(AGENPARL) - Roma, 9 Agosto 2023 - [lid] Pur nell’imminenza della pausa estiva, le scrivo per rappresentarle tutta la preoccupazione degli allevatori che il COSPA Abruzzo rappresenta per la paventata prossima approvazione, nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni, del “Piano lupo”, così come proposto dal Ministro Picchetto Frattin lo scorso giugno.
Il COSPA Abruzzo rileva che, nella sua versione attuale (che poco differisce da quelle che hanno circolato dopo il 2015 (anno in cui il vecchio piano – risalente al 2022 – venne a scadenza), il Piano redatto dall’Unione zoologica italiana (Luigi Boitani) tutela solo il lupo e non tutela né gli allevatori né i cittadini che vivono nelle montagne e nelle aree rurali. Il rischio di approvazione del Piano così com’è (ovvero senza quelle modifiche indispensabili per riequilibrarlo nel senso di una maggiore considerazione per le esigenze di tutela degli allevatori e dei cittadini), è elevato perché – da quanto ci risulta – solo la Regione Piemonte si opporrebbe ad esso. Un fatto, la mancata opposizione delle altre Regioni, che sconcerta e rattrista chi difende gli allevatori, la montagna, la vita e le culture rurali, l’incolumità pubblica sempre più minacciata dalla crescente “spavalderia” del lupo, presente ormai in aree altamente antropizzate e persino in aree urbane.
La Regione Abruzzo avrebbe più delle altre motivo per opporsi a questo Piano. Esso prevede infatti che le aree protette (che rappresentano, caso unico in Italia, buona parte del territorio abruzzese non urbanizzato . A limitare ulteriormente l’applicazione delle deroghe ci pensa l’esclusione assoluta di ogni intervento di rimozione dei lupi nelle aree protette (nazionali e regionali) (III.7).
L’Abruzzo, inoltre, è la regione dove si sono registrati più casi di aggressione del lupo alle persone. Quest’anno, solo a Vasto, si sono registrati ferimenti di ben sette persone e, in più, vi è stato il caso di Palombaro dove una donna, in centro paese, è stata aggredita da un lupo che le ha strappato il cane per sbranarlo buttandola a terra. Con questo Piano lupo la prevenzione dei casi di aggressione alle persone risulterebbe del tutto inadeguata come in seguito illustrato.
Dal punto di vista degli allevatori, che subiscono pesanti perdite, non solo di vini ma anche di bovini ed equini, il Piano rappresenta una vera e propria beffa. Nonostante l’ammissione del “buono stato di conservazione” della specie, esso continua ad essere preoccupato al 90% per la tutela dei lupi. Si preoccupa dei danni agli allevatori solo perché essi suscitano un “conflitto” che può portare al “bracconaggio”. Ed è palesemente offensivo nei confronti degli allevatori e della popolazione rurale quando sostiene che la conflittualità innescata dalla crescente presenza del lupo non è correlata con l’entità di danni reali ma con “fattori socio-culturali”. Come dire che non è razionalmente giustificata (data la presunta “modestia” degli impatti) che è frutto di pregiudizi, di ignoranza
Il Piano reputa infatti “modesto” il danno causato dal lupo agli allevamenti. “Nel complesso, quindi, i danni economici causati dal lupo risultano relativamente modesti se messi in relazione all’attività dell’intero comparto zootecnico anche se poi si ammette che i danni accertati rappresentano una frazione, non sempre facile da stimare, delle effettive predazioni subite dagli allevatori“. (I.6.3). Esso non entra però nel merito delle cause di mancata denuncia delle predazioni che, in non pochi casi, sono riconducibili ad atteggiamenti di larvata “dissuasione” nei confronti degli allevatori (spaventati per i controlli cui potrebbero venire sottoposti) con il preciso scopo di ridimensionare e occultare la gravità del fenomeno della predazione e mantenere, come il Piano cerca di fare, la super-protezione per il lupo.
