(AGENPARL) - Roma, 28 Ottobre 2023 - (AGENPARL) – sab 28 ottobre 2023 Comando Provinciale Carabinieri Palermo
Palermo, 28 ottobre 2023
COMUNICATO STAMPA
NOTIFICATI N. 11 AVVISI DI CONCLUSIONE DELLE INDAGINI PRELIMINARI
All’esito dell’attività d’indagine condotta dai militari del Nucleo Investigativo del Reparto
Operativo del Comando Provinciale di Palermo nell’ambito dell’Operazione “Roccaforte” – che
lo scorso 24 gennaio aveva già condotto all’esecuzione di 7 provvedimenti cautelari tra Palermo,
Riesi e Rimini – la locale Direzione Distrettuale Antimafia ha emesso 11 avvisi di conclusione delle
indagini preliminari per i reati di associazione di tipo mafioso ed estorsioni, consumate e tentate,
favoreggiamento personale ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone,
con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l’attività mafiosa e di essersi
avvalsi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento
e di omertà che ne deriva.
L’indagine, che costituisce l’esito di un articolato impegno in direzione del mandamento mafioso
palermitano di Pagliarelli e, in particolare, della famiglia di Rocca Mezzomonreale, è stata
condotta sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ed ha visto il
ricorso alle più sofisticate tecnologie di captazione mediante le quali è stato possibile ottenere
acquisizioni di elevatissimo pregio ed assoluta genuinità, definite dal Giudice delle Indagini
Preliminari “di estrema rarità nell’esperienza giudiziaria”. È stato in tal modo definito un grave
quadro indiziario, sostanzialmente accolto nel suindicato provvedimento, che dovrà trovare in
seguito conferma nel corso dell’iter processuale.
In sintesi, le investigazioni hanno permesso di:
– smantellare la famiglia mafiosa di Rocca Mezzomonreale, inquadrata nel mandamento
palermitano di Pagliarelli, nonché di confermarne, ancora una volta, le storiche figure di vertice
già ripetutamente condannate per il reato associativo;
– svelare l’esistenza, in seno alla predetta famiglia mafiosa, di uomini d’onore riservati rimasti
sino a quel momento estranei alle cronache giudiziarie, i quali, pur dimostrando una piena
adesione al codice mafioso universalmente riconosciuto da cosa nostra, godrebbero di una
speciale tutela e verrebbero chiamati in causa soltanto in momenti di particolare criticità
dell’associazione;
– individuare, a fianco dei suddetti, la presenza di ulteriori figure risultate a completa
disposizione del consesso mafioso, quali il portiere del complesso condominiale ove risiedeva
uno dei principali esponenti della famiglia mafiosa investigata – che si prodigava
sistematicamente al fine di consentire allo stesso di mantenere rapporti riservati con altri
uomini d’onore – o il geometra gestore di un’agenzia immobiliare della zona che sfruttava la
propria vicinanza con il capofamiglia di Rocca Mezzomonreale per intimorire un cliente
rimasto insoddisfatto degli esiti di una compravendita;
intercettare completamente una riunione segreta della famiglia mafiosa di Rocca
Mezzomonreale al completo, tenutasi per estrema prudenza in una casa nelle campagne della
provincia di Caltanissetta; in quel contesto veniva registrato il costante richiamo degli indagati
al rispetto delle regole e dei principi mafiosi più arcaici che – compendiati in un vero e proprio
“statuto” scritto dai “padri costituenti” – sono considerati, ancora oggi, il baluardo
dell’esistenza stessa di cosa nostra;
scongiurare l’attuazione di un proposito omicidiario, una vera e propria sentenza di morte,
emessa nel contesto della predetta riunione di mafia nei confronti di un architetto ritenuto
responsabile di una serie di mancanze nello svolgimento della propria opera professionale;
captare, all’interno di un rudere nella disponibilità della famiglia mafiosa investigata, una
conversazione di altissimo valore investigativo nella quale veniva tra l’altro ricostruita, nel
dettaglio, un’estorsione di notevole entità perpetrata, in concorso tra gli esponenti delle famiglie
di Pagliarelli e Rocca Mezzomonreale, ai danni del titolare di una sala ricevimenti posta in
prossimità del confine territoriale tra le due articolazioni del mandamento;
ricostruire il compimento di ulteriori episodi estorsivi – posti in essere al fine di alimentare le
casse dell’associazione mediante la richiesta del cd. pizzo o l’imposizione di ditte riconducibili
al sodalizio mafioso – uno dei quali caratterizzato dal ricorso ad una metodologia
particolarmente inquietante quale l’apposizione, sul cancello di una privata abitazione, di una
bambola recante un proiettile conficcato nella fronte.
È doveroso rilevare che gli odierni indagati sono, allo stato, solamente indiziati di delitto, seppur
gravemente, e che la loro posizione verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso dell’intero
iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna
passata in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza.
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