(AGENPARL) - Roma, 7 Dicembre 2023 - (AGENPARL) – gio 07 dicembre 2023 Gentile collega,
ti segnaliamo la notizia pubblicata su Media Inaf riguardante la prima
mappa 2D del ghiaccio presente in un disco di polvere e gas che circonda
una giovane stella e nel quale si stanno formando pianeti, realizzata
grazie ai dati prodotti dal Laboratorio di astrofisica sperimentale
dell’Inaf di Catania:
Pianeti in fasce tra i ghiacci siderali del Camaleonte
Di seguito riportiamo il testo integrale della notizia:
PRIMA MAPPATURA DETTAGLIATA DELLE SOSTANZE ALL’INTERNO DEL DISCO DI HH 48 NE
Pianeti in fasce tra i ghiacci siderali del Camaleonte
Prodotta la prima mappa 2D del ghiaccio presente in un disco di polvere e
gas che circonda una giovane stella e nel quale si stanno formando pianeti.
Guidati da Ardjan Sturm dell’Università di Leiden (Paesi Bassi), gli autori
dello studio, pubblicato ieri su Astronomy & Astrophysics, si sono avvalsi
del telescopio spaziale James Webb e – per l’interpretazione degli spettri
– dei dati prodotti dal Laboratorio di astrofisica sperimentale dell’Inaf
di Catania
Redazione Media Inaf
07/12/2023
Immagine composita della regione attorno al disco protoplanetario HH 48 NE.
La luce diffusa sul disco è rossa. Il gas del vento sopra il disco è verde.
Il getto è blu. Crediti: Hst, Jwst, Sturm et al.
Il ghiaccio è importante per la formazione di pianeti e comete. Grazie al
ghiaccio, le particelle solide di polvere si raggruppano in frammenti più
grandi, dai quali si formano poi pianeti e comete. Ed è probabile che
siano stati gli impatti di comete ghiacciate ad aver portato acqua sulla
Terra, fornendo così la materia prima per mari e oceani. Inoltre, il
ghiaccio contiene atomi di carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto – atomi
importanti per la nascita della vita. Tuttavia, fino a oggi, il ghiaccio
presente nei dischi di formazione dei pianeti non era mai stato mappato in
dettaglio. Questo perché la vista dei telescopi terrestri, da un lato, è
ostacolata dalla nostra atmosfera acquosa, mentre i telescopi spaziali,
dall’altro, non erano fino a poco tempo fa grandi a sufficienza per
rilevare obiettivi così deboli. Ora però il telescopio spaziale James Webb
(Jwst) permette di superare entrambi
i problemi.
Un team internazionale di ricercatori guidato da *Ardjan Sturm* dell’Università
di Leiden (Paesi Bassi) ha così potuto studiare la luce della stella HH 48
NE mentre attraversa –
illuminandolo – il suo disco di formazione planetaria in direzione di Jwst.
La stella e il disco si trovano a circa 600 anni luce dalla Terra, nella
costellazione meridionale del Camaleonte. Visto di lato – perché è di
taglio che lo stiamo osservando – il disco ricorda un hamburger, con una
fascia centrale scura e due “panini” luminosi sopra e sotto. Nel suo
percorso verso il telescopio, la luce della stella entra in collisione con
le molecole del disco. Ciò dà luogo a bellissimi spettri di assorbimento
con picchi specifici per ogni molecola – una sorta d’impronta digitale. Il
prezzo da pagare è che la luce che raggiunge il telescopio è poca, in
particolare dalla parte più densa del disco, la regione della fascia più
scura. Ma poiché il James Webb Space Telescope quanto a sensibilità non ha
rivali, anche un flusso di luce così ridotto non costituisce un problema.
In alto a sinistra: la regione osservata. In alto a destra: dettagli sulla
luce osservata e sul ghiaccio d’acqua. In basso: spettro con i picchi e gli
avvallamenti relativi alle diverse molecole. Crediti: Sturm et al., A&A,
2023
È così che i ricercatori sono riusciti a osservare, negli spettri
d’assorbimento, picchi ben distinti di ghiaccio d’acqua (H2O), di anidride
carbonica (CO2) e di monossido di carbonio (CO). Uno dei risultati notevoli
dello studio è la scoperta che il ghiaccio di CO, rilevato dai ricercatori,
potrebbe essere mescolato con i ghiacci – meno volatili – di CO2 e d’acqua,
consentendogli così di mantenersi ghiacciato anche in regioni più vicine
alla stella di quanto si pensasse in precedenza. Sono state inoltre
individuate tracce di ghiaccio di ammoniaca (NH3), cianato (OCN-), solfuro
di carbonile (OCS) e anidride carbonica pesante (13CO2) – ovvero con
l’isotopo carbonio-13 al posto
del comune carbonio-12. Il rapporto tra anidride carbonica “regolare” e
anidride carbonica pesante, in particolare, ha permesso ai ricercatori di
calcolare per la prima volta la quantità di anidride carbonica presente nel