(AGENPARL) - Roma, 13 Marzo 2024 - (AGENPARL) – mer 13 marzo 2024 ENI MINACCIA UNA NUOVA CAUSA PER DIFFAMAZIONE NEI CONFRONTI DI GREENPEACE
ITALIA. L’ORGANIZZAZIONE: «LE CONTINUE INTIMIDAZIONI DELL’AZIENDA CONTRO
CHI GLI CHIEDE CONTO DEL PROPRIO IMPATTO SUL CLIMA SONO SCIOCCANTI»
internazionale durante il quale l’azienda presenterà i risultati
economico-finanziari relativi al 2023 e le proprie strategie future,
Greenpeace Italia denuncia l’ennesimo atto di intimidazione da parte del
colosso italiano dell’oil&gas che, pochi giorni fa, ha comunicato
all’organizzazione ambientalista di aver richiesto un nuovo iter di
mediazione che potrebbe precedere una seconda causa per diffamazione.
ENI ritiene lesivi per la sua reputazione i contenuti del rapporto “Emissioni
di oggi, morti di domani
.
Come le principali compagnie petrolifere e del gas europee mettono a
rischio le nostre vite” e la raccolta di pareri di esperti in legge “Omicidio
climatico: le aziende fossili scamperanno all’accusa?
”,
entrambi pubblicati da Greenpeace Paesi Bassi, le cui sintesi sono state a
loro volta pubblicate sul sito Greenpeace Italia e diffuse sui canali
social dell’organizzazione ambientalista.
Utilizzando la metodologia Mortality Cost of Carbon, sviluppata dal
ricercatore statunitense R. Daniel Bressler e pubblicata sulla rivista
scientifica peer-reviewed Nature Communications nel 2021, lo studio “Emissioni
di oggi, morti di domani” stima che le emissioni di gas serra
autodichiarate nel 2022 delle nove principali compagnie petrolifere e del
gas europee Shell, TotalEnergies, BP, Equinor, ENI, Repsol, OMV, Orlen e
Wintershall Dea potrebbero causare collettivamente un totale stimato di 360
mila morti premature correlate alle variazioni di temperatura, ovvero
causate da calore estremo o freddo intenso, entro la fine del secolo.
Secondo il rapporto di Greenpeace Paesi Bassi, le emissioni di gas serra di
ENI nel 2022 potrebbero causare un totale stimato di 27 mila morti
premature entro il 2100.
Prima della pubblicazione del report, Greenpeace Paesi Bassi aveva dato la
possibilità di diritto di replica a ENI sul lavoro realizzato
dall’organizzazione ambientalista. L’azienda ha valutato di non rispondere,
limitandosi a minacciare Greenpeace di nuove iniziative legali. Nonostante
il rapporto riguardasse diverse compagnie dell’oil&gas europee, al momento
solo ENI ha ritenuto di avviare nei confronti di Greenpeace Italia l’iter
di mediazione che potrebbe portare a una causa per diffamazione.
«Siamo all’ennesimo atto intimidatorio da parte di ENI nei nostri
confronti; sembra che minacciare cause per diffamazione sia la nuova
disciplina sportiva in cui l’azienda ha deciso di eccellere. Ma non ci
facciamo intimidire», dichiara Chiara Campione di Greenpeace Italia.
«Questa nuova possibile denuncia per diffamazione, infatti, fa seguito a un
analogo procedimento avviato da ENI verso Greenpeace Italia solo pochi mesi
fa. Non solo: di recente, ENI ha addirittura attuato una grave forma di
intimidazione nei confronti di una trasmissione RAI che avrebbe voluto
parlare della causa climatica che Greenpeace Italia e ReCommon hanno
promosso nei suoi confronti a maggio 2023
.
Insomma, il segnale è chiaro: ENI non vuole ostacoli sul suo cammino e
cerca di zittire con il suo enorme potere chiunque osi denunciare le
responsabilità dell’azienda per la crisi climatica».
Lo scorso 9 maggio, insieme a 12 cittadine e cittadini, Greenpeace Italia e
ReCommon hanno notificato a ENI un atto di citazione davanti al Tribunale
di Roma per l’apertura di una causa civile per i danni subiti e futuri
derivanti dai cambiamenti climatici, a cui ENI ha contribuito con la sua
condotta negli ultimi decenni, continuando a investire nei combustibili
fossili
.
Il lancio della prima climate litigation italiana contro una società
privata – la cui prima udienza si è tenuta lo scorso 16 febbraio – sebbene
ignorata dai principali media italiani che dipendono finanziariamente dalle
inserzioni pubblicitarie di ENI, ha avuto una vasta eco sui media
internazionali, spingendo ENI a reagire nei confronti delle due
associazioni ambientaliste con un evidente intento intimidatorio.
Oltre a ENI, a livello globale anche altre compagnie petrolifere e del gas
stanno cercando, attraverso intimidazioni legali – e in alcuni casi ingenti
richieste finanziarie – di fermare il lavoro di denuncia di Greenpeace e
altre organizzazioni ambientaliste sull’impronta che queste compagnie hanno
sul clima del pianeta. È il caso ad esempio di TotalEnergies contro
Greenpeace France o di Shell contro Greenpeace Uk e Greenpeace
International.
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