(AGENPARL) - Roma, 9 Settembre 2024 - (AGENPARL) – lun 09 settembre 2024 Oggetto: Unimore ha preso parte a un nuovo studio, da poco pubblicato su Science, che fa luce sulla crisi ecologica del Mediterraneo di 5,5 milioni di anni fa
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COMUNICATO STAMPA
Un nuovo studio appena pubblicato dalla rivista Science fa luce sugli impatti della crisi ecologica avvenuta nel Mar Mediterraneo circa 5,5 milioni di anni fa. Un team internazionale a cui hanno preso parte 25 istituti in tutta Europa, tra cui Unimore con la Prof.ssa Francesca Bosellini, paleontologa e docente del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche, è stato in grado di quantificare l’impatto della salinizzazione del Mediterraneo sul biota marino quando solo l’11% delle specie endemiche è sopravvissuto alla crisi e la biodiversità non si è ripresa almeno per altri 1,7 milioni di anni.
I movimenti litosferici nel corso della storia della Terra hanno ripetutamente portato all’isolamento dei mari regionali dagli oceani mondiali e a massicci accumuli di sale. Si tratta di veri e propri “giganti di sale” di migliaia di chilometri cubi ritrovati dai geologi in Europa, Australia, Siberia, Medio Oriente e altrove.
Dopo diversi decenni di ricerche il team ha scoperto che quasi il 67% delle specie marine nel Mar Mediterraneo dopo la crisi erano diverse da quelle pre-crisi. Solo 86 delle 779 specie endemiche (che prima della crisi vivevano esclusivamente nel Mediterraneo) sono sopravvissute all’enorme cambiamento delle condizioni di vita dopo la separazione del Mediterraneo dall’Atlantico.
Il cambiamento nella configurazione dell’attuale stretto di Gibilterra, che portò alla formazione del gigante di sale stesso, provocò brusche fluttuazioni di salinità e temperatura, ma cambiò anche i percorsi migratori degli organismi marini, il flusso di larve e plancton e perturbò i processi centrali dell’ecosistema. A causa di questi cambiamenti, gran parte degli abitanti del Mediterraneo di quel tempo, come i coralli tropicali che costruivano barriere coralline, si estinsero.
Dopo la riconnessione con l’Atlantico e l’invasione di nuove specie, come il grande squalo bianco e i delfini oceanici, la biodiversità marina del Mediterraneo ha presentato un modello nuovo, con il numero di specie in diminuzione da ovest a est, come avviene oggi.
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