(AGENPARL) - Roma, 31 Maggio 2024 - (AGENPARL) – ven 31 maggio 2024 DIPARTIMENTO DELLA PUBBLICA SICUREZZA
D IREZIONE
CENTRALE DELLA
P OLIZIA C RIMINALE
I GIOVANI E LA VIOLENZA DI GENERE.
DALL’ANALISI DEI DATI ALLA PERCEZIONE DEL FENOMENO
DA PARTE DELLE GIOVANI GENERAZIONI –
ANNESSO: ANALISI DEI QUESTIONARI
S ERVIZIO A NALISI C RIMINALE
31 maggio 2024
INDICE
PREFAZIONE ………………………………………………………………………………………………………… 1
INTRODUZIONE ……………………………………………………………………………………………………. 3
PREMESSA …………………………………………………………………………………………………………….. 7
ANALISI DEI QUESTIONARI ……………………………………………………………………………….9
INTRODUZIONE E NOTA METODOLOGICA …………………………………………………9
I CONTENUTI DEL QUESTIONARIO ……………………………………………………………..12
? 1.ANALISI DEL QUESTIONARIO PRESSO LE SCUOLE ……………………………….. 15
? 2. ANALISI DELLA CONSULTAZIONE PUBBLICA ONLINE SU PIATTAFORMA
#IOPARTECIPO DELL’AGIA …………………………………………………………………………… 23
? 3.ANALISI COMPARATIVA ………………………………………………………………………. 26
CONSIDERAZIONI ……………………………………………………………………………………………. 33
CONCLUSIONI…………..……………………………………………………………………….……………………51
ALLEGATO – QUESTIONARIO “VIOLENZA DI GENERE” – FEBBRAIO 2024 …………57
S ERVIZIO A NALISI C RIMINALE
I GIOVANI E LA VIOLENZA DI GENERE.
DALL’ANALISI DEI DATI ALLA P ERCEZIONE DEL FENOMENO
DA PARTE DELLE GIOVANI GENERAZIONI.
ANNESSO: ANALISI DEI QUESTIONARI
PREFAZIONE
Carla GARLATTI
Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza
La violenza di genere rappresenta un tema di cruciale importanza, trasversale a
ogni generazione.
L’intuizione del Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia
Criminale di focalizzare l’attenzione sui giovani è risultata lungimirante, perché è solo
cominciando a parlarne con le nuove generazioni che possiamo realizzare quel
cambiamento culturale che ci permetterà di contrastare questo fenomeno, prima
ancora di ricorrere alle normative.
Nella prospettiva di promuovere una società più inclusiva e più attenta a
rispettare le differenze e la parità di qualsiasi genere il contributo dei giovani è
imprescindibile. Per questo ritengo davvero prezioso il loro coinvolgimento in una
tematica tanto sensibile.
Dai risultati della consultazione emergono segnali di cambiamento. Il dato che
mi ha sorpreso è innanzitutto quello numerico: oltre 30 mila ragazze e ragazzi hanno
dedicato il loro tempo, prima ancora che a compilare il questionario, a discutere del
tema. Ne è prova concreta anche il lavoro svolto dalla Consulta delle ragazze e dei
ragazzi che ci ha supportato nell’adattare le domande al linguaggio dei coetanei. La
Consulta rappresenta “i miei occhi” sul mondo dei giovani, i ragazzi sono i miei
consiglieri e grazie al loro impegno ho la possibilità di avere sempre un’osservazione
privilegiata sul loro mondo. Quest’opportunità deriva direttamente dalla Convezione
Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che all’articolo 12 invita gli Stati aderenti
ad ascoltare i minorenni nelle questioni che li riguardano e a tenere in debita
considerazione le loro opinioni.
I dati raccolti con la consultazione pubblica sono la prova tangibile che la
violenza di genere può essere prevenuta, questo purché i dati siano letti ed analizzati
con la dovuta attenzione: lo dobbiamo ai ragazzi e alle ragazze che, rispondendo in
particolare alle domande aperte, ci hanno restituito uno spaccato chiaro della
percezione che hanno della violenza di genere.
La violenza può assumere forme diverse – fisica, psicologica, economica, sessuale
– ma in tutte le sue forme di fatto rappresenta la negazione del diritto alla libertà e
all’uguaglianza. I ragazzi stessi hanno dichiarato in una risposta che “è una violazione
dei diritti umani”.
Desidero ringraziare gli oltre 30 mila partecipanti alla consultazione che,
dedicando parte del loro tempo a compilare il questionario, ci hanno permesso di
acquisire un quadro della società attuale sul quale riflettere e lavorare, ma soprattutto
ci hanno ricordato, ancora una volta, che la narrazione dei “ragazzi contro”
rappresenta solo una minima parte dell’universo giovanile.
Per prevenire e contrastare la violenza di genere occorre mettere in campo
interventi sistemici dal punto di vista multidisciplinare: legislativo, educativo,
formativo, culturale e, non ultimo, comunicativo.
Spesso sentiamo parlare di buone prassi adottate per migliorare i modelli di
prevenzione e contrasto: ebbene, la collaborazione con il Dipartimento della Pubblica
Sicurezza del Ministero dell’Interno e con i dirigenti scolastici ne è una evidente
dimostrazione. Come lo è il coinvolgimento diretto dei giovani.
La violenza interrompe il rapporto con l’altro, cerchiamo tutti insieme di
intercettare i primi segnali e facciamolo prima che sia troppo tardi.
INTRODUZIONE
Stefano DELFINI
Direttore del Servizio Analisi Criminale presso la
Direzione Centrale della Polizia Criminale
Per affrontare con efficacia qualsiasi problema è necessaria l’effettiva
conoscenza del fenomeno, perché solo la disponibilità di dati affidabili e di un’analisi
accurata può indirizzare le scelte dell’Autorità, l’azione delle Istituzioni e delle Forze
di polizia, delle associazioni del pubblico e del privato sociale, e stimolare la sensibilità
collettiva sull’esistenza stessa di eventuali criticità.
La piattaforma informativa viene fornita dal Servizio Analisi Criminale della
Direzione Centrale della Polizia Criminale, che è l’articolazione interforze del
Dipartimento della Pubblica Sicurezza deputata a studiare i fenomeni criminali
attraverso la raccolta e l’analisi dei dati e a offrire una base conoscitiva, comune e
condivisa, grazie al contributo di tutte le Forze di polizia, che concorrono in maniera
unitaria, ciascuna con la ricchezza della propria storia e la forza delle proprie
professionalità.
Ma per un fenomeno quale quello della violenza sulle donne, tale modalità
d’indagine richiede un’integrazione: si tratta, infatti, di un fenomeno insidioso, che
rimane spesso confinato nell’ambito delle mura domestiche e che si alimenta della
paura delle vittime, indotte al silenzio dal timore di essere ulteriormente umiliate,
isolate e abbandonate nelle situazioni di fragilità che le affliggono.
Per tali motivi, molti accadimenti non vengono denunciati, determinando una
componente di “sommerso” che occorre portare all’emersione; tale forma di violenza
è, talvolta, esercitata, soprattutto nella forma iniziale, senza atti aventi rilevanza penale
e nella forma più sfuggente della sopraffazione psicologica, limitando comunque la
capacità delle donne di godere appieno dei propri diritti e ostacolando così l’effettiva
uguaglianza di genere.
Occorre porre al centro del nostro approfondimento il “mondo dei giovani” e ciò
che pensano e desiderano per il loro futuro, che è anche e soprattutto il nostro futuro.
La nostra analisi prende, quindi, le mosse dalla necessità di comprendere quando
i giovani e i giovanissimi sono consapevoli del fenomeno e cosa ne pensano. Bisogna
intercettare i segnali di allarme nelle relazioni tra i giovani, aumentarne la
consapevolezza e informarli degli strumenti messi in campo da Forze di polizia e
Istituzioni, come, ad esempio, il numero antiviolenza “1522”.
