(AGENPARL) - Roma, 11 Settembre 2023(AGENPARL) – lun 11 settembre 2023 Comunicato stampa Legacoop Romagna
*SALARIO MINIMO, LEGACOOP ROMAGNA: «**SÌ, **MA DA SOLO NON BASTA»*
La proposta di legge sul salario minimo – e l’ampio dibattito che si è
aperto nel Paese –costituiscono unaopportunità per affrontare quella
urgente priorità che, apprestandosi nello scorso autunno ad aprire il suo
41° congresso, Legacoop Romagna aveva già identificato nel “problema
salariale”.
Le cooperative non sono di certo contrarie all’introduzione del salario
minimo. Non a caso, il progetto di legge depositato lo scorso luglio da
buona parte della minoranza parlamentare riconosce proprio nel sistema
cooperativo – attraverso l’applicazione della Legge sul “socio-lavoratore”,
che prevede dal 2001 l’obbligo di riconoscimento di un trattamento
economico non inferiore ai minimi di legge – il modello da seguire per
tutte le tipologie di imprese.
E’ innegabile, d’altra parte, che la diminuzione del potere di acquisto dei
lavoratori e delle famiglie e il conseguente aumento della percentuale di
povertà relativa, siano fra i fenomeni che più evidentemente rappresentano un
fattore di rischio per la coesione sociale e la crescita dell’economia
nazionale.
Una criticità che incide negativamente anche sulla vita delle imprese,
sulla qualità delle produzioni e sulla leale concorrenza, che causa
difficoltà a reperire personale, limitando l’attività di ogni azienda,
soprattutto nel nostro territorio.
Non avere le risorse necessarie per mantenere lo standard medio di vita
corrente della società in cui si vive, è una condizione che non dovrebbe
riguardare nessun individuo, men che meno se lavoratore attivo.
Una difficoltà che è sentita dai giovani che si apprestano ad entrare nel
mondo del lavoro dopo anni di impegno e profitto negli studi – e che per
questo, spesso, decidono di lasciare l’Italia – ma anche dai lavoratori
qualificati e professionalizzati.
E non è, almeno per quanto riguarda il sistema Legacoop Romagna, un
problema che deriva dalla illegalità e dalla precarietà: il 67% dei 24.000
occupati dalle 400 cooperative associate a Legacoop Romagna, è assunto a
tempo indeterminato, mentre il 23% è stagionale (con il sistema di tutele
che ne deriva) e il restante 10% assunto a tempo determinato.
Abbiamo ben chiaro, dunque, che aver avviato un dibattito parlamentare sul
salario minimo, attraverso un disegno di legge, può rappresentare il primo
passo per l’individuazione di una soluzione ad una condizione di
instabilità sociale ed economica, che va assolutamente risolta.
Eppure, siamo certi che gli otto, importanti, punti attraverso i quali si
articola la proposta di legge, non siano sufficienti a garantire il
raggiungimento del pieno risultato atteso dai lavoratori. E’ assolutamente
necessario accompagnare l’iter parlamentare, politico e culturale,
focalizzando l’attenzione istituzionale su altri tre obiettivi.
Il primo: un impegno per la riduzione, graduale, ma effettiva e costante,
dell’indice di inflazione che, ad oggi, supera ancora il 6% (ma si conferma
ancora superiore al 9% nel carrello della spesa), in un contesto economico
accompagnato da scenari di forte incertezza. Pensiamo, solo per fare
qualche esempio, al costo dell’energia in previsione dell’autunno ma anche
alle politiche europee sui tassi di interesse. E’ la riduzione
dell’inflazione la prima, fondamentale soluzione strutturale al problema
salariale.
Il secondo obiettivo, non meno importante, attiene al patto fra impresa e
pubblica amministrazione, perché alla base di un riconoscimento salariale
che non sia solo minimo, ma adeguato alla professionalità prestata, ci deve
essere la giusta remunerazione di quel lavoro da parte della stazione
appaltante, in particolare se pubblica, nella accezione più ampia del
termine: enti locali ma anche aziende partecipate e amministrazione
centrali. Non sempre questo accade: non è stato cosìnel caso del riconoscimento
degli aumenti contrattuali e nemmeno dell’aumento delle materie prime e dei
costi dovuti Covid, soprattutto per il grande settore dei servizi.
Non rassicura pienamente, d’altra parte, la previsione dell’art.7 del
disegno di legge, che riporta la necessità di un beneficio inserito nella
Legge di bilancio 2024come adeguamento alle imprese, fino al riconoscimento
ai lavoratori dei 9 euro previsti: l’impegno che il Governo deve assumersi
in questa direzione deve essere cogente ed avere carattere di obbligo e
continuità.
Attenzione, infine, al procrastinarsi del problema del dumping salariale,
attraverso l’applicazione di CCNL di settore (come sappiamo al CNEL ne sono
depositati oltre 1.000) che potrebbero garantire il trattamento economico
minimo indicato, ma riducendo le garanzie e i diritti del trattamento
complessivo: scelte sbagliate che vanno scongiurate all’origine.
Sì, dunque, al salario minimo, anche da subito. Ma attenzione a non farne
una battaglia solo ideologica, fine a se stessa, non accompagnata da
politiche economiche e riforme strutturali indispensabili.
* Romagna, 9 settembre 2023*