Il Piano, improntato ad anacronistiche esigenze di conservazione del lupo, non considera le conseguenze sociali e ambientali della sua crescente presenza anche dove era assente da secoli. Le difficoltà di difendere il bestiame in modo efficace, senza oneri insopportabili, portano ad abbandonare i pascoli, ad abbandonare l’attività o a riconvertirla in forme intensive. Non si considera poi, a proposito di tanta sbandierata biodiversità. l’aumento del rischio di estinzione di razze autoctone. Da questa sottovalutazione dell’impatto sulle nostre attività e sulla vita rurale discende la mancata previsione di interventi di contenimento, ovvero di un ricorso sistematico alle deroghe, motivato dal danno economico, come avviene da anni in altri paesi UE. Quello che non possiamo accettare, specie tenendo conto che il Piano si protrarrà ben oltre o 5 anni canonici, è la rigida impostazione che prevede in materia di deroghe “Le deroghe potranno essere richieste unicamente dalle Regioni, in situazioni aventi carattere di eccezionalità“.(II.3.1). Facile prevedere che ISPRA e Ministero, su questa base, concederanno solo deroghe “omeopatiche”. E tra 10-15 anni cosa resterà dei sistemi pastorali abruzzesi già largamente in crisi e in procinto di estinzione nei Parchi?
Un altro punto inaccettabile del Piano riguarda la prevenzione degli attacchi, ancora identificata con i soli mezzi passivi (cani, reti, presenza dei pastori) (III.3). Non vi è alcun accenno sulla necessità di adottare misure proattive come tiri di dissuasione. Si pensa di ridurre le predazioni solo con l’informazione “corretta” (rivolta agli allevatori supposti ignoranti e prevenuti contro il lupo) (Azione IIII.3.1) … e con i divieti di pascolo. Il Piano sollecita, infatti, l’adozione o la re-introduzione di norme repressive anacronistiche rispetto all’esercizio del pascolo. Di più: sollecita i parchi “a promuovere un’attenta programmazione delle attività zootecniche finalizzata a contenere il rischio di predazione ed i potenziali conflitti tra il lupo e gli allevatori”. Ovvero a limitare e vietare il pascolo (Azione III.3.3)
Il “protocollo” sui lupi confidenti, per venire al punto della sicurezza che riguarda gli allevatori ma anche la popolazione rurale in genere e persino quella dei grossi centri (come insegna il caso di Vasto), è assolutamente inadeguato a prevenire i rischi per l’incolumità delle persone. Considera situazione di “pericolo”, tali da essere affrontate con la rimozione dei lupi “confidenti”, solo quella in cui le persone sono effettivamente attaccate dal lupo “non provocato”. Così esclude la prevenzione. Le situazioni di avvicinamento alle persone a meno di 30 m, che in altri paesi sono considerate pericolose e comportano la rimozione del lupo, possono solo eventualmente determinare azioni di dissuasione che, se inefficaci possono – sempre eventualmente – portare alla rimozione del lupo “birichino”.
C’è un garantismo assoluto per il lupo, molto scarso per le persone. In Austria, quest’anno, sono stati abbattuti lupi che si sono ripetutamente (>2 volte) avvicinati a 200 m da centri abitati. In Svizzera è previsto l’abbattimento del lupo, oltre che in caso di attacco all’uomo, anche nei seguenti casi: 1) il lupo si avvicina più volte durante il giorno a un insediamento umano (il Piano lupo, invece, dice che non si deve fare nulla); 2) il lupo segue una persona nonostante i tentativi di allontanamento (Il Piano lupo non contempla neppure il caso); 3) Il lupo durante il giorno, in terreni aperti, rimane per più minuti a meno di 50 m da una persona (Il Piano lupo non contempla il caso); 4) il lupo si avvicina durante il giorno a un insediamento e può essere allontanato con difficoltà (il Piano dice che non si deve fare nulla); 5) Il lupo si avvicina a una persona con il cane e manifesta aggressività o attacca il cane (Il Piano lupo non contempla il caso); 6) Il lupo uccide un cane da compagnia in un insediamento (Il Piano lupo non contempla il caso); 7) Il lupo senza essere provocato minaccia l’uomo o simula un attacco (Il Piano lupo non contempla il caso). (III.8)
Certi della sua sensibilità contiamo sulla sua disponibilità a fare proprie le obiezioni al Piano lupo che abbiamo illustrato in modo che anche la Regione Abruzzo sostenga la necessità di modifiche sostanziali e si opponga all’approvazione della versione del Piano attualmente in discussione.