A tal fine, è stato effettuato un focus mirato sulle risultanze di un apposito
questionario predisposto per e con i giovani: un documento che è stato dapprima
sottoposto in maniera anonima e volontaria all’attenzione degli studenti delle quinte
classi di alcuni Istituti superiori individuati attraverso la collaborazione con il
Ministero dell’Istruzione e del Merito1 e, successivamente, grazie alla proficua
interazione con l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA), pubblicato,
per la compilazione in forma anonima, anche sulla piattaforma web “#iopartecipo”.
Un questionario articolato, predisposto dagli specialisti del Servizio Analisi
Criminale avvalendosi del prezioso contributo della Consulta delle ragazze e dei
ragazzi dell’AGIA, volto a sondare il livello di consapevolezza dei giovani ed a coglierne
le percezioni, per acquisire nuovi spunti di riflessione, ma anche a comunicare, a
stabilire un rapporto e suscitare un dibattito con una componente della società che non
risulta in passato sollecitata sul tema, ma che è potenzialmente esposta e vulnerabile.
Purtroppo, non sempre le persone, e gli adolescenti in particolare, si rendono
conto di vivere “relazioni tossiche” e subiscono talune condotte o atteggiamenti
possessivi da parte del proprio partner, immaginando quale “amore” una dipendenza
emotiva o manipolativa in cui si trovano intrappolati inconsapevolmente. Subire il
controllo del telefonino, vedersi limitare l’uscita con altri amici, venire condizionati
Il Liceo scientifico e linguistico “Ettore Majorana” e gli Istituti di Istruzione Superiore “De Amicis-Cattaneo” e “Leon Battista Alberti”, di Roma,
individuati d’intesa con il referente del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Nel complesso, hanno partecipato 320 studenti.
nella scelta dell’abito da indossare, non sono affatto segni di affetto, ma atti di possesso
e sopraffazione, “campanelli d’allarme” da non sottovalutare; parlarne può aiutare a far
capire che in questi casi è inappropriato parlare di “amore”, nel presupposto
inconfutabile che il sentimento vero non può basarsi su sottomissione e privazione,
ma su libertà e rispetto verso l’altro.
I risultati sono stati decisamente superiori alle aspettative. Negli Istituti
scolastici la totalità degli studenti interessati ha inteso procedere alla compilazione. La
partecipazione alla consultazione online, che ha avuto luogo per un mese dall’8 marzo
2024, poi, è stata amplissima, con l’adesione di 31.960 ragazze e ragazzi. Un segno
tangibile che il tema della violenza di genere è molto sentito tra i giovani, che hanno
risposto all’invito con viva partecipazione, dimostrando, ancora una volta, che quando
viene offerta l’opportunità di “dire la loro” la colgono con entusiasmo.
Un risultato significativo, in una società in cui i social media sono diventati una
delle principali piattaforme per lo scambio di informazioni e opinioni, ma i contenuti
per essere apprezzati devono impegnare, in genere, pochissimo tempo.
Prima dell’analisi dei risultati è, quindi, importante sottolineare come si sia
instaurata una forma di comunicazione con i giovani, sviluppata con le diverse
modalità del confronto frontale e della condivisione online, entrambe risultate efficaci
perché foriere di riflessioni, spunti d’interesse, ma, prima ancora, per avere sollevato
un dibattito in un’ampia platea di giovani e giovanissimi, che hanno colto l’occasione per
essere ascoltati e partecipare alle scelte che li riguardano.
Da parte nostra garantiamo il nostro massimo sforzo per mantenere l’impegno
e meritare la fiducia che ci è stata riconosciuta.
PREMESSA
Nell’ambito del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, presso la Direzione
Centrale della Polizia Criminale è istituito, ai sensi dell’art. 8 della Legge 1° aprile 1981,
n. 121, il Centro Elaborazione Dati che “provvede alla raccolta, elaborazione,
classificazione e conservazione …delle informazioni e dei dati”. Il Centro Elaborazione
Dati rappresenta la fonte primaria per il monitoraggio delle attività delle Forze di
polizia e dei diversi fenomeni delittuosi sul territorio.
Il Servizio Analisi Criminale, struttura a composizione interforze2 incardinata
nell’ambito della Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento della
Pubblica Sicurezza, quale polo per il coordinamento informativo e per l’analisi
interforze dei fenomeni criminali, attraverso i dati acquisiti dal Sistema di Indagine
(SDI), integrati con le informazioni che pervengono degli Uffici territoriali delle Forze di
polizia, nonché da notizie acquisite dalle cd. fonti aperte, elabora documenti di analisi
sui reati afferenti la cd. violenza di genere nonché studi e approfondimenti tematici
sugli omicidi volontari con vittime donne3.
Nello specifico vengono, di norma, in primo luogo analizzati alcuni delitti, i cd.
reati spia o reati sentinella, che sono spesso già parte integrante della violenza di
genere, ovvero possono costituire un campanello d’allarme del fenomeno: sono
considerati tali gli atti persecutori (art. 612 bis c.p.), i maltrattamenti contro familiari e
Vi opera personale dei vari ruoli e qualifiche della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Penitenziaria.
Ciò lo rende uno strumento capace di sintetizzare e realizzare la cooperazione tra le diverse Forze di polizia a livello nazionale.
Per quanto attiene alle donne uccise, non viene effettuata un’analisi dei “femminicidi” in quanto tale definizione, pur costituendo un termine di uso
comune per indicare gli omicidi con vittime di genere femminile compiuti come atto estremo di violenza misogina, non trova corrispondenza in una
fattispecie codificata nel nostro ordinamento giuridico e si presta, pertanto, ad interpretazioni.
conviventi (art. 572 c.p.), le violenze sessuali (art. 609 bis, 609 ter, e 609 octies c.p.)4 e
alcune fattispecie delittuose introdotte con la legge n. 69 del 19 luglio 2019, recante
“Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia
di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”, nota anche come “Codice
rosso”, che ha, inoltre, ampliato il sistema di tutele per le donne vittime di violenza di
genere.
Nel primo volume di questo approfondimento si è, quindi, proceduto ad una
disamina, focalizzata ad un esame delle vittime e degli autori fino ai 34 anni di età, degli
elementi di informazione tratti ed elaborati dalla Banca dati interforze e delle richieste
pervenute al numero di pubblica utilità 1522, tracciando un primo bilancio e sviluppando
alcune considerazioni. Trattandosi di una tematica complessa, si invita, quindi, chi
fosse interessato ad una più esaustiva visione delle risultanze, alla lettura integrale
anche del citato Report: in questa sede appare sufficiente evidenziare come i minori ed
i giovani adulti appaiano certamente coinvolti, sia come vittime, sia nel ruolo di
“carnefici”.
Di qui l’avvertita necessità di completare l’analisi attraverso un sondaggio volto
a comprendere il grado di consapevolezza dei giovani e dei giovanissimi sul tema,
cercando altresì di cogliere le loro sensazioni e di stabilire un canale di comunicazione
che sia in grado di supportarli nel caso di eventuale coinvolgimento in relazioni
“tossiche”.
Le violenze sessuali sono fattispecie di reato particolarmente gravi, e certamente parte integrante della violenza di genere. Vengono trattate nell’ambito
dei reati spia per esigenze di logica espositiva.
ANALISI DEI QUESTIONARI
INTRODUZIONE E NOTA METODOLOGICA
Per cercare di comprendere compiutamente e realisticamente “l’universo” dei
giovani, il Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale
ha predisposto, sul tema della violenza di genere, un questionario, composto da
domande a risposta chiusa e a risposta aperta. Con il prezioso supporto della Consulta
delle Ragazze e dei Ragazzi dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza si è
cercato di modularne il linguaggio in aderenza alle particolari sensibilità e attitudini.
