(AGENPARL) - Roma, 23 Novembre 2023 - (AGENPARL) – gio 23 novembre 2023 **Spinelli e Nardini: “Tutta la Toscana impegnata nella lotta contro la
violenza di genere”**
/Scritto da Pamela Pucci, giovedì 23 novembre 2023 alle 17:58/
La Toscana lavora contro la violenza di genere: lo fa la Regione, lo fanno
i servizi sociali, le forze dell’ordine, il sistema sanitario, i centri
antiviolenza “ma per ottenere veri risultati c’è bisogno di cambiare la
testa delle persone”. A ricordarlo sono state le due assessore regionali
al sociale, Serena Spinelli, ed all’istruzione e lavoro, Alessandra
Nardini, in occasione della presentazione del nuovo rapporto sulla violenza
di genere, avvenuta oggi nell’ambito de ‘La Toscana delle donne’.
“A partire dal linguaggio, che non è giustificabile con la goliardia,
passando per la violenza psicologica, che fa molto male ed è molto
difficile da dimostrare, fino alle prevaricazioni ed alle conseguenze
fisiche, per contrastare la violenza di genere occorre un cambiamento
profondo – ha detto Spinelli nel suo intervento – Dobbiamo fare squadra,
insegnare alle bambine ed ai bambini ad avere profondo rispetto di sé,
spiegarci che le donne hanno il diritto di scegliere dove vogliono stare e
non sono meno donne a seconda delle scelte che fanno. Va potenziata la
prevenzione, altrimenti arriveremo sempre troppo tardi. E che i centri
antiviolenza funzionino e dunque siano adeguatamente finanziati dal
Governo, perché questo problema non può essere lasciato solo alle Regioni
e agli enti locali”.
“I temi sono molti e riguardano vari settori – ha aggiunto Spinelli –
c’è il problema del reinserimento nel mondo del lavoro e dell’accesso alla
casa, perché speso chi è vittima di violenza finisce con essere
ghettizzata. C’è il problema della gestione dei figli, quello della
colpevolizzazione di chi denuncia, mentre la colpa è chiaramente solo di
chi fa violenza. La repressione è insufficiente, c’è da lavorare contro
gli stereotipi di genere, insistere per sostenere la libertà delle proprie
scelte relazionali. Credo che concentrarci solo sulle pene e non portare
avanti un vero mutamento culturale sia estremamente pericoloso”.
Anche l’assessora Nardini ha ribadito la necessità di azioni di
prevenzione attraverso l’educazione al rispetto e la lotta agli stereotipi
di genere fin dalla più tenera età. “Il rapporto restituisce un quadro
che resta preoccupante e che purtroppo si intreccia con i fatti accaduti in
questi giorni. I numeri della violenza contro le donne in Toscana, così
come il femminicidio di Giulia Cecchettin, dimostrano quanto sia ancora
lunga la strada per sconfiggere questo drammatico fenomeno che non è un
fenomeno emergenziale ma strutturale. La violenza di genere non è un
problema della singola donna, né delle sole donne, ma dell’intera società
che deve garantire alle donne, invece, rispetto, parità, autonomia e
libertà”.
“Credo – ha spiegato l’assessora – che la sorella di Giulia Cecchettin
abbia avuto una forza ed una chiarezza straordinaria nel denunciare quello
che molti faticano ad ammettere: ad uccidere le donne non sono dei mostri,
ma sono degli uomini. Elena Cecchettin ha spiegato benissimo cosa sia un
femminicidio e cosa sia la cultura patriarcale che ancora non è stata
sconfitta”.
“Per interrompere la continua scia di sangue dei femminicidi, per
sradicare retaggi, stereotipi, discriminazioni serve innescare un vero
cambiamento culturale”, ha proseguito Nardini. “Un cambiamento che
però non arriverà dal nulla, ma passa per l’educazione al rispetto e alla
parità, fin dalla prima infanzia. In Toscana ci stiamo provando e
impegnando molto: per la prima volta in questa legislatura abbiamo inserito
nei Progetti Educativi Zonali, che come Regione finanziamo, l’obiettivo
trasversale del contrasto degli stereotipi di genere; abbiamo finanziato il
progetto PartTime, un percorso di formazione che ha visto l’adesione di
quasi 900 persone tra docenti, personale scolastico, educatrici e educatori
dei nidi, finalizzato a promuovere la cultura del rispetto e della parità
nei servizi educativi e nelle scuole toscane di ogni ordinee grado; stiamo
prestando poi particolare attenzione all’orientamento, per superare retaggi
culturali e ruoli di genere; abbiamo scelto di rifinanziare la legge
regionale 16/2009 ‘Cittadinanza di genere’ e abbiamo già destinato alle
Province toscane 800mila euro anche per la realizzazione percorsi di
diffusione della cultura di genere e destrutturazione degli stereotipi
nelle scuole.
“Non vogliamo indottrinare le bambine e i bambini, come qualcuno teme”,
ha concluso l’assessora. “Vogliamo liberarli e liberarle da pregiudizi,
stereotipi e retaggi socio-culturali nocivi per le donne ma anche per gli
uomini. Abbiamo bisogno di moltiplicare e disseminare progetti e azioni
educative di questo tipo, abbiamo bisogno di renderle strutturali e di
finanziarle, non bastano le sperimentazioni: per questo non mi convince la
proposta del ministro Valditara. Oggi noi, anche da qui, chiediamo uno
scatto in più al Governo: si inserisca l’educazione nelle scuole
l’educazione all’affettivita’ e cada anche il tabù dell’educazione alla
sessualità”.
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