(AGENPARL) - Roma, 16 Settembre 2024 - (AGENPARL) – lun 16 settembre 2024 center000
COMUNICATO STAMPA
Esce in libreria, dopo il recente restauro, un volume dedicato ai due
leggendari condottieri di Paolo Uccello e Andrea del Castagno nel Duomo di Firenze
Le immagini diagnostiche eseguite sul condottiero Giovanni Acuto mostrano per la prima volta ciò che rimane della pittura originale, le cadute di colore e le ridipinture
Esce in libreria il volume “LA SPADA E LA MEMORIA. Giovanni Acuto e Niccolò da Tolentino: i condottieri del Duomo di Firenze fra storia, arte e conservazione” dedicato ai celeberrimi affreschi realizzati da Paolo Uccello e Andrea del Castagno nel Duomo di Firenze. Il libro, a cura di Lorenzo Fabbri, è un progetto dell’Opera di Santa Maria del Fiore realizzato con il sostegno di American Express (che ha supportato anche l’intervento sulle due opere) per le edizioni Officina libraria.
Nel volume sono presentati per la prima volta i risultati delle indagini diagnostiche e le complesse vicende conservative che li hanno caratterizzati nel corso dei secoli. Un intervento che ha dato l’occasione per riconsiderare i due capolavori quattrocenteschi nel loro contesto storico-politico e artistico attraverso una serie di saggi e un ricco apparato di immagini.
L’intervento sui due affreschi (eseguito nel 2022 e proseguito con ulteriori indagini diagnostiche nel 2023) è stato affidato dall’Opera di Santa Maria del Fiore, sotto la tutela della Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, alla restauratrice Daniela Dini, che già nel 2000 si era occupata delle due opere.
Eseguito a distanza di 20 anni dal precedente, il recente intervento ha consentito di esaminare più approfonditamente la tecnica esecutiva dei due affreschi, in particolar modo quella impiegata da Paolo Uccello. Su quest’ultima opera, raffigurante il condottiero John Hawkwood, noto nella forma italianizzata come Giovanni Acuto, sono state effettuate indagini diagnostiche, condotte da Maurizio Seracini, con l’obiettivo di caratterizzare i materiali, la tecnica pittorica e lo stato di conservazione e di rilevare eventuali pentimenti o modifiche dell’artista.
Dal confronto tra la documentazione fotografica del 1954, prima dell’intervento di Dino Dini, e le immagini ricavate dalle indagini diagnostiche odierne, è stato possibile individuare per la prima volta le diffuse mancanze di colore originale, causate probabilmente dal drastico e traumatico stacco subito dai due cavalieri nel 1842, e le notevoli ridipinture presenti su tutto l’affresco.
Sulla figura del cavaliere sono state evidenziate mancanze di colore sulla guancia, intorno alla bocca e all’occhio e una ricostruzione pittorica pressoché totale del mantello e di parte dell’armatura della gamba, oltre che sulla groppa e sulla pancia del destriero. Diffuse ridipinture sono anche sulla testa del cavallo. Stessa sorte per lo sfondo di color rosso, anche lungo i bordi del cenotafio, dove le ridipinture hanno coperto le cadute del colore e dell’intonaco retrostante.
Interessante è anche la novità emersa sulla firma dell’artista (si tratta della prima volta che Paolo Uccello firma una sua opera), un’iscrizione presente nella metà inferiore del cenotafio: nelle foto del 1954 si leggeva il cognome “UCCELLI” mentre oggi appare “UGIELLI”. La probabile spiegazione di questo cambiamento va cercata nella totale perdita di tessuto pittorico nella parte centrale della scritta, come dimostrano le immagini a infrarossi in bianco e nero, che ha reso pertanto necessaria la ricostruzione delle lettere mancanti e il restauratore, probabilmente, non conosceva la variante antica. Va aggiunto che, al pari della scritta celebrativa, anche questa iscrizione è estesamente ridipinta e in buona parte ricoperta da fissativo.
Nel XV secolo la città di Firenze volle celebrare la memoria di due grandi condottieri che si erano resi benemeriti della Repubblica: l’inglese John Hawkwood, la cui gloriosa carriera al servizio di vari Stati si era conclusa in riva all’Arno, dov’era morto nel 1394; e il marchigiano Niccolò Mauruzi da Tolentino, capitano dei Fiorentini nella celebre battaglia di San Romano e protagonista delle guerre antiviscontee.
Entrambi erano stati sepolti in Duomo, un onore riservato a pochissimi eroi della patria. Contrariamente a quanto si pensava fino a pochi anni fa, le ossa del capitano britannico, che il governo fiorentino aveva promesso di restituire al re d’Inghilterra Riccardo II, restarono in Santa Maria del Fiore come conferma un documento del 1406 nell’Archivio dell’Opera di Santa Maria del Fiore (pubblicato nel volume a pag. 37). Trent’anni dopo la sua morte, nel 1436, fu data commissione a Paolo Uccello di eseguirne un cenotafio dipinto a fresco da collocarsi sulla parete della navata nord della Cattedrale.
