(AGENPARL) - Roma, 9 Agosto 2024 - (AGENPARL) – ven 09 agosto 2024 **Cultura della memoria, Giani: “Mantenere vivo il ricordo su Sant’Anna
di Stazzema”**
/Scritto da Federico Taverniti, venerdì 9 agosto 2024 alle 13:30/
Mancano ormai pochi giorni all’anniversario dell’eccidio di Sant’Anna di
Stazzema, una delle stragi più feroci compiute dai nazifascisti durante
l’estate del 1944. Era il 12 agosto quando alle prime luci dell’alba le
colonne delle SS, con il supporto di fascisti locali, circondarono la
vallata, divenuta terra di rifugio per centinaia di persone sfollate da
tutta la Versilia e dalla costa toscana e ligure. Una popolazione inerme,
sulla quale si scatenò una ferocia disumana. Tra aprile e agosto 1944 le
stragi nazifasciste in Toscana furono più di 280, i comuni interessati 83.
I morti tra i civili furono circa 4.500 a cui vanno aggiunte diverse
migliaia di partigiani.
Ciò che accadde a Sant’Anna di Stazzema non fu un’azione di rappresaglia.
Come accertato anni dopo dalla magistratura militare italiana fu un atto
premeditato e curato in ogni minimo dettaglio. Con lo scopo di sterminare
la popolazione e rompere i collegamenti tra civili e partigiani. Per
appurare la dinamica e chiarire le responsabilità ci sono voluti anni di
indagini, un percorso che l’agenzia livornese Capo Verso ha voluto
ripercorrere e approfondire attraverso un podcast dal titolo ‘Cenere – Le
voci dell’eccidio dimenticato di Sant’Anna di Stazzema’, che sarà
distribuito da oggi sulle principali piattaforme di ascolto. Il prodotto è
stato presentato oggi, a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze ed è già
disponibile sulle principali piattaforme.
Insieme al portavoce del presidente Giani, Bernard Dika, sono intervenuti
il produttore esecutivo del podcast Alessandro Bientinesi, il presidente
dell’Associazione Martiri Sant’Anna di Stazzema Umberto Mancini, il
direttore del Parco Nazionale della Pace Michele Morabito e Adele Pardini,
superstite dell’eccidio. Aveva 4 anni quando le truppe tedesche
rastrellarono Sant’Anna. Quel giorno perse la madre Bruna e pochi giorni
dopo, per le ferite, le sorelle Maria di 16 anni e Anna, che aveva solo 20
giorni.
“Il dolore per una delle pagine più brutali e disumane della storia
recente – ha commentato il presidente Eugenio Giani – continua ad essere
vivo. E lo sarà per sempre. Sant’Anna è un luogo sacro, quello che vi è
accaduto ottanta anni fa deve continuare a restare scolpito nella memoria,
di tutti. Questa lodevole iniziativa nasce proprio per questo, per aiutare
a ricordare e per far conoscere ad ancora più persone, soprattutto i più
giovani, una delle pagine più tragiche dell’occupazione nazifascista in
Italia. Ritengo che oggi, più che mai, in una situazione così incerta che
riguarda anche il nostro Paese, il ricordo sia uno degli esercizi migliori
per contrastare il ritorno dell’odio ed educare le nuove generazioni al
rispetto e alla tolleranza”.
“Il titolo che abbiamo dato al podcast – ha sottolineato il curatore
Alessandro Bientinesi – si rifà, da un lato a ciò che rimase del paese
dopo la furia dei tedeschi e, dall’altro, al fatto che traumi e dolori
così grandi bruciano una quantità tale di energia da generare una pesante
cenere che può ricoprire, seppellire e avvelenare la memoria. Ma se questa
cenere si riesce a soffiarla via, là sotto si troverà la brace di una
nuova possibilità di rinascita”. Per il presidente Umberto Mancini “le
istituzioni devono compiere uno sforzo per dotare Sant’Anna di Stazzema di
strutture di accoglienza per chi vuol venire a visitarla. Soprattutto per i
più giovani, per invogliarli e aiutarli a scoprire e capire quello che è
successo ottanta anni fa”. Secondo Michele Morabito “Sant’Anna non deve
continuare ad essere un cimitero, ma un luogo dove incontrarsi e parlare. I
podcast sono strumenti destinati soprattutto ai giovani e mi auguro che
Cenere possa servire a diffondere ancor più la memoria di quei tragici
fatti”. Chiusura affidata ad Adele Pardini, e al suo toccante ricordo.
“Avevo una tazza di latte in mano quando i soldati fecero irruzione in
casa nostra. Uno di loro me la buttò in terra. Le immagini di noi contro
al muro, quelle delle mie sorelle, di mia madre. Poi gli spari, le urla.
Non potrò mai dimenticare. Spero che tanti giovani possano avere voglia di
conoscere questa storia”.
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