(AGENPARL) - Roma, 9 Febbraio 2024 - (AGENPARL) – ven 09 febbraio 2024 **Giorno del ricordo, sul palco studenti italiani e croati spiegano insieme
le foibe **
/Scritto da Walter Fortini, venerdì 9 febbraio 2024 alle 17:43/
Coltivare la memoria è importante, ma non è sufficiente. La memoria è
legata al ricordo personale e può essere a volte divisiva o diventare
oggetto di odio. Per questo serve la conoscenza storica e la lettura dei
documenti. “Immaginatevi – dice lo storico Luca Bravi dal palco del
Cinema La Compagna a Firenze, più di trecento cinquanta studenti davanti a
lui – che la cultura sia come un mosaico: per funzionare ha bisogno di
tutti gli elementi, ma non faremmo buona memoria se le tessere non
servissero, tutte insieme, a costruire un percorso di pace”. Di dialogo e
di riappacificazione, anche.
E quale miglior modo di farlo – lo ricorda anche l’assessora all’istruzione
e alla memoria Alessandra Nardini, che apre e chiude l’iniziativa toscana
del Giorno del ricordo – se non parlando con i giovani, facendo dialogare
tra loro studenti adolescenti italiani e coetanei croati, riflettendo sui
confini che sono luoghi di scontro ma anche di incontro. Con un gemellaggio
ed uno scambio culturale, ad esempio, come quello promosso dalla Regione ed
organizzato attraverso le scuole e gli istituti storici della Resistenza e
dell’età contemporanea. Il progetto ha coinvolto il “Russel Newton” di
Scandicci, il “Giovanni Castiglione” di Arezzo, il Pertini di Lucca e
Il Copernico di Prato, oltre alla scuola media superiore italiana di Fiume,
e il risultato, a giudicare dalle parole dei ragazzi, pare centrato.
“Ho scoperto da questa esperienza che ci sono molte meno differenze di
quelle che a volte pensiamo e che siamo molto più uniti di come la
geografia ci descrive. Spero di morire cittadino degli Stati Uniti
d’Europa” dice Pietro Manetti, studente del Copernico di Prato, diciotto
anni.. “Le divisioni ideologiche non sono mai utili, ma sono purtroppo
difficili da superare” aggiunge.
La visita dei luoghi arricchisce emotivamente, ma può aiutare anche a
comprendere. Ne è convinto Antonio Monaco, anche lui di Prato. “Ma è
necessario – riflette – dare un giudizio storico sulla vicenda delle foibe
e dell’esodo ed oggettivizzare la questione per sciogliere elementi di
divisiomne da una parte e dall’altra, con l’obiettivo di una
riconciliazione doverosa dopo ottanta anni”. L’Europa unita può aiutare.
E tutti, anche le compagne di avventura Elisa Brusic e Antea Marusic, si
professano cittadini e cittadine d’Europa prima di sentirsi italiane o
croate.
Cambiare prospettiva e mettersi nei panni dell’altro è del resto, spesso,
il miglior modo per crescere ed imparare. Cercando di intrecciare insieme
il passato e il presente, come sottolinea Ilaria Cansella, direttrice
dell’istituto storico della Resistenza ed età contemporanea di Grosseto, a
proposito del progetto toscano sul valore del ricordo. “I nostri istituti
da venti anni lavorano su questi temi con le scuole” ricorda Matteo
Mazzoni, direttore dell’Istituto storico toscano della Resistenze e
dell’età contemporanea prima di ricostruire, con una serie di suggestioni,
le guerre e le violenze che sono succedute lungo il confine orientale. a
parti più volte invertite. “Sia chiaro – avverte – le violenze commesse
dai fascisti e dei nazisti non possono giusticare la risposta titina che
arriva dopo, ma ciò che è avvenuto dopo non cancella quello che è venuto
prima”.
C’è una foto dei presidenti italiano Mattarella e sloveno Pahor del 2020,
a Basovizza, che aiuta a capire. Basovizza è una frazione del comune di
Trieste e lì si trova il pozzo di una miniera abbandonata che è diventato
il simbolo di tutte le stragi compiute da parte jugoslava prima in Istria e
poi nella Venezia Giulia. Quasi cinquecento scomparvero nel 1943, tra le
quattro e le cinquemila persone svanirono invece nel nulla tra maggio e
giugno del 1945 alla fine della guerra.
Le prime furono violenze da clima di insurrezione popolare successive
all’armistizio dell’8 settembre: i croati colpirono quegli italiani che
erano stati vissuti fino al giorno prima come oppressori e chiunque venisse
riconosciuto come fascista – e magari non lo era stato – o faceva parte
della borghesia rischiava grosso. Di diversa natura furono le violenze del
1945, quando l’esercito jugoslavo arrestò tutte le persone in divisa: non
solo militari, ma anche esponenti della guardia civica, carabinieri,
questurini (come quei duecento che due preti sloveni videro a Basovizza,
sottoposti ad un processo popolare), bidelli anche. Ne fecero le spese non
solo gli italiani, ma tutti coloro che si pensava potessere mettere a
rischio la creazione di un stato yugoslavo con Trieste e l’Istria, che era
il progetto di Tito. In diciottomila forse furono deportati e in 4-5mila
non fecero ritorno.
Ma Basovizza conserva all’ombra di tre alberi anche il monumento a quattro
eroi sloveni: quattro giovanissimi antifascisti condannati a morte, i
primi, nel 1930 dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato fascista.
Memorie contrapposte, da riunire.
Che la storia è complessa, anche quella delle singole persone, lo
ricordano i ragazzi delle scuole. Dei quattro progetti presentati al Teatro
della Compagnia di Firenze per il Giorno del Ricordo uno parla di Sergio
Rusich: insegnante, partigiano ed esule istriano, maestro alla scuola della
Montagnola nel quartiere dell’Isolotto a Firenze dove gli è stato
intitolato l’anno scorso un giardino. Un nome su una targa diventa in
questo caso un viaggio tra vite reali e pagine di storia.
Intervengono con un videomessaggio Marino Micich, figlio di esuli e
direttore della Società di studi fiumani e dell’Archivio museo storico di
Fiume, tra i principali studiosi delle vicende della frontiera orientale
italiane, e Michele Scembra, preside della Scuola media superiore italian
di Fiume, fondata nel 1888 e felice di partecipare al progetto toscano.
I ragazzi – sul palco studenti croati e italiani assieme – raccontano anche
l’avversione con cui gli esuli italiani furono accolti in Italia. Uno dei
convogli con cui arrivarono fu respinto a Bologna, rischiando il
linciaggio, e dirottato su Parma. Riflettono su cosa è storia e cosa èp
memoria.
Ragazze e ragazzi parlano anche del valore delle contaminazioni e di come
le appartenenze plurali siano una ricchezza: il messaggio forse più
positivo, dove i confini diventano opportunità di incontro e scambio tra
culture diverse.
Per approfondire:
Viaggio sul confine difficile, lo speciale sul viaggio degli studenti
toscani nel 2020
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