(AGENPARL) - Roma, 24 Maggio 2024 - (AGENPARL) – ven 24 maggio 2024 **Trentuno anni dopo la strage dei Georgofili: “Le mafie si combattono
anche con la normalità”**
/Scritto da Walter Fortini, venerdì 24 maggio 2024 alle 16:14/
Ci sono tanti studenti di scuole medie e superiori nella sala Pegaso di
Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze per il ricordo della strage dei
Georgofili
che trentuno anni fa, alle 1.04 del 27 maggio 1993, svegliò il capoluogo
toscano con il tritolo della mafia. Studenti che non sono solo spettatori
ma anche protagonisti del racconto. Ed è un segno di speranza. Perché la
memoria, per essere incisiva e non solo rituale, ha bisogno di essere viva.
Deve camminare anche sulla gambe delle giovani generazioni e non può
essere solo un ritratto da appendere alle pareti o una pagina da mandare a
memoria: ha bisogno di quell’attenzione che spesso ci è stata rubata e di
cui la criminalità organizzata si nutre.
Morirono in cinque quella notte: Caterina, appena cinquanta giorni di vita,
la sorella Nadia di nove anni, i genitori Angela Fiume e Fabrizio Nencioni,
lo studente universitario di ventidue anni Dario Capolicchio. Cinque vite
strappate, quarantotto feriti e danni ingenti al patrimonio artistico del
centro storico e degli Uffizi, che potevano essere anche maggiori se
l’autobomba fosse stata parcheggiata pochi metri più là come in effetti
era nei piani.
Serve il cuore e serve la mente per combattere le mafie, si ripete più
volte durante l’iniziativa a Palazzo Strozzi Sacrati. Occorre conoscere ed
essere curiosi, nel senso di prendersi cura di qualcosa ed approfondirlo,
facendosi domande ed anche dubitando. E poi soprattutto, è il messaggio
che risuona forte per tutta la mattinata, serve la normalità: quella
normalità capace di illuminare. Perché, Giovanni Falcone, il giudice
ucciso dalla mafia l’anno prima dei Georgofili, non era un supereroe, come
a volte viene dipinto sui murales. Era una persona normale, ricordano il
giornalista antimafia Giacomo Di Girolamo e la la magistrata in pensione
Maria Monteleone, ed anormale e marcio era il mondo e quello che accadeva
attorno a lui. Normale dovrebbe essere opporsi all’illegalità. Normale
dovrebbe essere uno Stato che funziona, un posto di lavoro garantito, una
risposta per ogni bisogno. Purtroppo non sempre accade.
Normalità dunque. Responsabilità anche. Non sottovalutare: mai. E poi
giustizia, memoria e verità. Se dovessimo riassumere per temi il ricordo
della strage dei Georgofili voluto stamani dalla Regione e
dall’associazione “Tra i familiari delle vittime”, queste sarebbero le
cinque o sei parole chiave.
L’iniziativa si apre con i saluti. Il presidente della Toscana ricorda come
sia fondamentale trasmettere ai giovani i valori e i sentimenti di
legalità e di contrasto ad ogni forma di criminalità organizzata: un
terreno su cui la Regione è fortemente impegnata e su cui si è spesa per
tanti anni, da quando è nata nel 2001, anche l’associazione “Tra i
familiari delle vittime”, a cui – anticipa il presidente – sarà
prossimamente consegnato il Pegaso della Toscana.
A margine si commenta la notizia dei giorni scorsi sull’avviso di garanzia
e a comparire ricevuto dalla Procura di Firenze dall’ex generale dei
carabinieri Mori riguardo le complicità etserne all’attentanto. “La
ricerca di verità e giustizia – commenta Luigi Dainelli, presidente
dell’associazione dei familiari – era fin dall’inizio uno dei nostri scopi.
