
In una decisione influenzata dal movimento Black Lives Matter, l’Università di Nottingham ha scelto di eliminare il termine “anglosassone” dai suoi programmi di studio di storia e letteratura, come parte di un’iniziativa più ampia per “decolonizzare” il curriculum. La mossa ha suscitato dibattito, con sostenitori e critici che discutono sulle implicazioni di questa scelta.
Secondo quanto riportato dal The Telegraph, l’università ha deciso di rinominare un corso di laurea magistrale precedentemente intitolato “Studi vichinghi e anglosassoni” in “Studi vichinghi e inglese dell’alto medioevo”. Allo stesso modo, un modulo di letteratura che trattava l’Inghilterra durante l’epoca anglosassone e vichinga è stato ribattezzato “Early Medieval England from Beda to Alfred the Great”, eliminando ogni riferimento diretto agli anglosassoni.
La decisione fa parte di un programma più ampio che mira a contrastare quelle che l’università definisce “narrazioni nazionaliste”. In questo contesto, l’istituzione ha dichiarato l’intenzione di “problematizzare il termine ‘vichingo'” e smantellare le “idee essenzialiste” sulla nazionalità, ovvero l’idea che esista un’identità inglese unica e definita da caratteristiche particolari e immutabili.
L’Università di Nottingham non è la sola ad adottare questa linea. Anche l’Università di Cambridge ha intrapreso una simile revisione del curriculum, arrivando al punto di sostenere che gli anglosassoni non siano mai esistiti come gruppo etnico distinto. Questo cambiamento fa parte degli sforzi del Dipartimento di Studi Anglosassoni, Norreni e Celtici di Cambridge, che ha affermato di voler promuovere un’ideologia “antirazzista”. In un comunicato, il dipartimento ha sottolineato la necessità di affrontare le preoccupazioni riguardo all’uso del termine “anglosassone” e la sua percepita associazione con l’identità etnica o razziale inglese.
Parallelamente, anche la rivista accademica Anglo-Saxon England Journal, pubblicata dalla Cambridge University Press, ha annunciato l’intenzione di rimuovere “Anglo-Saxon” dal suo titolo. La rivista ha giustificato la decisione con la necessità di riflettere meglio la “natura internazionale, interdisciplinare e in rapida evoluzione della ricerca in questo campo”.
Queste iniziative hanno suscitato un acceso dibattito tra gli accademici e il pubblico. I sostenitori vedono in queste mosse un passo importante verso la creazione di un curriculum più inclusivo e consapevole delle complessità storiche. I critici, d’altra parte, sostengono che tali cambiamenti rappresentino un tentativo di riscrivere o cancellare aspetti fondamentali della storia britannica, alimentando ulteriormente le divisioni ideologiche all’interno del mondo accademico e oltre.