Prevedendo
specifici
incontri presso le scuole e grazie
anche all’impegno profuso dal
corpo docente nella divulgazione
dell’iniziativa, il questionario è
stato,
dapprima,
sottoposto
all’attenzione di frequentatori di
classi
quinte
delle
scuole
superiori, allo scopo di acquisire,
in forma anonima e volontaria,
nel pieno rispetto della normativa
a tutela della privacy, la loro
percezione del fenomeno. A tal
proposito, è stato interessato il
Ministero dell’Istruzione e del
Merito
ricevere
indicazioni per l’individuazione
degli Istituti, della Capitale, da
La Consulta delle ragazze e dei ragazzi è un
organo consultivo che intende rappresentare tutti
i minorenni che risiedono in Italia, qualsiasi sia
la loro provenienza. È composta da ragazzi e
ragazze tra i 13 e i 17 anni d’età, che supportano
l’Agia nella sua attività di segnalazione alle
istituzioni di interventi sui temi che riguardano i
diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il
presupposto è rappresentato dall’articolo 12
della Convenzione di New York del 1989: Gli
Stati parti garantiscono al fanciullo capace di
discernimento il diritto di esprimere liberamente
la sua opinione su ogni questione che lo
interessa, le opinioni del fanciullo essendo
debitamente prese in considerazione tenendo
conto della sua età e del suo grado di maturità.
Attraverso la Consulta l’Autorità garante vuole
diffondere: la cultura del rispetto della diversità
attraverso
attività
comunicazione,
informazione e sensibilizzazione su tematiche
importanti; il principio di libera espressione del
pensiero la collaborazione come modalità
lavorativa e come stile di vita; la partecipazione
attiva alla vita sociale, civile e politica per
accrescere il senso di appartenenza alla società
delle nuove generazioni.
coinvolgere nell’iniziativa5.
Il questionario è stato sottoposto ai giovani frequentatori delle 5^ classi dei tre istituti “Liceo scientifico Ettore Majiorana”; IIS “De Amicis- Cattaneo”
e “IISS Leon Battista Alberti”.
Successivamente, nell’ottica del “è, prima di tutto, importante parlarne” e per
accendere un faro sul tema che consentisse di raggiungere un’utenza più ampia, grazie
alla proficua interazione con l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA),
è stata avviata una consultazione pubblica online, sulla piattaforma web “#iopartecipo”.
Preme precisare che tale iniziativa non ha la pretesa di fornire risposte certe,
mancando i presupposti per potersi definire caratterizzata dal rigore scientifico.
Tuttavia, si tratta di un’indagine statistica relativa ad un campione di riferimento
piuttosto esteso, che ha visto i giovani porsi quali protagonisti di un’importante
approfondimento ed in grado di fornire interessanti spunti di riflessione, da tenere in
considerazione per la comprensione del fenomeno della violenza di genere e, quindi,
negli approfondimenti mirati all’individuazione ed alla predisposizione di interventi
sempre più efficaci per la prevenzione e il contrasto.
In premessa, prima di procedere ad illustrare i risultati delle due indagini
condotte, rispettivamente presso gli istituti scolastici e attraverso il web, occorre
sviluppare alcune precisazioni metodologiche sull’impostazione seguita.
L’iniziativa ha, infatti, carattere innovativo e sperimentale: non è, pertanto,
possibile effettuare un raffronto con annualità precedenti; è stato, inoltre, necessario
individuare un metodo di analisi.
rispondere
esigenze
maggior
rigore
qualità
statistica
nell’elaborazione dei dati sono stati adottati degli accorgimenti, specificamente
attagliati in relazione alle due diverse tipologie di quesiti posti, le “domande aperte” e
le “domande a risposta chiusa”.
Per le “domande aperte”, oltre ad una lettura integrale dei riscontri forniti (la
totalità dei 31.960 questionari compilati online e gli ulteriori 320 redatti da parte degli
studenti delle scuole interessate) per cercare di cogliere la percezione dei giovani sul
tema ed il livello di consapevolezza in riferimento ad alcuni dei suoi aspetti, sono state
individuate delle “macro categorie” sotto cui ricondurre le molteplici risposte fornite
dalle/dai ragazze/ragazzi. In tal modo è stato possibile, da un lato, selezionare,
ancorché empiricamente, alcune “risposte campione” ritenute di particolare interesse
e, dall’altro, effettuare valutazioni e comparazioni statistiche in relazione a “categorie
omogenee”6.
Per le “domande a risposta chiusa”7, in relazione alle quali è stata fornita ai
ragazzi la possibilità di esprimere anche più di una preferenza8, le percentuali espresse
nelle analisi sono state calcolate in base alle risposte effettivamente fornite dai
compilatori.
I risultati del questionario saranno posti a disposizione delle Forze di polizia e
dell’Autorità Garante per ottenere un contributo “qualitativo” e di significativa
rilevanza sulla percezione del tema della violenza di genere.
Il “campione statistico” adottato, per il “riversamento” delle risposte aperte nelle “macro categorie”, è stato quello della totalità dei 320 questionari
delle scuole e di altrettanti di quelli compilati online, selezionati rispettando con esattezza il rapporto, espresso in termini percentuali, di genere ed età
dichiarate da coloro che, nel totale, hanno partecipato alla consultazione sul web.
Valutate sulla totalità dei questionari compilati (32.280, ovvero la somma di 320+31.960).
La somma dei riscontri forniti può, quindi, superare il 100%.
I CONTENUTI DEL QUESTIONARIO
Il questionario, che, per chi fosse interessato, è riportato come allegato
(sintetizzato negli spazi ma inalterato nei contenuti) in fondo alla presente
pubblicazione, ha sviluppato, in primo luogo, un focus sulla percezione della sicurezza,
quanto
contribuire
elemento
essenziale
qualità
della
vita.
L’indagine rileva numerose informazioni
riguardanti le paure inerenti all’ambito
della criminalità, nella sua accezione più
ampia: il timore di essere vittime di reato,
l’impatto di queste paure nel vissuto
quotidiano, i sistemi di difesa adottati dagli
intervistati per proteggersi.
Il sondaggio è stato finalizzato,
altresì, a vagliare il grado di conoscenza e di
consapevolezza dell’offensività giuridica di
talune
condotte,
fattispecie
sussumibili
incriminatrici
normate
sotto
codice penale, riconducibili al fenomeno criminale della violenza di genere.
Nella ferma convinzione che l’informazione sia
l’unica arma efficace per addivenire ad una società
composta da individui consapevoli, in grado di
affrontare i pericoli e aiutare chi si trova in difficoltà, è
stato poi chiesto ai giovani se fossero a conoscenza
dell’esistenza del numero antiviolenza “1522”, del
Signal for Help9 o di alcune app, implementate di
recente per prevenire i casi di violenza, quali, ad
Il Signal for help (Segnale per aiuto) è un particolare segno gestuale, “lanciato” dall’Associazione Canadian Women’s Foundation nell’aprile 2020,
in piena pandemia. È poi diventato “virale” in tutto il mondo. Il gesto è stato pensato per poter esser mostrato silenziosamente durante le videochiamate,
per allertare familiari, amici o colleghi in caso di bisogno di aiuto. È un segno semplice da riconoscere, anche per strada e nei luoghi pubblici.
esempio, “Viola Walk home”10, “112
Where Are U”11, “Where”12 e “Guardian
Safely Around”13, da scaricare per
potere essere e potersi sentire più
sicuri nel tornare a casa o nel recarsi
in zone poco frequentate, laddove manchi la compagnia
di amici e subentri la paura che qualche malintenzionato
possa
avvicinarli,
aggredirli o seguirli per acquisire informazioni
utili a una successiva condotta persecutoria.
Inoltre, il questionario ha posto particolare
attenzione sulla vittima di violenza di genere, per
indagare, in particolare, sul rapporto intercorrente con l’autore di tale violenza e su
come la vittima ha reagito a seguito di tale condotta.
