(AGENPARL) - Roma, 26 Gennaio 2024 - (AGENPARL) – ven 26 gennaio 2024 *La cooperazione Italia-Africa è ad una svolta: iniziativa il 30 a Roma di
Camera ItalAfrica Centrale e Associazione I Sud del Mondo ETS*
La cooperazione Italia-Africa – che vede proprio quest’anno la Camera
ItalAfrica Centrale, presieduta dall’ing. Alfredo Carmine Cestari compiere
vent’anni di vita – è ad una svolta storica. La nuova settimana ha un
appuntamento importante: la Conferenza Italia-Africa che si terrà i
prossimi 28 e 29 gennaio a Palazzo Madama. Al vertice parteciperanno una
ventina di capi di stato africani e decine di ministri degli esteri oltre
ai ministri del governo italiano interessati al Piano Mattei. In
continuità, la Camera ItalAfrica Centrale *con *l’Associazione I Sud del
Mondo ETS ha promosso, sempre a Roma, per il 30 gennaio il convegno dal
tema *“Il Piano Mattei – **Sud polo magnetico Occasioni di resilienza e
investimenti Italiani in Africa nel settore Pubblico e Privato**”. *Un
confronto aperto e costruttivo attraverso un *panel* selezionato di
relatori, altamente qualificati, identificati tra rappresentanti
istituzionali di livello nazionale competenti in materia politica,
economica e sociale, oltre che operatori di settore ed esponenti di
società, aziende, gruppi industriali *leader e *Rappresentanti dei Paesi
africani per una riflessione su una collaborazione internazionale che si
inserisce nel più ampio ambito della strategia italiana. Tre le sessioni
previste: Sessione I – L’impegno delle istituzioni sul piano Mattei.
Cooperazione Italia-Africa; Sessione II – Impresa- Associazioni –
Università; Sessione III – Gli Enti e l’Internazionalizzazione. Annunciate
la presenza di ambasciatori di Angola, Repubblica Democratica del Congo,
Zambia e rappresentanti diplomatici di altri Paesi Africani e tra i
rappresentanti di Governo Edmondo Cirielli Viceministro Ministero Affari
Esteri e della Cooperazione Internazionale con delega per l’Africa. Conclusioni
affidate a Gilberto Pichetto Fratin Ministro dell’Ambiente e delle
Sicurezza Energetica.
Alfredo Carmine Cestari, presidente Camera ItalAfrica Centrale, spiega gli
obiettivi con al centro i temi: l’internazionalizzazione delle imprese
italiane e lo scambio con il continente africano; il ruolo del Mezzogiorno
visto come polo attrattivo; le ZES da valorizzare come distretti economici.
Una strategia di sostegno del Piano Mattei.
“Il Piano Mattei, con la cabina di regia e la governance decisa dal Governo
e dopo la Conferenza Italia-Africa – dice Cestari – ci vede protagonisti in
continuità con la storia di attività della Camera ItalAfrica Centrale che
proprio quest’anno celebra il suo ventennale. L’Africa non ha bisogno di
elemosina, ma di qualcosa di diverso: la possibilità di competere su un
campo da gioco che sia equo. Dobbiamo aiutare questo continente a
prosperare basandosi sulle sue risorse per l’avvio di una svolta storica
nella cooperazione Italia-Africa. A prevalere è quanto auspichiamo da tempo
con il nostro impegno diretto nei Paesi Africani: un aiuto reciproco, da
pari a pari. Si tratta di perseguire l’obiettivo di Enrico Mattei oltre la
semplice pianificazione di interventi. *Ragionare sull’Africa come
partner,* piuttosto
che come continente verso il quale destinare un aiuto che rischierebbe di
essere effimero, significa scorgere un futuro decisamente più concreto.
Perché se è vero che l’instabilità socio-politica prosegue in numerosi
Stati, un programma chiaro di investimento e conseguente sviluppo potrebbe
contribuire a smorzare persino le criticità interne. Specie se questo fosse
basato sul concetto base dell’economia: disporre risorse per generare
crescita. E soprattutto un interscambio. Se l’era proposto il progetto Sud
Polo Magnetico, della *Camera di Commercio ItalAfrica Centrale
*, e – aggiunge Cestari – continua a
proporlo attraverso una strategia di sviluppo che ben si attaglia alle
aspirazione del Piano Mattei. Chiaramente non si può intervenire su tutti e
cinquantaquattro gli Stati. Noi proponiamo che si scelgano alcuni
Paesi-target e di intervenire dove le imprese italiane stanno già
investendo, ossia soprattutto nell’Africa sub-sahariana, da dove peraltro
provengono i flussi migratori. Questo piano deve integrare due possibili
soluzioni, mirate in primis all’intervento nei Paesi di origine delle
migrazioni. Intervenendo su numero limitato di territori, i risultati
sarebbero più visibili e concreti, evitando così piccoli interventi a
pioggia. Mozambico, Burundi, Ruanda, Uganda, Gabon, i due Congo, Camerun e
Angola dovranno essere presi come primo riferimento per avviare la
cooperazione. Andare nei luoghi da dove partono i flussi per arginare
l’emergenza immigrazione. E’ la nostra proposta. Guinea, Costa d’Avorio,
Sudan, Kenya, Etiopia, Repubblica democratica del Congo sono i principali
Paesi di provenienza di chi cerca fortuna in Europa. Quasi 114mila sbarchi
nel 2023 (fino a fine agosto). Gli arrivi più numerosi da giorni sono da
Guinea (15.138 sbarcati nel 2023), seguita da Costa d’Avorio (14.282),
Tunisia (11.694) ed Egitto (8.422). Il nostro compito è dunque quello di
avviare una vera e propria rivoluzione culturale, di far capire alle
popolazioni di quei territori che esiste un’alternativa possibile. Che si
possono avviare, nei loro Paesi, progetti volti a migliorare la qualità di
vita e, perché no, di creare lavoro. Penso che questa sia in generale la
strada maestra per arrestare i flussi migratori, per dare alle persone una
speranza vera. L’Europa è su questo che deve impegnarsi. Ora. L’Unione
europea, nel quinquennio che va dal 2021 al 2026, ha stanziato centinaia di
milioni di euro per i Paesi più a rischio con programmi bilaterali. Si
tratta di fondi che – afferma il Presidente ItalAfrica – vanno dal mezzo
miliardo di euro in su. Con una buona ed efficiente programmazione, anno
dopo anno, basterebbe intervenire sulle opere primarie per dare dignità
alle popolazioni che vivono in particolare nell’entroterra. Costruire
infrastrutture, ospedali e scuole, dare energia e acqua potabile sarebbe un
deterrente importante. Certo, i flussi non si fermerebbero subito, ma, con
azioni mirate, una diminuzione graduale sarebbe possibile. Anzi, direi,
sicura. L’Europa deve creare insomma un meccanismo che possa anche
controllare e magari sovrintendere ai lavori che si decide di effettuare.
Poi, gli aiuti possono anche essere aumentati in base all’aumento o meno
dei flussi migratori provenienti da un determinato territorio. Il problema
non è questo, il problema è che quei fondi non vengano gettati al vento”.
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