(AGENPARL) - Roma, 6 Marzo 2024 - (AGENPARL) – mer 06 marzo 2024 Carlo Zoli è protagonista a Firenze con la personale “L’infinito volgere
del tempo”, in programma dal 7 marzo al 13 aprile 2024 nella sede della
presidenza della Regione Toscana che ha voluto accogliere il noto artista
in Palazzo Strozzi Sacrati e patrocinare l’evento.
Dopo la partecipazione alla XIV Florence Biennale, dove ha vinto il primo
premio nella categoria della ceramica, il maestro faentino torna nel
capoluogo toscano con un’importante mostra monografica, curata da Greta
Zuccali, presentando al pubblico una selezione di trentacinque terrecotte
policrome, pezzi unici e irripetibili, che ne ripercorrono la poetica
ispirata al mito, ma non solo, e ne documentano l’evoluzione dagli anni
novanta fino ad oggi, secondo un filo conduttore del tutto inedito.
“Sono lieto di ospitare a Palazzo Strozzi Sacrati, in piazza Duomo a
Firenze, sede della Presidenza della Regione Toscana, la mostra di Carlo
Zoli – ha affermato il presidente Eugenio Giani -. L’artista ci conferma la
sua potente creatività che di volta in volta si fa meraviglia dell’attimo,
contemplazione e preghiera, enigma e sogno. Da presidente della Regione mi
piace sottolineare anche una serie di opere che rimandano alla Toscana e
alla sua civiltà, dal re etrusco Lars Porsenna a quel Pegaso che per noi
toscani è indissolubilmente legato a un’idea e a una pratica di
libertà”.
“L’opera di Carlo Zoli – spiega la curatrice Zuccali – la si può
definire come una costante ricerca dell’umano, come del resto accade in
tutte le espressioni creative del nostro tempo, dalla moda al design fino
ad arrivare alla musica. I risultati sono figure e profili al tempo stesso
familiari e non: in parte divinità, in parte individui mortali, in parte
qualcos’altro ancora. Sono creature del tutto simili a quelle che abitano
la Terra che si concedono tuttavia il lusso di vivere le proprie passioni
liberamente, scegliendo altresì di abbigliarsi di fantasie e sogni. I
personaggi di Carlo popolano un paesaggio immaginato dove convivono
bellezza e provocazione, terra e cielo, dove nulla è omologato e in cui
tutto può ancora stupire Partendo dallo scalone d’onore e proseguendo
nelle magnifiche sale del monumentale palazzo affacciato su piazza del
Duomo, si potranno ammirare, in un’ambientazione suggestiva, le creature
eteree e armoniche delle serie “Quiete” e i soggetti viscerali e
battaglieri della serie “Tempesta”, i due volti di quella medaglia
tanto preziosa quanto effimera che chiamiamo “esistenza”, a cui Zoli si
dedica ormai da un trentennio, ma anche opere recenti e serie mai viste,
come quella che dà il titolo alla mostra e che ne costituisce il cardine.
“I due corni della fiamma creativa di Zoli – continua la curatrice –
sempre presenti lungo il percorso espositivo, sono inseriti in un cosmo
più ampio e sfuggente, quello del Tempo, da ultimo esplorato dall’artista
e al centro di questa esposizione”.
Sono opere plastiche, da cui trapela lo scorrere incessante di vita e
morte, che si presentano come piccole reminiscenze di vite passate e
contemporaneamente come grandi immagini ereditate da una coscienza
collettiva.
“Nella serie “L’infinito volgere del tempo” – prosegue Zuccali –
l’elemento del cerchio diventa protagonista a sottolineare la presa di
distanza dalla concezione lineare del tempo, per cui ogni cosa ha un inizio
e una fine, un senso e uno scopo, e affermando piuttosto la ciclicità
degli eventi e il tempo circolare”.