Purtroppo siamo ancora qui ad aspettarle, nonostante i processi, gli
ergastoli e la condanna degli esecutori”. “Già nel 1993 subito dopo la
strage – prosegue – alcuni procuratori dissero subito che non era solo
mafia, che c’era qualche mente più raffinata che aveva suggerito
l’attentato”. Nelle aule giudiziare quelle menti non sono finora mai
state individuate. Ma, come ricorda anche l’assessore alla cultura della
legalità della Toscana, non si può risolvere tutto attribuendo la sola
responsabiltà di quei fatti alla mafia e per questo ringraziare la
magistratura che continua ad indagare. Anche l’assessora alla memoria e
alla legalità di Firenze auspica che prima o poi si arrivi ad una verità
a tutto tondo. Per Avviso Pubblico, associazione di amministratori pubblici
impegnati contro mafie e corruzione, commozione e rabbia si placheranno
solo quando si conosceranno i nomi dei burattinai.
Nell’attesa la Regione porta avanti, come istituzione, il proprio compito:
quello di investire sui giovani e sull’educazione alla legalità, azione
non banale ed importante in una regione dove le mafie non controllano certo
il territorio, non fanno più stragi ed attentati, ma investono, trafficano
e fanno affari, tra connivenze e colpevoli indifferenze. Da Livorno e
Firenze passa, attraverso l”ndrangheta, la cocaina diretta in tutta
Europa. La Regione da diversi anni studia il fenomeno delle mafie, con
rapporti a cui si è aggiunto quest’anno uno studio di Irpet, l’istituto di
programmazione economica, sull’impatto della malavita sull’economia della
regione. Serve un’azione di contrasto ancora più netta e decisa, dice il
presidente della Toscana.
Si parla anche dei beni confiscati alle mafie, dalla rinascita
rappresentata da il loro ritorno ad un uso comune, purtroppo spesso dopo
percorsi di acquisizione eccessivamente lunghi (anche dieci o dodici anni),
e del sostegno della Regione ai Comuni che li gestiscono.
Intanto sul grande schermo di Palazzo Strozzi Sacrati scorrono le immagini:
la paura di quella notte, le sirene, i volti insanguinati dei tanti feriti
che venivano soccorsi, sorretti e portati in ospedale, lo sgomento e la
paura dipinti in faccia, i dubbi sull’origine dell’esplosione nelle prime
ore attribuita ad una fuga di gas per poi velocemente farsi strada la
certezza di un attentato portato a compimento con un’autobomba. Scorrono
anche le immagini dell’intervista a Maria Grazia Mangani, maestra di Nadia
nel 1993: un inno, anche il suo, alla normalità e responsabilità, ma
anche lo sconforto di chi, pur vivo, si è sentito sprofondare nel cratere
di quell’esplosione. Giacomo Di Girolamo, giornalista siciliano impegnato,
fotografa la mafia dopo Matteo Messina Denaro, che non è cambiata, dice,
sempre vicina al potere, silente ed impegnata a fare soldi dove i soldi si
possono fare. E forse, si sofferma, proprio questo è il problema, che non
la sappiamo più vedere perché magari non è più davanti a noi ma di
fianco a noi ed a volte non ce ne accorgiamo.
C’è anche un tributo a Ma Giovanna Maggiani Chelli, instabile presidente
dell’associazione “Tra i familiari” scomparsa nel 2019. “Aspetto che
la verità della strade venga scritta sui libri di storia” disse una
volta davanti al Parlamento riunito. La giornalista Valeria Scafetta e la
magistrata Maria Monteleone parlano dell’antimafia oggi, raccontando le
donne in prima linea.
Alla fine la parola passa agli studenti. Più di duecento scuole, aveva
ricordato il direttore dell’ufficio scolastico Pellecchia, hanno
partecipato al progetto sulla cultura della legalità e la cittadinanza
attiva promosso quest’anno dalla Regione. Sul palco, con un assaggio di
quello che hanno fatto, salgono gli studenti dell’istituto comprensivo di
Gallicano in provincia di Lucca, con un pezzo di teatro di memoria in cui
danno voce a chi, quella notte di trentuno anni fa, era nei paraggi di via
dei Georgofili ed è sopravvissuto, magari rimasto ferito. Dopo di loro è
la volta del liceo artistico di Porta Romana a Firenze, con un breve video
documentario. Parlano ed intervengono anche i rappresentanti del Parlamento
degli studenti: Katy Wang per l’ufficio di presidenza e Shasika (Sole)