Il sondaggio focalizza, poi, l’attenzione sul ruolo che,
secondo i giovani, rivestono le Forze di polizia per prevenire e
contrastare questa forma di violenza, così insidiosa, che può
manifestarsi sia indoor che outdoor e sul ruolo ricoperto dai
social media in merito.
Infine, per offrire spunti interessanti al fine di poter predisporre interventi
sempre più efficaci per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, il
sondaggio ha inteso acquisire eventuali suggerimenti che promanano dal mondo
giovanile.
A titolo esemplificativo, per stimolare la riflessione e promuovere un dibattito
costruttivo sulla violenza di genere, ma anche per sensibilizzare i giovani e giovanissimi
“Viola Walk Home” non è un’app, ma è un servizio di video-accompagnamento internazionale; si tratta di un numero che attiva la videochiamata
con dei volontari che monitorano la persona durante il tragitto verso casa (il servizio è gratuito ed attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7).
10 “
112 Where Are U” è un’applicazione che permette di chiamare il Numero di Emergenza Europeo 112 (dove presente), inviando automaticamente i
dati del chiamante: in caso di emergenza il sistema localizza la posizione e sarà possibile effettuare la chiamata al 112, oppure far partire la “chiamata
silenziosa” nel caso in cui non si possa parlare.
“Where” conta una community di oltre 50.000 donne italiane, pronte a segnalare situazioni di potenziale rischio per i luoghi e le strade con cui hanno
familiarità, scrivendo un commento testuale che sarà visualizzabile da chi avrà scaricato l’app.
“Guardian Safely Around” è un’app che possiede la funzione di “Guardiani”; quando l’utente avvia o termina un percorso o segnala un’emergenza,
i guardiani (amici o familiari aggiunti nell’app) ricevono notifiche e possono anche visualizzare la posizione in tempo reale.
sul tema, è stato loro chiesto di provare a fornire una definizione, che potesse
riassumere le molteplici sfaccettature del fenomeno.
Il riscontro ottenuto è stato, talvolta, particolarmente articolato, evidenziando
un livello di consapevolezza probabilmente inaspettato e delle osservazioni che meritano
riflessione. A seguire, alcuni esempi emblematici di risposte articolate fornite.
ANALISI DEL QUESTIONARIO PRESSO LE SCUOLE
quanto
concerne
l’iniziativa
interessato le scuole, il questionario è stato sottoposto
all’attenzione di giovani ragazze/i aventi la maggiore
età, frequentatori delle classi quinte.
questionari
compilati:
rispettivamente 134 dalle ragazze, 174 dai ragazzi e 12
da coloro che hanno preferito non indicare il genere.
Dall’esame emerge che 97 persone, ben il 30% sul
totale, hanno dichiarato di aver timore di subire:
un’aggressione fisica (53%), una minaccia verbale
(52%), una violenza sessuale (49%)14.
Per scongiurare tali pericoli, il 41% del campione
complessivo (tutti i questionari compilati) evita di
percorrere strade isolate ed il 26% esce sempre in compagnia di altre persone. Un
intervistato su quattro, invece, non adotta alcuna precauzione per sentirsi più sicuro,
mentre il 5% frequenta corsi di autodifesa.
Gli studenti hanno dichiarato di conoscere l’antigiuridicità di talune condotte,
tra le quali quelle riconducibili alle fattispecie della violenza sessuale (per il 90%), del
cd. revenge porn (per l’88%), dei maltrattamenti contro familiari e conviventi (per
l’80%) e degli atti persecutori (per il 72%).
Tuttavia, solo il 19% degli intervistati che hanno risposto alla domanda ha
dichiarato di conoscere il numero antiviolenza o alcune app quali le citate “Viola Walk
home”, “112 Where Are U”, “Where” e “Guardian Safely Around”.
In particolare, tra quanti hanno dichiarato di avere timore (97 persone) il senso di insicurezza risulta decisamente più elevato per le donne (57%)
rispetto agli uomini (10%); un ulteriore 25% non ha specificato il genere.
Al contrario, è elevata l’incidenza, pari al 90%, degli
intervistati che ha imparato a riconoscere e a replicare, ove ne
ricorresse la necessità, il Signal for Help. In particolare, dall’esame
emerge che i giovani e i giovanissimi hanno appreso di tale segnale
tramite i social network (86%), con campagne di sensibilizzazione
in materia (17%), attraverso conoscenti (uno su 10) e, infine,
tramite insegnamenti o progetti proposti dalle scuole (9%).
A tal proposito, piuttosto elevata la percentuale di coloro
che si dichiarano disponibili nel prestare soccorso (44%), o segnalare l’occorso ai
competenti Uffici di polizia (28%), se in strada notasse una persona intenta a mostrare
un pollice della mano piegato, quattro dita in alto e poi chiuse a pugno. Significativa
la percentuale, pari al 31%, degli studenti che si dicono disposti ad allertare le Forze di
polizia e nel frattempo ad adoperarsi in prima persona, avvicinandosi con discrezione
al richiedente per cercare di capire meglio lo svolgimento dei fatti e tentare di aprire
un canale comunicativo con la potenziale vittima.
Invece, nel caso in cui
dovesse assistere ad eventi di
evidente violenza, quasi la metà
degli
studenti
(48%)
rivolgerebbe alle Forze di polizia
o cercherebbe aiuto chiedendo
consiglio
partner/amici/parenti (47%). Il
invece,
l’aggressore
desistere
violenta.
affronterebbe
intimandogli
dalla
condotta
Su 200 risposte fornite, il 63% dei giovani ha dichiarato di conoscere una persona
che ha subito condotte riconducibili a forme di violenza. In particolare: minaccia
(61%), lesioni e percosse (37%), maltrattamenti contro familiari e conviventi (34%),
violenza sessuale (33%) e atti persecutori (25%). La violenza sarebbe stata perpetrata
dal partner (52%), da un parente (25%) o da un amico (21%).
Dall’esame è emerso che il più delle volte (il 63% dei casi) la vittima si è confidata
con amici o parenti o non ha detto nulla (31%); relativamente poche (il 15%) le vittime
che avrebbero proceduto a formalizzare una denuncia presso i competenti uffici delle
Forze di polizia. Solo l’1% avrebbe contattato il “1522”.
Inoltre, dall’esame dei
questionari è emerso che il 31%
degli intervistati ha dichiarato
di avere subito molestie tramite
social,
messaggi, telefonate:
studente
quattro
dichiara che la condotta si è
ripetuta nel tempo, mentre il
restante 77% dichiara essersi
trattato di un caso isolato.
Nel 48% dei casi la
reazione è stata quella di
bloccare l’utenza adoperata dal
molestatore, mentre il 24% si è dichiarato del tutto
indifferente alla condotta. Infine, una minoranza, rappresentata dal 17%, ha preferito
non reagire.
Come anticipato, è stato chiesto agli studenti di fornire una loro definizione di
violenza di genere. Le risposte sono state, per un’esigenza di analisi e comparazione,
riversate e sintetizzate in “macro categorie”. Il 63% degli intervistati riconduce il
fenomeno all’interno della più ampia categoria della discriminazione di genere.
Estremamente interessante notare come uno su cinque degli intervistati avverta la
particolare gravità del problema, riconducendo il fenomeno all’interno della categoria
“grave violazione dei diritti umani”. È relativamente piccola la percentuale,
rappresentata dal 14%, di quanti hanno preferito non cimentarsi in questo
“esperimento definitorio”.
rispondenti
dichiara che il tema della violenza
di genere è conosciuto in quanto
affrontato
insegnante/psicologo,
proponendo spunti di riflessione in
classe,
programma
predisponendo
sviluppare
gruppo (29%). Tuttavia, il 15%
asserisce di conoscere direttamente
persone vittime di violenza di
genere.