“I personaggi inseriti nelle loro orbite richiamano citazioni che da
Pitagora a Eraclito arrivano fino a Nietzsche e a uno dei capisaldi della
sua filosofia: “l’eterno ritorno dell’uguale”. Tutte figure “che sono
leggere e potenti – prosegue la curatrice -, ornate delicatamente di
dettagli dorati e di resine che ci parlano di acqua e di aria, ma anche di
fiamme infuocate e di dolori affidati alle braccia del cielo, leggeri come
piume e pesanti come pietra”. Nella saga della vita messa in scena da
Zoli, modellando finemente l’argilla – poi rifinita con patine, smalti,
metalli preziosi -, troviamo figure immaginifiche e bellissime, enigmatiche
e fantastiche, ancorate al mito classico, alla letteratura cavalleresca o
alle tradizioni cristiane, che popolano un mondo parallelo, quello
dell’immaginazione reificata nella dimensione dell’arte. Titani, angeli,
eroi, divinità dell’Olimpo, spesso associati al cavallo, tema da sempre
prediletto da Carlo, in quanto simbolo di forza e potenza vitali; ognuno di
essi è l’espressione di un attimo inteso come eterno ripetersi, immortale
ed eterno, nel bene e nel male, e che come tale merita di essere vissuto
intensamente per sé stesso”.
“Il percorso si completa con alcuni soggetti strettamente connessi alla
Toscana ovvero la serie dedicata a “Pegaso” cavallo alato nato dal
collo di Medusa e divenuto simbolo della Regione per i valori positivi che
simboleggia: pace e volontà di combattere per la libertà; opere tra cui
si trova anche la figura di Lars Porsenna, re etrusco di Chiusi, che
ottenne la resa di Roma e che nel contesto della mostra incarna l’antieroe,
colui che con tenacia e coraggio riesce a sfidare, e sconfiggere, il potere
stabilito”.
“In questa indagine – conclude la curatrice. – affascinante e necessaria,
lo scultore e lo spettatore devono scegliere che cosa deve essere estratto,
con il fine di trovare il giusto equilibrio tra forza e silenzio in questo
tempo che eternamente ritorna ed eternamente scompare”.
Un’occasione per entrare in contatto con l’originalissima ricerca di Carlo
Zoli che guarda alla saggezza del passato per definire e raccontare
l’umanità contemporanea, creando uno spazio in cui rendere visibile ciò
che una società non può confessare, pensare o immaginare.
Carlo Zoli
Quarto discendente di una famiglia di ceramisti faentini, Zoli è nato a
Bari nel 1959 e dal 1967 vive e lavora a Faenza. La tradizione familiare
risale ai primi del novecento: il bisnonno Carlo era ceramista nel Borgo
Durbecco di Faenza, dove il nonno Paolo, già pittore presso i fratelli
Minardi, ha poi fondato la Bottega di maiolica artistica La Faience,
insieme a Pietro Melandri, Dino Fabbri e Amerigo Masotti; ma è al padre
Francesco, a sua volta pittore, oltre che scultore e docente di Decorazione
artistica, che Carlo deve la sua formazione e la spinta a coltivare le sue
qualità peculiari. Da allora Zoli predilige creare modellando l’argilla e
sono ormai noti i suoi pezzi unici in terracotta policroma ispirati a mito,
storia e leggenda, che dal 1985
al 2019 sono state esposte in mostre personali e collettive in gallerie,
fiere d’arte, biennali di scultura, musei, in Italia e in tutto il mondo.
Dopo una pausa di riflessione e ricerca, è tornato ad esporre nel 2022
alla sesta edizione di “FantastikA” alla Rocca Sforzesca di Dozza
(Bologna) e da ultimo ha partecipato alla XIV Florence Biennale con tema
“I am you”, presenziando al World Art Dubai e poi a Firenze, alla
collettiva alla Fortezza da Basso e alla mostra dei premiati nelle diverse
categoria all’Accademia delle arti del disegno.
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