(AGENPARL) - Roma, 18 Dicembre 2023 - (AGENPARL) – lun 18 dicembre 2023 Fine lavoro mai! Il Governo fa cassa sulle pensioni dei dipendenti pubblici
Alla fine il tanto atteso emendamento sul blocco del taglio delle pensioni
di oltre 700 mila dipendenti pubblici è arrivato, ma la toppa è peggiore
del buco.
Medici, infermieri e personale sanitario, maestre/i, ufficiali giudiziari e
personale degli Enti Locali, per non incorrere in tagli drastici
dell’assegno pensionistico, legato alla quota di retributivo per chi ha
lavorato tra il 1981 e il 1995, dovranno rimanere al lavoro fino al
raggiungimento del requisito di vecchiaia ovvero 67 anni, per ora. Perché
nessuno può garantire che i requisiti per la pensione di vecchiaia non
vengano ulteriormente peggiorati nel tempo, che è poi tra i principali
motivi per i quali, appena si può, si scappa dal lavoro.
Per i sanitari è prevista la possibilità di ridurre la penalizzazione per
ogni mese in più che si rimane al lavoro dopo aver raggiunto i requisiti
minimi per la pensione. Fino a 70 anni, tanta è la possibilità concessa
ai sanitari per il pensionamento. E meno male che la fretta, non di certo
il pudore, di concludere l’iter della legge di bilancio ha impedito di
portarla a quei 72 anni, invocati dal governo per la categoria, utili per
continuare a non assumere ma, al contempo, non svuotare gli Ospedali.
L’entità del danno aumenta se si considera che, dilatando fino al limite
massimo dei 67 anni (attuali) la possibilità di andare in pensione per
tutte queste lavoratrici e lavoratori, aumenta anche il tempo d’attesa del
TFS/TFR che, attualmente, si attesta su 2 anni circa, riducendo la
possibilità di una qualità della vita degna del tanto tempo messo a
disposizione del lavoro.
Va anche peggio per le lavoratrici costrette ad accedere ad Opzione donna,
che viene ulteriormente peggiorata sia nei requisiti di accesso che nella
decurtazione economica.
Se quindi, ad esempio, sei una lavoratrice del PI, appartenente alle
categorie oggetto di taglio della parte retributiva dell’assegno e vai,
avendo acquisito il diritto, in pensione anticipata avrai un taglio
consistente (parliamo di migliaia di euro, non bruscolini) ma se vai in
pensione con Opzione donna si aggiunge un ulteriore taglio del 30/40%
sull’assegno finale. Un capolavoro, considerando che la percentuale di
donne nel PI supera il 60% e che molte tra loro sono costrette alla
pensione anticipata, in qualunque forma si presenti, per assolvere al
lavoro di cura in un Paese in cui il welfare viene di continuo ridotto e
reso inaccessibile ai più.
Fare cassa sulle pensioni e rendere continuamente precaria la qualità
della vita in vecchiaia non è solo profondamente ingiusto ma anche il
segno del disprezzo che questo Governo, e tutti quelli che l’hanno
preceduto, nutre nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici
dipendenti di questo Paese.
Non mancano i soldi, come dimostrano i continui e miliardari finanziamenti
alle guerre o a inutili infrastrutture come il Ponte sullo Stretto, manca
la volontà di difendere il lavoro pubblico e i servizi pubblici.
A tanto disprezzo non resta che rispondere nelle piazze!
USB Pubblico Impiego
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