Vi è una amplissima convergenza di opinioni (95%) sull’importanza di affrontare
il tema della violenza di genere: il 59% argomenta su come sia importante parlarne per
sensibilizzare le persone, richiamandone l’attenzione e l’interesse; il 44%, invece, pone
l’accento sul fatto che un’efficace informazione preventiva potrebbe scongiurare il
rischio di accadimento.
Il 18% ritiene, poi, che parlarne sia importate per ridurre l’effetto di isolamento
in cui troppo spesso le vittime si sentono confinate.
Inoltre, l’analisi è stata rivolta alla percezione che i
ragazzi hanno dell’operato delle Forze di polizia, impegnate
quotidianamente nell’attività di prevenzione e contrasto dei
vari fenomeni criminali, tra i quali grande attenzione è
rivolta alla violenza di genere.
Per il 79% degli intervistati
le Forze di polizia rivestono un
ruolo
fondamentale
prevenzione
contrasto
fenomeno; invece, solo il 48% ha
professato di riporre fiducia nel
loro operato. Uno su quattro
ritiene che le Forze di polizia
dovrebbero impostare la loro
attività in termini di maggiore
efficacia e tempestività; il 22%
ritiene che gli operatori di polizia
dovrebbero transitare più spesso
nelle strade e garantire maggiore presenza.
valutazione
negativa, è opinione abbastanza
diffusa quella secondo la quale le
Forze
dell’ordine
dovrebbero
prevedere più campagne e/o iniziative
di sensibilizzazione sul tema per fini
preventivi
dovrebbero
migliorare la loro capacità di ascolto
e prestare più attenzione alle esigenze
rappresentate
dalle
vittime
violenza di genere in sede di denuncia
(8%).
Prendendo le mosse anche dalla premessa iniziale che, purtroppo, non sempre
gli adolescenti si rendono conto di vivere “relazioni tossiche” e subiscono passivamente
talune condotte o atteggiamenti possessivi da parte del proprio partner, il sondaggio
ha focalizzato l’attenzione anche su questa problematica.
Dall’inchiesta
emerso che il 30% degli
studenti dichiara di aver
intrattenuto una “relazione
tossica”.
particolare,
questi,
dichiarato di aver subito
atteggiamenti possessivi da
parte del proprio partner,
ed uno su cinque di aver
subito gli effetti di una dipendenza emotiva.
A subire il controllo del telefonino da parte del proprio partner sarebbe stato il
31% degli intervistati. Le reazioni avute dai ragazzi in merito oscillano tra i due estremi:
il 29% ha dichiarato che tale condotta non ha destato particolari preoccupazioni in
virtù del fatto di non aver nulla da nascondere e di non aver avuto alcuna reazione; ma
c’è stato anche chi (29%) ha dichiarato di aver provato rabbia e/o ansia, vedendosi leso
nella propria privacy e sentendosi eccessivamente controllato senza giustificato
motivo.
dichiarato
disapproverebbe tale condotta allorquando
fosse subita, mentre uno su quattro dichiara
totale
indifferenza
verso
comportamento; solo il 12% degli intervistati
si preoccuperebbe al punto da ricercare
consiglio su come comportarsi in tale
evenienza.
Complessivamente,
intervistati
dichiarato
degli
subire
atteggiamenti possessivi dal partner. In particolare, all’interno di tale campione, tra le
donne il 66% subisce pressioni da parte del proprio partner affinché non indossi
determinati capi di abbigliamento, probabilmente perché ritenuti troppo vistosi o
provocanti; è, invece, del 21% la quota degli uomini che dichiara che la propria partner
non gli consente di frequentare altre persone. In tali casi, più della metà degli intervistati
(59%) ha rappresentato di aver ricercato un dialogo con il proprio partner, per
motivare la propria scelta, pur di non assecondare l’imposizione
altrui; mentre il 34% ha preferito interrompere la frequentazione
piuttosto che rinunciare alla propria libertà.
Da ultimo,
il sondaggio ha
focalizzato
l’attenzione
ruolo
ricoperto dai social media in merito al
fenomeno.
In particolare, il 38% degli
intervistati
ritiene
“social”
esercitino un’influenza negativa sul
tema della violenza di genere, nella
convinzione che le persone si sentano
legittimate ad agire in modo più
spregiudicato dietro uno schermo,
ritenendosi
impunità
protette
per le
un’aurea
proprie azioni
esternazioni; è, invece, del 23% la quota di
quanti ritengono che i social media
ricoprano
ruolo
positivo
nella
prevenzione del fenomeno. Interessante,
altresì, annotare come il 15%
degli
intervistati ritenga che i social media si
prestino ad avere un ruolo ambivalente, sia
in senso positivo che negativo.
Infine, tra i suggerimenti che
promanano dal mondo giovanile
per contribuire a risolvere la
problematica,
degli
intervistati evidenzia la necessità
siano
programmate
campagne di sensibilizzazione ed
educazione al rispetto delle donne,
soprattutto in contesti scolastici,
mentre il 34% auspica che sia
attivata
sociale
antiviolenza, al fine di fornire
adeguata assistenza e protezione
alle vittime.
2. ANALISI DELLA CONSULTAZIONE PUBBLICA ONLINE SU PIATTAFORMA
#IOPARTECIPO DELL’AGIA
Per quel che riguarda, invece, l’analisi
condotta sui risultati del sondaggio pubblico
online realizzato sulla piattaforma #iopartecipo
dell’Autorità
Garante
l’Infanzia
l’Adolescenza, si forniscono, preliminarmente,
i seguenti elementi informativi.
Alla consultazione hanno aderito 31.960
adolescenti di età dichiarata compresa tra i 14 e i 18 anni: le ragazze hanno partecipato
in percentuale superiore rispetto ai ragazzi, rispettivamente il 53% e il 43% (il 4% degli
intervistati non ha indicato il genere). Inoltre, la consultazione ha visto un’adesione
maggiore tra le ragazze di età compresa tra i 16 e i 18 anni, mentre la partecipazione
dei ragazzi ha fatto registrare una maggiore adesione tra quanti hanno dichiarato di
essere maggiorenni.
Un risultato che, indubbiamente, va oltre ogni più rosea aspettativa. È stato,
infatti, significativo il numero di giovanissimi che hanno dedicato un’ampia parte del
proprio tempo libero per rispondere al questionario, confermando come la violenza di
genere costituisca un tema molto sentito e attuale.
31.665 giovani del web hanno risposto alla domanda inerente alla sussistenza di
timori per la sicurezza personale. Di questi, il 75% dichiara di vivere con la paura di
subire condotte criminali. Solo 7.816, però, hanno indicato le condotte sussumibili a
fattispecie penali che rientrano nella loro percezione di insicurezza: queste sono
riconducibili alla minaccia verbale (61%); all’aggressione fisica (53%), alla violenza
sessuale (44%) e ai maltrattamenti contro familiari e conviventi (8%).
Tra gli accorgimenti adottati per scongiurare questa paura, si segnala che il 46%
evita di percorrere tragitti isolati, il 38% preferisce uscire in compagnia di amici,
mentre il 24% dichiara di non adottare nessuna forma di precauzione.
31.433 giovani del web si sono prestati a rispondere alla domanda finalizzata a
comprendere che grado di conoscenza giuridica abbiano maturato sul tema. Tra i reati
più conosciuti risaltano: per il 93% la violenza sessuale; per l’89% la diffusione di
foto/video a sfondo sessuale senza il consenso della persona, come atto di ritorsione o
violenza (cd. revenge porn); per l’81% i maltrattamenti contro familiari e conviventi; per
il 69% gli atti persecutori.
Solo il 34% si dice a conoscenza delle app “Viola Walk Home”, “Where”, “112
Where Are U” e “Guardian Safely Around”; mentre il 92% dei ragazzi dichiara di saper
riconoscere e replicare, se ce ne fosse bisogno, il Signal for Help.
