(AGENPARL) - Roma, 4 Aprile 2024 - (AGENPARL) – gio 04 aprile 2024 **Illegalità e criminalità, Giani: “La Toscana mantiene alta la
guardia”**
/Scritto da Tiziano Carradori, giovedì 4 aprile 2024/
Secondo le stime deII’Irpet, l’economia connessa alle attività illegali,
cioè l’insieme dei prodotti la cui produzione, vendita o distribuzione è
proibita dalla legge, vale in Toscana un giro di affari pari a 1,2 miliardi
di euro. Se a questa cifra sommiamo i 10,1 miliardi attribuibili
all’economia sommersa (in cui rientrano le attività celate alle autorità
fiscali), si può quantificare in 11,3 miliardi il valore complessivo
dell’attività non legale osservata sul territorio regionale: rappresenta
l’11,7% del prodotto interno lordo regionale, percentuale complessivamente
in linea con il dato nazionale.
Sono alcuni dei dati più significativi che emergono dalle 146 pagine del
“Rapporto 2023 su illegalità e criminalità organizzata nell’economia
della Toscana
” redatto dall’Irpet, l’Istituto Regionale per la Programmazione
Economica della Toscana. Il report è stato presentato oggi a Firenze nella
Palazzina reale della stazione di Santa Maria Novella nel corso di un
evento a cui hanno partecipato il presidente Eugenio Giani e l’assessore
alla legalità Stefano Ciuoffo, assieme, fra gli altri al procuratore della
Repubblica di Firenze, Filippo Spiezia.
“Le mafie – ha detto il presidente Giani – si combattono parlandone a
voce alta e dandoci gli strumenti necessari di studio e analisi. Per questo
non si può che esprimere apprezzamento e gratitudine per tutti coloro che
hanno lavorato a questa nuova edizione, che ci rende tutti più attrezzati
nella battaglia per la legalità. Di qualunque tipo sia la criminalità
prospera se non le si presta la giusta attenzione, se la si sottovaluta,
senza dotarsi dei giusti strumenti per riconoscerla e farla emergere nelle
attività, nelle relazioni, nelle modalità operative. Noi questa
operazione la compiamo ogni anno. Ringrazio anche le istituzioni statali,
la Procura e la Magistratura che ci affiancano in questo fondamentale
compito”.
“Sebbene le mafie – gli fa eco l’assessore Ciuoffo – non esprimano nella
regione uno stabile radicamento territoriale, la Toscana si conferma una
delle aree privilegiate per attività di riciclaggio e più in generale per
la realizzazione di reati economici finanziari su larga scala. Il rapporto
ci rafforza nella convinzione che stiamo battendo la strada giusta,
nonostante il mutamento continuo e costante del crimine organizzato. Irpet
dimostra come la Toscana sia un territorio resiliente e capace di mettere
in campo azioni trasversali per il contrasto alla mafia, in un lavoro
collegiale tra le istituzioni. Oggi le mafie viaggiano alla stessa
velocità con cui si evolvono le nuove tecnologie e compieremmo un errore
imperdonabile ad avere un’immagine stereotipata del mafioso. Per questo lo
studio e l’analisi, che questo rapporto di Irpet ci restituisce, sono
indispensabili per l’efficacia della nostra azione preventiva”.
Il profilo delle province toscane non pare caratterizzato da sostanziali
fragilità di natura socio-economica. Ma il rapporto invita a considerare
le imprese cosiddette cartiere (quelle nate con intenti di evasione,
elusione o riciclaggio attraverso l’emissione di fatture per operazioni
inesistenti) che incidono per il 3,6% del totale, contro il 5% in Italia. I
settori con valori più elevati sono quello finanziario-assicurativo
(6,6%), costruzioni (5,8%) e commercio (5,4%).
La mortalità aziendale anomala (in eccesso) si addensa prevalentemente nei
settori dell’abbigliamento e pelletteria e calzature (Prato, Empoli). Il
ricorso in eccesso al part-time riguarda principalmente l’area della
Toscana settentrionale (a più alto tasso di imprenditorialità), e in
particolare Prato, dove supera il 40% dei contratti, soprattutto nel
settore dell’abbigliamento.
I procedimenti per associazione mafiosa
La relazione per l’Anno Giudiziario 2023 della Procura Generale riporta un
deciso aumento dei procedimenti per associazione mafiosa (da 13 a 28)
avviati tra il luglio 2021 e il giugno 2022. Il fenomeno delle
infiltrazioni delle mafie straniere suscita particolare allarme per i
legami che può instaurare con le mafie locali, in particolare la mafia
cinese, con elevati tassi di criminalità economico finanziaria, e la mafia
albanese, specializzata nel traffico internazionale di droga.
Il confronto con le altre Regioni
Nel confronto nazionale, la Toscana si pone in coda (al 16°posto) per il
dominio “indicatori oggettivi di presenza di crimine organizzato”
(associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere, interdittive
antimafia, aziende in gestione e destinate, immobili in gestione e
destinati, operazioni finanziarie attinenti criminalità organizzata). È
al di sotto della mediana per il dominio “indicatori spia di controllo del
territorio” (al 13º posto), ovvero danneggiamento seguito a violenza,
attentati, sequestri, estorsione, usura e corruzione.