Vent’anni più tardi Andrea del Castagno ricevette l’incarico di eseguire un analogo dipinto che, concepito come pendant di quello di Paolo Uccello, esaltasse la figura di Niccolò da Tolentino, le cui spoglie, dopo la morte inflittagli nel 1435 dai Milanesi, giacevano nella stessa porzione di Santa Maria del Fiore. Da allora i due affreschi hanno attraversato molteplici vicissitudini, fra cui, soprattutto il complesso distacco dalla parete eseguito nel 1842, cui seguirono vari spostamenti all’interno della chiesa e una serie di operazioni di restauro fino al recente intervento di Daniela Dini.
Entrambi i monumenti si trovano nella parete della navata sinistra della Cattedrale, dove li vediamo oggi ad un’altezza inferiore da quella originale, come si può vedere in un’incisione anteriore allo stacco del 1842 e nella quale si nota come il bordo superiore fosse all’altezza dei capitelli delle colonne. Di dimensioni quasi uguali (il monumento a Giovanni Acuto misura cm 855×527 e 833×512 e quello di Niccolò da Tolentino 833×512), apparentemente simili sono in realtà profondamente diversi.
Il coordinamento della partnership tra l’Opera di Santa Maria del Fiore e American Express è stata curata da ArtFin Servizi e Consulenza per l’Arte.
Firenze, 16 settembre 2024
Ambra Nepi
Responsabile Ufficio Stampa Opera di Santa Maria del Fiore
Luana Solla
Ufficio stampa Officina libraria
“LA SPADA E LA MEMORIA. Giovanni Acuto e Niccolò da Tolentino: i condottieri del Duomo di Firenze fra storia, arte e conservazione”
A cura di Lorenzo FabbriCon testi di Beatrice Agostini, Alessandro Cecchi, Daniela Dini, Paolo Grillo, Giulia Iorio, Maurizio Seracini e Timothy Verdon
Casa editrice Officina Libraria
2024, 128 pp., 130 ill. a colori24x30 cm
Costo 35 euro
– Lorenzo Fabbri, Premessa
– Timothy Verdon, Chiesa di Stato, Chiesa militante
– Paolo Grillo, Cavalieri, fanti e mercenari a Firenze fra la metà del XIV secolo e gli inizi del XV
– Alessandro Cecchi, «Ob eius memoriam aliquid remanere debeat et massime in locis ubi sepulta sunt ossa dicti capitanei». I monumenti funebri dei condottieri in Santa Maria del Fiore
– Beatrice Agostini, L’intervento di manutenzione programmata
– Daniela Dini, Vicende conservative e restauri dall’Ottocento a oggi
– Maurizio Seracini – Giulia Iorio, Una campagna di indagini scientifiche sul monumento funebre di Giovanni Acuto (2022-2023)
GLI INTERVENTI CONSERVATIVI
L’ultimo intervento sulle due opere ha avuto un carattere preventivo e conservativo. Per eliminare la polvere più superficiale si è intervenuti con una spolveratura con pennelli morbidi su tutta pittura, mentre quella più profonda è stata rimossa con una leggera pulitura a tampone con ovatta di cotone idrofilo e acqua deionizzata e carta giapponese interposta, cercando al tempo stesso di mantenere il più possibile il ritocco pittorico precedente di grande entità. Infine, è stato effettuato un puntuale ritocco pittorico, a velature tonali, nelle lacune tramite l’impiego di pigmenti naturali (vegetali e/o minerali).
Al 1524, risale il primo restauro dei due affreschi, ad opera del pittore Lorenzo di Credi che realizzò al contempo anche la cornice “a candelabre” sull’affresco di Paolo Uccello. Nel 1688 le due opere furono “rinvigorite” in occasione delle nozze del Principe Ferdinando, figlio di Cosimo III dei Medici, con Violante di Baviera. Visto il cattivo stato di conservazione, nel 1842 il restauratore Giovanni Rizzoli, con un’operazione molto ardita, li distaccò dalla parete e li pose su una tela di canapa intelaiata solo ai lati. Mentre il pittore Antonio Marini intervenne con un consistente restauro pittorico. Invece di rimetterli al suo posto, i due affreschi furono collocati nella controfacciata dove rimasero fino al 1946. Di nuovo in cattive condizioni, nel 1953, sarà la volta dell’importante intervento condotto da Dino Dini che, oltre a rimuovere i rifacimenti dei precedenti restauri e a fare un ritocco pittorico sulle lacune, toglierà i due affreschi dalla tela, ponendoli su un supporto rigido costituito da masonite temperata e un telaio in alluminio. Nel restauro del 2000, eseguito sempre da Daniela Dini, le due opere sono state sottoposte a completa pulitura e ad un vasto ritocco pittorico a velatura tonale nelle lacune.
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