In particolare, i giovani e i giovanissimi del web dichiarano di avere appreso tale
segnale tramite i social network (per l’85%) o attraverso campagne di sensibilizzazione
in materia (per il 18%) o tramite conoscenti o insegnamenti/progetti proposti dalle
scuole, rispettivamente per il 14% e il 15%.
Su 31.774 intervistati che hanno risposto, il 47% ha dichiarato di conoscere
qualcuno che ha subito condotte riconducibili a forme di violenza, ed in particolare:
minaccia (56%); maltrattamenti contro familiari e conviventi (37%); lesioni e percosse
(34%); violenza sessuale (30%). Il 40% degli intervistati appartenenti a tale campione,
inoltre, dichiara di non conoscere l’autore di siffatte condotte, mentre il 31% asserisce
che è il partner, o un parente (18%). Dall’esame dei dati web è emerso che il più delle
volte (43% dei casi) la vittima si è confidata con amici o parenti o non ha detto nulla
(39%); relativamente poche (solo il 15%) le vittime che hanno proceduto a formalizzare
denuncia presso i competenti Uffici delle Forze di polizia.
Nell’ambito delle 31.375 risposte fornite, il 20% degli intervistati ha dichiarato di
aver subito molestie tramite social, messaggi o telefonate e che il più delle volte (71%)
si è trattato di un caso isolato.
L’81% di 31.751 rispondenti ha dichiarato di aver affrontato il tema della violenza
di genere a scuola o in famiglia ed in particolare: il 77% ha asserito che l’adulto di
riferimento è stato un insegnante o uno psicologo; il 33% ha rappresentato che un
docente ha proposto di sviluppare progetti in classe; l’11% dichiara di conoscere una
persona direttamente interessata alla problematica.
Anche in questo caso si rileva una amplissima convergenza di opinioni
sull’importanza di affrontare il tema della violenza di genere. Il 96% del campione,
infatti, ritiene che sia importante parlare del fenomeno.
Nel caso in cui dovesse capitare di assistere ad un caso di violenza, su 31.787
risposte ricevute, il 54% degli intervistati si rivolgerebbe alle Forze di polizia, il 49%
chiederebbe consiglio ad un adulto di riferimento individuato tra familiari o amici, il
36% inviterebbe il molestatore a desistere dalla sua condotta oppure si recherebbe
presso gli Uffici competenti per formalizzare la denuncia.
Su 31.549 risposte ricevute, l’82% ritiene che le Forze di
polizia ricoprano un ruolo importante per la prevenzione e
contrasto del fenomeno; il 67% dei 31.526 rispondenti dichiara di
riporre fiducia nell’operato delle Forze dell’ordine.
31.714 le risposte in base alle quali risulta che il 20% del campione, un giovane su
cinque, si è trovato a confrontarsi in una relazione tossica, ed in particolare di aver
subito il controllo del proprio smartphone.
A tal proposito, su 30.554 risposte, ben la metà degli intervistati ha dichiarato di
disapprovare l’eventuale controllo del proprio telefono da parte del partner, mentre il
34% si è detto indifferente alla condotta. Il 2%, invece, si dice lusingato di ciò e se ne
vanterebbe con gli amici, confondendo, probabilmente, tale gesto, di controllo e
possesso, per amore o interesse.
Su 31.545 risposte, l’80% dichiara di non aver subito atteggiamenti possessivi da
parte del proprio partner; tra coloro che, invece, subiscono tali condotte, ricorre: per il
35% il divieto di frequentare persone che non riscontrano il gradimento del proprio
compagno; per il 26% il non poter indossare determinati capi di abbigliamento; per il
20% il divieto di uscire con altre persone.
20.990 sono le risposte in base alle quali il 41% del campione si dichiara deciso
ad interrompere la relazione davanti ad atteggiamenti possessivi, il 35%, invece,
cercherebbe di motivare la propria scelta, scegliendo la strada del ragionamento. Il 12%
si dice, infine, indifferente e non curante della situazione.
ANALISI COMPARATIVA
In questo studio sperimentale si
SCUOLE
è voluto, altresì, inserire un’analisi
comparata complessiva, per mettere a
DONNE
DONNE
confronto i risultati dei due sondaggi
sopra riportati.
Per assicurare la confrontabilità
delle informazioni raccolte dai 320
questionari compilati, presso le scuole,
UOMINI
UOMINI
da giovani studenti aventi tra i 17 e i 21
anni, è stato preso come termine di
paragone
campione
questionari sui 31.960 compilati sulla
piattaforma online #iopartecipo, da
ALTRO
NULLO
ALTRO
giovani che hanno dichiarato di avere
tra i 14 ai 18 anni. In questo secondo
caso, la selezione del campione è
stata effettuata rispettando con
esattezza il rapporto, espresso in
termini percentuali, di genere ed età dichiarate da coloro che, nel totale, hanno
partecipato alla consultazione online.
Si è così potuto disporre
di due
campioni
paragonabili, analizzabili e raffrontabili sul piano statistico,
caratterizzati dalle differenze peculiari riconducibili all’età
rispettivi
compilatori
“somministrazione”, frontale e sul web.
modalità
Un primo punto da esaminare sono le risultanze delle risposte alle “domande
aperte”, che, come anticipato in premessa, sono state ricondotte in macro categorie
per fini statistici.
Dal punto di vista dell’analisi comparativa possono essere sviluppate le seguenti
considerazioni.
Sono quasi sovrapponibili le percentuali di ripartizione delle risposte acquisite
in merito ai quesiti “Come sei venuto a conoscenza del Signal for Help?” (6) e “Come ti
comporteresti se incontrassi qualcuno che ti fa questo segno?” (7), evidenziando come
il ruolo dei social media risulti determinante ai fini della conoscenza del segnale d’aiuto
in caso di violenza, precedendo ampiamente le campagne di sensibilizzazione in
materia e le attività didattiche nelle scuole.
Prestare assistenza/soccorso al segnalante e richiedere l’intervento delle Forze
di polizia sono le reazioni più ricorrenti in caso di bisogno.
SCUOLE
6 – SE SI come sei venuto a consocenza del
Signal for Help?
Attraverso conoscenti
Campagna sensibilizzazione (Intenet, cartelloni, TV)
Social network
7 – Come ti comporteresti se incontrassi
qualcuno che ti fa questo segno?
Lo/a aiuterei
Non saprei che fare
Avviso le FFPP
Associazioni di settore
Avviso le FFPP e mi adopero nel frattempo
Scuola
Altro
Non risponde
6 – SE SI come sei venuto a consocenza del
Signal for Help?
Attraverso conoscenti
Campagna sensibilizzazione (Intenet, cartelloni, TV)
Social network
Associazioni di settore
Scuola
Altro
7 – Come ti comporteresti se incontrassi
qualcuno che ti fa questo segno?
Lo/a aiuterei
Non saprei che fare
Avviso le FFPP
Avviso le FFPP e mi adopero nel frattempo
Non risponde
Molto simili tra i due campioni sono anche le risultanze delle risposte ai quesiti
posti in materia di conoscenza e consapevolezza sulla tematica generale della violenza
di genere. Le tabelle seguenti mostrano come appaiano simili le percentuali attribuite
alle macro categorie entro le quali è stato possibile ricondurre le “risposte aperte” degli
intervistati in merito a cosa sia la violenza di genere (11), a quali siano i contesti nei
quali hanno avuto modo di affrontare tale tematica (12.1) ed al perché secondo loro sia
importante parlarne (13.1).
SCUOLE
11 – Cos’è per te la Violenza di
Genere?
Discriminazione di genere
Non conosco
Grave violazione dei diritti umani
Non risponde
12 – Hai mai
affrontato il
12.1 – SE SI in che modo?
tema VDG a
scuola o in
famiglia?
Ne ha parlato l’insegnante e/o psicologo in classe
Abbiamo sviluppato un progetto in classe
Conosco una persona direttamente coinvolta
Ho partecipato a una manifestazione organizzata da
associazioni di settore
Altro
Non risponde
11 – Cos’è per te la Violenza di
Genere?