Al contrario, presenta valori più critici e si colloca tra le prime
regioni del centro-nord (al 9º posto) per il dominio “indicatori di
esercizio di attività illecite” (riciclaggio, contraffazione,
contrabbando, stupefacenti, reati del ciclo dei rifiuti, sfruttamento della
prostituzione).
L’indicatore sintetico dei tre domini ci colloca a metà strada (10º
posto) nella graduatoria nazionale. Su base provinciale il valore più
elevato spetta a Livorno, a cui seguono l’area della piana tra Firenze,
Prato e Pistoia e l’area della costa centro-meridionale.
La contraffazione, caso critico
Nello specifico delle attività illecite, la Toscana emerge come un caso
critico nel reato di contraffazione. Otto province su dieci sopravanzano il
valore mediano nazionale, mentre Firenze, Prato, Grosseto e Livorno si
posizionano nel gruppo delle province italiane con i valori più elevati.
Firenze e Prato sono coinvolte prevalentemente nella produzione di merci
contraffatte, Livorno e Grosseto, invece, nelle connesse attività di
logistica e successiva distribuzione.
La segnalazione di operazioni sospette
Le segnalazioni di operazioni sospette (Sos), che intermediari finanziari e
altri operatori qualificati hanno l’obbligo di comunicare all’Unità di
Informazione Finanziaria (Uif) della Banca d’ItaIia, sono in termini
procapite in linea con le regioni del centro-nord, ma la posizione è più
critica se si guarda ad alcune province: Prato compare tra le prime cinque
e a seguire Siena, Firenze e Lucca. Non dissimile è l’andamento
dell’indicatore di rischio di utilizzo anomalo del contante (Uif). Nel
complesso, le province di Prato e Firenze si posizionano ai vertici
nazionali, per quanto assieme ad altre realtà del centro-nord. Infine, il
numero di reati denunciati relativi al ciclo dei rifiuti colloca la Toscana
in 9^ posizione, dopo il periodo critico tra il 2016 e il 2019 (4^
posizione). Contesti di particolare criticità sono rappresentati dagli
scarti tessili del distretto pratese, dal commercio degli indumenti usati e
dai rifiuti dell’industria conciaria.
Il Pnrr: opportunità e rischi
Le procedure di lavori pubblici associate al Pnrr (il 17% del totale
regionale, 1.200 su 6.700) si caratterizzano per migliori performance
rispetto alle restanti e, in alcuni casi, anche rispetto alle dinamiche
registrate nel recente passato in Italia e in Toscana. Confrontate con
analoghi lavori delle amministrazioni non finanziati dal Piano, presentano
una maggior apertura alla concorrenza rappresentata da un più ampio
ricorso a procedure di tipo aperto (+12,6% in Toscana, +10% in Italia) e
una minor frammentazione della committenza rappresentata da un maggior
ricorso a soluzioni centralizzate (+10% in Toscana, +20% in Italia).
Il lavoro irregolare
Le stime Irpet quantificano in Toscana un valore aggiunto legato al lavoro
irregolare di 3,6 miliardi, pari al 3,7% del valore aggiunto regionale.
Questa incidenza, che dipende dalla composizione settoriale dell’economia,
è in linea con le regioni del nord, e inferiore al centro-sud.
In Toscana nel 2020 il numero di occupati irregolari era pari a 168mila
unità, il 10,2% del totale, inferiore alla media del paese (12%), ma non
distante dalle realtà del nord. È un fenomeno che negli ultimi anni è in
diminuzione (rispetto al 12,4% del 2000), con l’eccezione del settore
dell’agricoltura, dove raggiunge il 17,6% (rispetto al 13,8% del 2000).
Nell’ambito della manifattura, un contesto tradizionalmente meno incline al
lavoro irregolare, il distretto pratese rappresenta un’area di particolare
criticità.
Complessivamente, l’evasione contributiva legata al lavoro irregolare è
stimata per la nostra regione nell’ordine di circa 604 milioni di euro.
L’evasione fiscale: dall’Irpef alla tassa automobilistica
Una quantificazione dell’Irpef evasa in Toscana restituisce un ammontare di
poco superiore a 2,5 miliardi di euro, in linea con la media nazionale.
Il differenziale tra dovuto e pagato relativamente all’Imu nel 2020 era
pari al 23,2% con un mancato gettito di 319 milioni contro un gettito
effettivo di un miliardo.
Il tax gap è più elevato nei sistemi economici locali più urbanizzati e
industrializzati delle aree fiorentine, pratesi e pisane. Le stime di fonte
Mef evidenziano l’ampia differenza tra i territori meno virtuosi (fino al
40% in Calabria del gettito teorico) e le regioni più virtuose (14% in
Emilia Romagna). La Toscana si colloca vicino alla media del paese, ma con
valori più elevati delle regioni del centro nord.
Riguardo alla tassa automobilistica a fronte di un gettito nel 2019 (anno
pre-Covid) di poco più di 450 milioni, il non pagato è di 106 milioni,
pari al 19% del dovuto.
Se si guarda ai soli autoveicoli di proprietà, il dovuto di 410 milioni e
il non pagato di 72 milioni con un’evasione del 18%.
L’evasione di questa tassa è maggiore nelle province della costa, Livorno,
Grosseto e Massa Carrara, e nella provincia di Prato, nonché tra la
popolazione straniera.
Leggi il rapporto Irpet