(AGENPARL) - Roma, 8 Novembre 2023 - (AGENPARL) – mer 08 novembre 2023 https://www.aduc.it/articolo/informazione+fonti+rispetto+utenza+caso+israele_36812.php
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Informazione, fonti, rispetto utenza. Il caso Israele-Hamas
Per chi opera nell’informazione le fonti sono la cosa più importante. Di parte o presunta indipendenti che siano, vanno sempre citate per il rispetto di coloro che leggono, vedono e ascoltano. Soprattutto nei titoli, ché buona parte dei lettori si fermano a questi e, di conseguenza, decidono se continuare o meno a fruire di questo servizio. Se non sono citate, vuol dire che chi scrive (e/o la testata che riporta lo scritto o il parlato o le immagini) hanno raccolto in prima persona questi dati e se ne fanno direttamente garanti. Molto spesso viene usata una intermediazione di agenzie stampa che, di conseguenza, vengono scelte e valutate dai media rispetto alla loro credibilità. Succede, infatti, che spesso quanto leggiamo e vediamo e ascoltiamo sia frutto di rimaneggiamenti di un redattore che elabora testi e immagini che provengono da agenzie, con la notizia base che rimane la stessa. Gli utenti scelgono di conseguenza in base a fiducia (maturata nel tempo e/o culturale)
proprio in base alla capacità degli operatori di “vendersi meglio”, per il proprio pubblico e per acquisirne altro.
Quando si ha a che fare con una guerra tutto diventa più difficile. Le fonti sono quasi sempre di parte ma, con modi e mezzi diversi (inviati, corrispondenti, etc), ogni testata cerca di offrire il meglio in base alle proprie scelte editoriali.
Vediamo il caso Israele/Hamas. Partiamo dal famoso ospedale che – prima notizia, fonte Hamas – gli israeliani avrebbero bombardato con 1000 morti, poi diventati 500 (nella versione più mediatizzata) e che poi sembra fossero 50. Testate autorevoli come il The New York Times e la nostra Rai, si sono spese sulla versione 500. Poi – fonte Israele, poi consolidata ovunque – l’ospedale non era stato bombardato da Israele stessa ma era un difetto di lancio di un missile di Hamas. Il New York Times si è scusato coi propri lettori, Rai nulla.
Vediamo i numeri dell’invasione israeliana di Gaza. La fonte che quasi tutti i media utilizzano è quella di Hamas, con numeri precisi di donne, uomini e bambini uccisi (più di 10mila al momento). Gli israeliani rendono essenzialmente noti i numeri degli esponenti di Hamas che loro riescono ad ammazzare.
Una intervista della Bbc al cosiddetto numero 2 di Hamas, ci aiuta a capire: secondo questo signore, incluse le prime incursioni del 7 ottobre sul territorio israeliano, gli uomini di Hamas non avrebbero mai colpito donne, bambini, anziani e civili, ma solo israeliani maschi militari a diverso titolo. A parte il fatto che nell’esercito israeliano più che altrove la presenza di donne è alta (probabilmente per il nostro esponente le donne non contano, mai, anche se imbracciano un fucile), il giornalista della Bbc gli ha contestato l’ampia documentazione di vittime di ogni tipo tra gli israeliani, non ultimi gli ostaggi ancora nelle loro mani… ma l’intervista è finita così.
In tutto il mondo si sostiene Israele e/o Hamas, con non poche persone e politici che chiedono solo il cessate il fuoco. Il numero di vittime dell’invasione di Israele a Gaza è sicuramente preoccupante, ma ovunque si leggono solo i dati forniti da Hamas, quelli dell’ospedale 500/50 e dell’intervista alla Bbc.
I dati mancano e sono quello che sono, ma le cosiddette esigenze editoriali inducono molte testate (soprattutto nei titoli) a dar credito ai dati di Hamas, talvolta anche senza citare la fonte.
Informarsi è difficile, come è difficile fare informazione in questi contesti di guerra. Ma una domanda non possiamo non porcela: possibile che molti reporter e testate ritengono credibili i dati forniti da Hamas, che tutti riconoscono come terrorista e, nello specifico del conflitto in corso, all’origine di quanto accade? Chi si affida alle proprie scelte di parte ha una sua logica, ma tutti i media che si dicono indipendenti, si sentono a loro agio nel dare affidabilità ai dati di un gruppo terrorista piuttosto che a quelli di uno Stato che terrorista non è e che è presente in tutti i consessi internazionali e diplomatici? Immaginiamo le osservazioni di chi non ha fiducia nello Stato di Israele…. ma è questo un motivo perché la fiducia debba essere data ad un gruppo di terroristi come Hamas?
Il dubbio, nell’informazione e non solo, non crediamo sia sinonimo di debolezza, ma di forza.
L’impressione che abbiamo, come utenti dei servizi offerti dai media, è che questi ultimi siano spesso più attenti ai numeri dei click e delle vendite e dell’audience piuttosto che alla veridicità e affidabilità di quanto comunicano.
Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc
COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
URL: http://www.aduc.it
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