Discriminazione di genere
Non conosco
Grave violazione dei diritti umani
Non risponde
12 – Hai mai
affrontato il
12.1 – SE SI in che modo?
tema VDG a
scuola o in
famiglia?
Ne ha parlato l’insegnante e/o psicologo in classe
Abbiamo sviluppato un progetto in classe
Conosco una persona direttamente coinvolta
Ho partecipato a una manifestazione organizzata da
associazioni di settore
Altro
Non risponde
SCUOLE
13 Importante
parlarne?
13.1 – Perché?
No c’è il rischio di effetto emulativo
È importante sensibilizzare sul tema
È importante per consapevolezza ai fini preventivi
È importante per le vittime (NO alla
vittimizzazione secondaria)
Non risponde
13 Importante
parlarne?
13.1 – Perché?
No c’è il rischio di effetto emulativo
È importante sensibilizzare sul tema
È importante per consapevolezza ai fini preventivi
È importante per le vittime (NO alla
vittimizzazione secondaria)
Non risponde
SCUOLE
In riferimento alla percezione dell’operato delle 15 – Pensi che le FFPP abbiano
un ruolo importante per
Forze di polizia si può osservare, nella tabella seguente,
prevenire e contrastare il
fenomeno della VDG?
che un’alta percentuale degli intervistati ritenga
fondamentale il ruolo delle Forze dell’ordine nell’attività
prevenzione
contrasto
fenomeno
(15),
auspicando, anche, l’importanza di una maggiore AGIA
15 – Pensi che le FFPP abbiano
presenza dell’attività di controllo del territorio e maggiore
un ruolo importante per
prevenire e contrastare il
tempestività ed efficacia durante gli interventi (16).
fenomeno della VDG?
Il 48% degli studenti coinvolti e il 61% dei giovani che hanno partecipato alla
consultazione online hanno dichiarato di riporre fiducia nell’operato delle Forze di
polizia (17); tra chi esprime parere contrario, non va, altresì, sottaciuta la mancanza di
argomentazioni da parte di una bassa, ma significativa, percentuale (17.1).
SCUOLE
17 – Hai
fiducia
nelle
FFPP?
16 – Secondo te che cosa dovrebbero fare le FFPP
per prevenire e contrastre i casi di violenza fisica,
verbale, psicologica?
Non so
Essere più presenti
Promuovere campagne di sensibilizzazione nelle scuole
Essere più tempestivi/efficaci
Non conoscenza del sistema giudiziario
Prevedere corsi di formazione per tutti i/le ragazzi/e
Più formazione per denunce e capacità di ascolto
17.1 – SE NO perché
Abuso di potere
Sottovalutano/non prendono sul serio la vittima
Credo non possano fare molto in alcune circostanze
Il Sistema giudiziario non funziona
È un’Istituzione lontana
Sfiducia a causa di precedenti contatti con le FFPP
Non risponde
17 – Hai
fiducia
nelle
FFPP?
16 – Secondo te che cosa dovrebbero fare le FFPP
per prevenire e contrastre i casi di violenza fisica,
verbale, psicologica?
Non so
Essere più presenti
Promuovere campagne di sensibilizzazione nelle scuole
Essere più tempestivi/efficaci
Non conoscenza del sistema giudiziario
Prevedere corsi di formazione per tutti i/le ragazzi/e
Più formazione per denunce e capacità di ascolto
17.1 – SE NO perché
Abuso di potere
Sottovalutano/non prendono sul serio la vittima
Credo non possano fare molto in alcune circostanze
Il Sistema giudiziario non funziona
È un’Istituzione lontana
Sfiducia a causa di precedenti contatti con le FFPP
Non risponde
È stata poi analizzata l’influenza esercitata dai social media sul fenomeno in
trattazione.
Con percentuali più alte, sebbene
SCUOLE
tra loro differenti, sia il gruppo degli
24 – Come pensi che i social
media possano influire sulla
studenti sia i giovani del web imputano
ai social un’influenza negativa, in
quanto ritenuti forieri di contenuti
Esagerano il tema ed amplificano
Influiscono in modo negativo
Influiscono in modo positivo
inopportuni, che potrebbero perfino
Non saprei cosa dire
coloro che, invece, riconoscono ai social
Sono un’arma a doppio taglio
Non risponde
un’influenza positiva, evidenziandone
fomentare
condotte
violente;
leggermente più basse le percentuali di
l’importante ruolo informativo.
24 – Come pensi che i social
media possano influire sulla
Inoltre, c’è chi ne sottolinea
Esagerano il tema ed amplificano
Influiscono in modo negativo
Influiscono in modo positivo
Non saprei cosa dire
Sono un’arma a doppio taglio
Non risponde
un’efficacia ambivalente, auspicando,
tuttavia, che se ne faccia un uso più
cauto.
discreta
percentuale dei giovani intervistati non
ha fornito alcuna risposta.
Da ultimo, si può constatare che il 19% dei giovani frequentatori delle scuole ha
indicato suggerimenti, rispetto al 3% dei giovani che hanno aderito alla consultazione
on line.
Tra i suggerimenti emerge l’auspicio di potenziare la rete antiviolenza,
garantendo sempre un valido supporto, soprattutto di natura psicologica, alle vittime
e di sostenerle durante il percorso e, per gli studenti, una maggiore attenzione alla
sensibilizzazione e all’educazione al rispetto delle donne nel percorso scolastico.
SCUOLE
25 – Ci sono
suggerimenti che
vorresti dare?
25.1 – SE SI quali?
Imparare come comportarsi in caso di pericolo
Imparare a non sottovalutare la situazione
Formare i genitori
Fornire assistenza psicologica/antiviolenza
Introdurre riforme
Sensibilizzare ed educare al rispetto delle donne nel percorso scolastico
25 – Ci sono
suggerimenti che
vorresti dare?
25.1 – SE SI quali?
Imparare come comportarsi in caso di pericolo
Imparare a non sottovalutare la situazione
Formare i genitori
Fornire assistenza psicologica/antiviolenza
Introdurre riforme
Sensibilizzare ed educare al rispetto delle donne nel percorso scolastico
CONSIDERAZIONI
I risultati delle due “indagini”, evidenziano interessanti spunti di riflessione.
Per il sondaggio avvenuto “in presenza” presso gli istituti scolastici, oltre
all’impegno profuso dagli insegnanti, essi stessi particolarmente interessati
all’iniziativa, va sottolineato l’entusiasmo degli studenti, che hanno aderito nella
totalità. Segno tangibile di interesse concreto alla problematica, percepita come vicina
ed attuale.
In merito, al di là dei numeri finora analizzati e delle considerazioni che se ne
possono trarre e su cui tra breve torneremo, si ritiene, ora, importante, riportare
brevemente anche le sensazioni percepite dagli specialisti del Servizio Analisi
Criminale, donne e uomini delle Forze di polizia, impegnati in un compito particolare.
La peculiarità di tale sondaggio va, infatti, ricondotta al confronto che l’ha preceduto;
un momento nel quale si è progressivamente instaurata una forma di comunicazione
efficace, attraverso un processo relazionale multidirezionale.
Infatti, durante gli incontri nelle scuole, l’interesse mostrato dai giovani è stato
palpabile: dopo un’iniziale, breve e fisiologica diffidenza, i ragazzi hanno interrotto le
loro attività per dedicarsi, con crescente attenzione, al progetto. Penne sui banchi,
teste alte, sguardi vigili, orecchie che sono diventate “radar”; tutti “in ascolto”, anche
chi, nell’ultima fila, era prima intento a scarabocchiare la pagina del libro o a parlare
con il vicino di banco, ha poi mutato atteggiamento e partecipato con attenzione. È
bastato adoperare un linguaggio sincero e diretto, proprio dei ragazzi di oggi.
