
(AGENPARL) – ven 22 dicembre 2023 CAMPI FLEGREI | Due livelli nella crosta terrestre dell’area flegrea
regolerebbero i movimenti verticali e la sismicità degli ultimi decenni.
[Roma, 22 dicembre 2023]
Secondo un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e
Vulcanologia (INGV) e dell’University College of London (UCL), la presenza di due livelli poco
permeabili nella crosta dei Campi Flegrei regolerebbe i movimenti verticali e la sismicità
osservati negli ultimi 40 anni.
Pubblicata sulla rivista scientifica ‘Earth and Planetary Science Letters’, la ricerca “Evolution in
unrest processes at Campi Flegrei caldera as inferred from local seismicity” ha analizzato la
distribuzione degli eventi sismici e dell’energia da essi rilasciata: i risultati suggeriscono che
quest’ultima si concentra principalmente in prossimità di due livelli (superfici di separazione
tra rocce con proprietà fisiche e chimiche diverse) situati rispettivamente a circa 3 ed a 1-1,5
chilometri di profondità.
“Questi livelli svolgono un ruolo chiave nel controllo dei movimenti verticali e della sismicità
nei Campi Flegrei e sono presenti in diversi sistemi vulcanici caratterizzati da alte temperature
e da circolazione dei fluidi. Quello più superficiale previene almeno in parte la dispersione dei
fluidi idrotermali verso la superficie, fluidi che hanno un ruolo significativo nell’innesco della
sismicità”, ha dichiarato Stefano Carlino, ricercatore dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV
e coautore dello studio.
Al di sotto del livello più profondo, le rocce passano da un comportamento fragile, cioè sono
soggette a rottura determinando i terremoti, a uno duttile, in cui si deformano plasticamente
senza rompersi.
“Qui avviene il processo di accumulo di fluidi e/o di magma che determinerebbe l’aumento di
pressione e il sollevamento della caldera. L’innalzamento potrebbe continuare fino a quando
lo stiramento della crosta consentirà il maggiore deflusso di gas in superficie, con conseguente
depressurizzazione della sorgente del sollevamento, come pensiamo sia avvenuto durante la
fase terminale della crisi bradisismica del 1982-1984, iniziata con lo sciame del 1° aprile 1984”,
afferma Nicola Alessandro Pino, ricercatore dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV e
coautore dello studio.
A differenza del periodo 1982-1984, durante l’attuale fase di sollevamento in corso dal 2005,
la sismicità è concentrata maggiormente nel settore orientale di Pozzuoli, al di sotto dell’area
Solfatara-Bagnoli.
PressRelease/ComunicatoStampa
Ufficio Stampa / Press Office
“Questo suggerisce che, negli ultimi anni, la risalita di fluidi di origine magmatica, con
conseguente indebolimento delle rocce, sia avvenuta quasi esclusivamente in questo settore
della caldera, dove il nostro studio ha evidenziato un innalzamento della profondità della
transizione delle caratteristiche delle rocce da fragili a duttili”, aggiunge Stefania Danesi,
ricercatrice della Sezione di Bologna dell’INGV e primo autore dello studio.
Ufficio Stampa
Press Office
http://www.ingv.it
INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
INGV – Ist. Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
INGV_press
ingv_press
INGV_press
ingv_press
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
“Il monitoraggio dell’attività dei Campi Flegrei nel prossimo futuro potrà indicare se gli sciami
sismici degli ultimi mesi rappresentino o meno l’inizio di questa fase”, conclude Stefania
Danesi.
La ricerca pubblicata ha una valenza essenzialmente scientifica, priva al momento di
immediate implicazioni in merito agli aspetti di protezione civile, rappresentando un
contributo potenzialmente utile in futuro per affinare gli strumenti di previsione e
prevenzione di protezione civile. Al momento i risultati della ricerca non hanno alcuna
implicazione diretta su misure che riguardano la sicurezza della popolazione.
Link allo studio: Evolution in unrest processes at Campi Flegrei caldera as inferred from local
seismicity – ScienceDirect
Link utili: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
Osservatorio Vesuviano dell’INGV (INGV-OV)
University College London
PressRelease/ComunicatoStampa
Come afferma Christopher Kilburn, professore dell’University College of London (UCL) e coautore dello studio “Gli innalzamenti del suolo nei Campi Flegrei nelle ultime decadi
favoriscono lo stiramento e l’eventuale rottura parziale della crosta. Questo processo facilita
il passaggio dei fluidi accumulati nel sottosuolo e quindi una perdita di pressione in
profondità”.
Immagine dallo studio
Modello concettuale delle fasi bradisismiche della caldera dei Campi Flegrei dal 1982 a oggi.
A sinistra: 1982-1984, aumento di pressione in profondità e sollevamento del suolo, creazione di fratture,
depressurizzazione e subsidenza; al centro: 1985-2005, risigillatura delle fratture nella fase di subsidenza; a
destra: 2005-2023, nuovo aumento di pressione in profondità e sollevamento del suolo, riapertura delle fratture,
prevalentemente nella crosta in corrispondenza della Solfatara
Ufficio Stampa
Press Office
http://www.ingv.it
INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
INGV – Ist. Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
INGV_press
ingv_press
INGV_press
ingv_press
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia