(AGENPARL) - Roma, 27 Settembre 2024 - (AGENPARL) – ven 27 settembre 2024 REGIONE PUGLIA
AZIENDA OSPEDALIERO – UNIVERSITARIA
CONSORZIALE POLICLINICO DI BARI
BARI – PIAZZA GIULIO CESARE 11
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Al Policlinico di Bari si sperimenta una protesi riassorbibile per
l’accesso vascolare nei pazienti dializzati
Un avanzatissimo esempio di medicina rigenerativa nel trial internazionale seguito dal prof.
Loreto Gesualdo ordinario di nefrologia dell’università degli studi di Bari
L’aspetto è quello di una cannuccia, in realtà è una protesi sintetica di ultima generazione
utilizzata per il confezionamento di accesso vascolare in pazienti con malattia renale cronica
sottoposti ad emodialisi. Questa protesi, che al Policlinico di Bari si sta impiantando nell’ambito
di un trial clinico internazionale, ha la particolarità di essere realizzata in un materiale
completamente riassorbibile dall’organismo nell’arco dei 18 mesi, ripristinando la funzionalità
vascolare del paziente e riducendo rischi di trombosi o di stenosi.
“L’obiettivo dello studio internazionale a cui come Policlinico stiamo partecipando è analizzare
la funzionalità della protesi, attorno alla quale il corpo del paziente rigenera i propri tessuti
vascolari. Un avanzatissimo esempio di medicina rigenerativa. Perché è vero che il gold
standard per i pazienti che devono sottoporsi a dialisi è la creazione di una fistola artero-
venosa, però purtroppo con l’aumento dell’età media e degli anni di dialisi non è sempre
possibile allestire questa fistola a causa dell’esaurimento del patrimonio vascolare. È
necessario perciò trovare nuove strade”, spiega il dottor Cosma Cortese, che è co-
sperimentatore nello studio che ha come principal investigator il prof. Loreto Gesualdo,
ordinario di nefrologia dell’Università di Bari e direttore dell’unità operativa di nefrologia del
Policlinico universitario barese.
“Negli anni – aggiunge il chirurgo vascolare dott. Nicola Grandolfo, anche lui cosperimentatore
dello studio – abbiamo utilizzato diverse protesi sia biologiche che sintetiche, ma tutte con
evidenti limitazioni legate soprattutto al rischio infezioni, con il successivo espianto della stessa
protesi. Questo nuovo materiale, per il cui brevetto l’inventore è stato insignito del premio
Nobel, vascolarizzandosi dovrebbe fa sì che nel momento in cui ci dovesse esserci una
infezione, la terapia antibiotica possa avere efficacia”.
Sono già una ventina i pazienti finora arruolati per questo trial clinico dal Policlinico di Bari, ai
primi posti in Europa con il Portogallo, i risultati sono molto incoraggianti ma bisognerà
attendere ancora alcuni anni per la chiusura dello studio che potrebbe dare al nefrologo e al
chirurgo vascolare uno strumento rivoluzionario per migliorare le cure, evitando i reinterventi e
le complicazioni, affrontate dai pazienti con malattie renali.
Bari, 27/09/2024
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