Per sottolineare la gravità e la concretezza del fenomeno sono stati in un primo
tempo richiamati alcuni tragici eventi che hanno scosso l’opinione pubblica, come la
drammatica vicenda di Giulia Cecchettin. Perché Giulia era una ragazza, piena di sogni
e progetti, stroncati bruscamente. Giulia sarebbe potuta essere una loro compagna di
banco, la ragazza della porta accanto, un’intima confidente. “La sua storia non può non
riguardarci”, avranno pensato i più.
E poi un breve riferimento alle relazioni
sentimentali “tossiche” e alle cd. red flags15, che sono
iconiche portatrici di riflessione da tenere sempre a
mente, sottolineando ai giovani uditori che, come in
rapporto
frequentazioni
interpersonale,
amorose
anche
basano,
imprescindibilmente, sul rispetto altrui.
Bisogna imparare a dire “NO”, tanto quanto è
necessario imparare a saperlo accettare, anche se il
rifiuto genera un senso di frustrazione. È necessario
cambiare prospettiva e riferimenti, entrare nell’ordine
di idee che il “rifiuto” fa parte del percorso di crescita
personale di ciascuno e della coppia, uno stimolo alla maturazione personale e
collettiva; non va vissuto come un dramma, ma letto come un’opportunità di crescita;
e comunque accettato, perché amare vuol dire anche riconoscere la libertà dell’altro.
E così, di colpo, nell’aula è piombato un “silenzio cosmico”, quasi innaturale.
Come se, per una volta, il “mondo degli adulti” e “il mondo dei giovani”, avessero messo
da parte il consueto, ed entro certi limiti fisiologico, “braccio di ferro generazionale” e
si fossero impegnati ad affinare le proprie capacità di ascolto e di confronto, scevri da
pregiudizi, su un tema insidioso e trasversale, che evidentemente non conosce confini
fissati da fasce d’età. Teatro inconsapevole di questo “spettacolo”, la scuola, il luogo
forse più idoneo e suggestivo per un dibattito che ha condotto ad un reciproco
arricchimento.
Diversa la dinamica e la magnitudine, ma simile il coinvolgimento che ha
riguardato il sondaggio online. Circa 32.000 ragazzi, di età dichiarata compresa tra i 14
e i 18 anni, che hanno deciso di investire una porzione cospicua del loro prezioso tempo
Red flags (bandiere rosse). Si tratta della rappresentazione iconica e metaforica di alcuni spunti di riflessione su segnali di potenziale criticità nel
rapporto.
per dedicarsi alla compilazione di un questionario relativo ad una materia
apparentemente distante.
La massiva partecipazione riscontrata rende opportuna una riflessione, che
intendiamo sottoporre ai nostri lettori. I giovani e i giovanissimi sembrano avere voglia
di contribuire con il proprio pensiero per addivenire fattivamente a quel cambiamento
che tutti auspicano a parole. Si può, forse, sfatare il falso mito di alcune persone che
descrivono i giovani come distratti da interessi secondari e poco attenti ai problemi che
connotano la società civile, cadendo in pericolose generalizzazioni.
Nella circostanza, i ragazzi si sono dimostrati interlocutori validi, da cui è stato
possibile ricevere utili suggerimenti per affrontare un problema articolato. Il segreto?
Coinvolgerli con sincerità e poi Ascoltarli con attenzione.
Adoperando un linguaggio chiaro e facilmente intellegibile, il questionario tenta
di focalizzare l’attenzione dei giovani sulle molteplici sfaccettature di un tema
complesso, che richiede conoscenze giuridiche ma anche, e soprattutto, la capacità di
argomentare in modo logico e conseguenziale su temi sociali complessi, per avviare un
esame che conduca a soluzioni che siano quanto più possibile condivise.
Preme precisare che nelle risposte a campo aperto sono state le ragazze a
mettersi in gioco con più partecipazione, elaborando risposte più ricercate e
sofisticate. I ragazzi, la cui partecipazione è stata, comunque, significativa, sono stati,
in genere, più laconici nelle loro argomentazioni. Probabilmente le giovani donne
avvertono che il tema le riguarda, o potrebbe riguardarle, più da vicino.
Dall’indagine condotta è emerso che vi è una discreta conoscenza del fenomeno
della violenza di genere e delle peculiari condotte di reato con cui si manifesta.
Merito di ciò, indubbiamente, la famiglia, i vari attori sociali interessati e la
scuola, dove il tema viene affrontato da insegnati o psicologici, anche proponendo
progetti di gruppo. Ma non è mancato chi ha dichiarato di conoscere una persona
direttamente coinvolta.
Svariate sono state le definizioni del fenomeno offerte dai ragazzi “Una
violenza che subisce una persona in quanto donna e non per
qualcosa che ha fatto ma per qualcosa che è”; “condizioni che
portano le donne ad essere considerate meno dell’uomo, questo
può sfociare anche in violenza sia psicologica che fisica”, citandone
alcune.
In molte definizioni si rinviene l’accezione discriminatoria del fenomeno “Per
me è la discriminazione nei confronti di un genere in
particolare; questo porta a pensare che determinate persone non
sono in grado di svolgere determinati lavori o azioni o incarichi
solo perché sono o maschi o femmine”, e ancora “Il fatto di essere
discriminati non per un particolare comportamento o attitudine
ma per il semplice fatto di essere donna”.
Quasi tutti concordano sul fatto che si tratta di un problema sociale, che va
debellato, definendolo, in pochi sintagmi: “è una cosa molto grave”, oppure
“è un cancro della società”.
C’è chi ne rinviene le radici in una
questione di potere, chi in una questione
di genere, che è accompagnata da un
pregiudizio
suprematista
discriminatorio che può sfociare in
sopraffazione, odio e violenza. C’è stato
anche chi è giunto a definirla come
“una
grave
violazione
diritti umani”.
In generale, è apparso interessante il punto di vista di quanti hanno saputo
trasporre, in casi concreti e sensazioni effettivamente provate, i paradigmi e le
categorie astratte sussumibili nella violenza di genere.
“La
violenza
genere
(…)
Parte
sguardo
inopportuno, da un gesto, da una parola, da un fischio, da
molteplici gesti che fanno sentire la persona a disagio, spesso
neanche si rendono conto di quanto sia fastidioso ciò (…)”, riferisce
una giovane ragazza di 17 anni, quasi volendo sensibilizzare i suoi coetanei a non
lasciarsi andare a comportamenti, in apparenza “goliardici”, ma che sono, invece,
gravemente nocivi per chi li riceve in contesti inopportuni o laddove non richiesti.
Questa definizione sembra porsi in linea, senza soluzione di continuità, con quella di
un ragazzo di 18 anni, che ravvede nella violenza di genere “la bassa
considerazione dell’altro sesso che porta al credere di avere più
potere. Essere convinti di avere più potere porta al preoccuparsi di
meno delle conseguenze delle proprie azioni. E meno ci
preoccupiamo, peggio saranno le azioni che commetteremo”.
Il minimo comune denominatore
dei due assiomi precedenti lo fornisce
una ragazza di 18 anni, secondo la quale
il fenomeno è riconducibile ad una
“Assenza
educazione
affettiva”.
Questi tre commenti, letti in
“combinato disposto”, colgono una
sfumatura del fenomeno che pone
riflessioni inaspettate per la giovane età
degli
intervistati,
invocando
necessità di interrompere il “ciclo
della violenza” con interventi educativi da parte non solo delle istituzioni
scolastiche o della famiglia, ma anche da parte degli amici di comitiva o dei colleghi di
lavoro; interventi che siano improntati allo sviluppo di capacità empatiche e forme di
rispetto dell’altro, quale individuo portatore di bisogni e sentimenti.
Poco conosciuti il numero di pubblica utilità 1522 e le app pensate per creare una
rete social virtuale cui rivolgersi in caso di bisogno.
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