(AGENPARL) - Roma, 21 Giugno 2024 - (AGENPARL) – ven 21 giugno 2024 **Batteri resistenti agli antibiotici, la situazione in Toscana migliora**
/Scritto da Walter Fortini, venerdì 21 giugno 2024 alle 10:02/
Passi in avanti in Toscana nella battaglia contro i batteri resistenti agli
antibiotici e un’attenzione particolare agli effetti che i cambiamenti
climatici e l’innalzamento delle temperature potranno avere, peggiorando la
situazione.
L’agenzia regionale per la sanità ha pubblicato la settima edizione del
rapporto annuale sull’antimicrobico resistenza e sul consumo di antibiotici
in Toscana: si tratta dei primi dati sul 2023 che escono in Italia, un
‘analisi condotta a livello di distretto e singolo ospedale e disponibile
on line sul sito dell’agenzia.
La resistenza di organismi come la klebsiella pneumoniae e l’escherichia
coli, responsabili spesso di gravi e pericolose infesioni, ha dimezzato la
sua incidenza negli ultimi cinque anni e il consumo di antibiotici è
inferiore nella regione è inferiore alla media europea e molto inferiore a
quella nazionale.
“L’antimicrobico resistenza è una delle sfide del futuro per i sistemi
sanitari pubblici e per la salute delle persone – commenta l’assessore al
diritto alla salute Simone Bezzini esprimendo apprezzamento per il lavoro
svolto da Ars -. Se nella nostra regione sono stati fatti dei passi in
avanti è anche grazie a studi e ricerche come queste che stanno alla base
delle nostre scelte. In Toscana abbiamo fatto dell’antibiotico resistenza
una vera e propria priorità della nostra agenda politica, investendo sulla
formazione del personale degli ospedali e sulla prevenzione e sorveglianza
delle infezioni correlate all’assistenza”.
Nel 2023 la rete SMART sulla sorveglianza microbiologica e
dell’antimicrobico resistenza, coordinata dall’agenzia, ha raccolto 8.888
emocolture e 99.429 urinocolture: rispetto al 2022 le emocolture positive
sono diminuite del 6,1 per cento, mentre le urinocolture positive sono
aumentate del 13,9 per cento. Nelle emocolture nel 35,6 per cento dei casi
è stato isolato un batterio gram positivo (come stafilococco o
enterococco), nel 55,1 per cento un gram negativo (come gli enterobatteri e
pseudomonas) e nel 9,3 per cento una candida. L’escherichia coli risulta la
specie più frequente (29 per cento dei casi). Continua il trend di
diminuzione dello stafilococco meticillino-resistente. La percentuale di
Kklebsiella resistente agli antibiotici carbapenemi è inferiore alla media
nazionale (24,7 pr cento nel 2022, trend in calo dal 2016) con dati in
diminuzione dal 2017 al 2023 (19,9 per cento).
Quanto all’uso degli antibiotici, l’andamento degli ultimi cinque anni
risulta altanelante. Prima della pandemia si registrava in Toscana una
diminuzione nel consumo soprattutto a livello territoriale. Nel 2020 e 2021
il calo, forte, si è allargato alla sfera ospedialiera. Poi nel 2022 il
consumo di antibiotici sistemici è tornato a crescere con il 2023 che
segna un ulteriore incremento a livello territoriale ma una diminuzione
negli ospedali, che registrano il valore più basso dall’avvio del
monitoraggio.
Focus del rapporto di quest’anno e del convegno organizzato nei giorni
scorsi per illustrare i risultati è stato il cambiamento climatico, con
uno studio che ha coinvolto un microbiologo ambientale, una microbiologa
clinica, un infettivologo, un’igienista e un’esperta di clima e salute.
La conclusione è che c’è un legame evidente tra l’innalzamento delle
temperature e l’insorgenza di resistenza agli antibiotici. Le ondate di
caldo, ad esempio, possono portare ad eventi meteorici estremi, come le
inondazioni, che favoriscono la diffusione di infezioni trasmesse
dall’acqua a causa dello straripamento del sistema fognario o della
contaminazione da parte di animali. Inoltre il riscaldamento può favorire
aspetti riproduttivi dei patogeni e una maggiore virulenza, oltre ad
aumentare la suscettibilità umana alle malattie infettive.
“Questa consapevolezza – ha concluso l’assessore Bezzini – deve indurci
ad aumentare gli sforzi per contrastare l’antimicrobico resistenza,
motivando e formando gli operatori, informando correttamente la
popolazione, sviluppando ulteriormente tecniche e misure di controllo delle
infezioni. Il contributo della ricerca e della comunità scientifica, che
voglio ringraziare, è fondamentale per raggiungere questo obiettivo comune
e collettivo”.
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