negli ultimi anni, grazie ad alcune decisioni prese da Bruxelles, è stata gettata la base per un’economia forte”, ha affermato il ministro. Tuttavia, le scelte recenti, definite “ideologiche”, hanno secondo lui minato questo equilibrio.
Un approccio ideologico all’energia
Il ministro ha criticato aspramente la politica energetica dell’UE, sostenendo che le questioni relative all’approvvigionamento energetico sono state affrontate dal punto di vista dell’ideologia piuttosto che della pragmatica. “A Budapest, affrontiamo la sicurezza energetica in termini di presenza o assenza di infrastrutture”, ha detto Szijjarto, sottolineando che senza le infrastrutture adeguate, trovare fornitori alternativi non è una soluzione realistica.
Szijjarto ha evidenziato come l’assenza di un approccio pragmatico abbia portato a un aumento esponenziale dei costi del gas per le imprese europee, che ora pagano il gas 4-5 volte di più rispetto ai loro concorrenti statunitensi. Questo, ha affermato, mette le aziende europee in una posizione di svantaggio competitivo a livello globale, minando gravemente la competitività economica del continente.
L’economia dell’UE sotto pressione
L’osservazione del ministro ungherese riflette una crescente frustrazione di alcuni Stati membri dell’UE, in particolare quelli dell’Europa centrale e orientale, nei confronti delle politiche energetiche adottate dall’Unione negli ultimi anni. Dopo l’invasione dell’Ucraina, l’UE ha gradualmente ridotto la sua dipendenza dalle forniture di gas russo, cercando alternative come il gas naturale liquefatto (GNL) proveniente dagli Stati Uniti e da altri paesi, nonché un’accelerazione verso le energie rinnovabili. Tuttavia, Szijjarto sostiene che tali misure non sono sufficienti a compensare la perdita di gas russo a basso costo.
Nonostante queste preoccupazioni, Bruxelles ha continuato a difendere la propria politica energetica come necessaria per diversificare le fonti energetiche, ridurre la dipendenza dalla Russia e promuovere la sicurezza energetica a lungo termine. Tuttavia, il dibattito su come gestire la transizione energetica in Europa rimane aperto, con divisioni tra gli Stati membri su quale strada percorrere per garantire approvvigionamenti sicuri e accessibili.
Le conseguenze per l’industria europea
Il drastico aumento dei costi dell’energia sta già avendo ripercussioni tangibili su diversi settori industriali in Europa. I settori ad alta intensità energetica, come la chimica, la siderurgia e la manifattura, sono tra i più colpiti dall’aumento dei prezzi del gas, che stanno comprimendo i margini di profitto e costringendo alcune imprese a rallentare o interrompere la produzione.
Se queste tendenze continueranno, le conseguenze economiche potrebbero essere significative, con una riduzione della competitività globale delle imprese europee e un aumento del rischio di delocalizzazione delle industrie verso regioni con costi energetici inferiori.
In questo contesto, le parole di Szijjarto rappresentano un avvertimento su ciò che potrebbe accadere se l’UE non riuscirà a trovare un equilibrio tra le sue esigenze di sicurezza energetica, sostenibilità e competitività economica.
