(AGENPARL) - Roma, 18 Luglio 2023(AGENPARL) – mar 18 luglio 2023 CASA:
un’emergenza irrisolta
Conferenza stampa CGIL – SUNIA – UDU
18 Luglio 2023
CASA: UN’EMERGENZA IRRISOLTA
L’emergenza abitativa è un fenomeno in crescita nel nostro Paese, componente importante della condizione
di povertà e dell’aumento delle disuguaglianze sociali. Su una crescente condizione di difficoltà di tante
famiglie, pesano la ripresa generalizzata delle esecuzioni degli sfratti per morosità incolpevole (stimati dai
130 mila ai 150 mila sulla base degli ultimi dati del Ministero dell’Interno), le esecuzioni immobiliari sulla
prima casa, la forte incidenza sui costi dell’abitazione dei rincari delle utenze domestiche e degli oneri
condominiali per il consumo energetico con 2,2 milioni di famiglie che risultano in condizioni di povertà
energetica, l’8,5% del totale delle famiglie italiane a fine 2021.
Nella legge di Bilancio per il 2023 non sono stati rifinanziati né il Fondo di sostegno all’affitto previsto dalla
legge 431/98 per garantire alle famiglie più bisognose un sostegno nel pagamento dei canoni, né il Fondo per
la morosità incolpevole.
L’Italia presenta una quota insufficiente di edilizia pubblica (il 4% del patrimonio abitativo e un quinto del
mercato dell’affitto), una ristretta dimensione del patrimonio in affitto privato, pilastro dell’offerta in molti
Paesi europei e, più in generale, una scarsa disponibilità di alloggi con costi commisurati ai redditi.
Allarmante la situazione degli alloggi per studenti universitari fuori sede che mette in discussione l’esigibilità
del diritto allo studio di tanti ragazzi e ragazze. A pochi mesi dal nuovo anno accademico questo rappresenta
un tema da affrontare con urgenza.
Risulta evidente come sia necessario invertire la tendenza che vede l’aggravarsi del problema abitativo, e
riaffermare la necessità di una strategia complessiva per affrontare con determinazione, e con le risorse
necessarie, i nodi del disagio abitativo
IL DISAGIO ABITATIVO DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI IN ITALIA
Secondo i dati del Ministero in Italia ci sono 824 mila studenti universitari fuori sede.
A fronte di questo numero, nel 2022, i posti letto negli alloggi universitari a garanzia del diritto allo studio
sono 40 mila: dunque soltanto il 4,9% degli studenti trova alloggio nelle residenze pubbliche o,
comunque, convenzionate con gli enti pubblici per il diritto allo studio.
La situazione territoriale è molto differenziata tra regione e regione, tra città e città. Si passa quindi da un
tasso di copertura dello 0,2% dell’Abruzzo al 2,1% della Campania, al 3,1% del Veneto, al 10,6% delle Marche,
al 14,6% della Calabria e al 17,8% del Trentino-Alto Adige. In ogni caso si tratta di un livello di copertura
insufficiente a rispondere alle esigenze abitative e ben inferiori rispetto agli altri Paesi europei. Le ragioni di
tali differenze vanno ricercate nell’assenza di una strategia nazionale; tutto è invece rimesso all’autonomia,
nonché all’intraprendenza e alla disponibilità economica degli enti per il diritto allo studio, delle università e
delle regioni.
Gli studenti fuori sede e gli alloggi
824.000
40.000
studenti fuori sede
posti in residenze pubbliche
Copertura pubblica
Il PNRR pone come obiettivo quello di avere una copertura minima del 20%. Per farlo, il
Ministero, ha conteggiato anche 12 mila posti letto gestiti da atenei, collegi di merito e l’Associazione
Collegi e Residenze Universitarie (Acru).
Da qui l’obiettivo di realizzare almeno 60 mila posti letto entro il 2026, per il quale il PNRR ha previsto una
spesa complessiva di 960 milioni di euro. Dalla ricerca dell’Unione degli Universitari “Diritto al profitto. Come
sperperare i fondi del PNRR”, emerge come siano stati realizzati al massimo 4.350 nuovi posti letto,
nonostante la ministra Bernini avesse parlato della creazione di 8.500 posti letto. Alcuni alloggi erano infatti
già operativi ed erano già occupati da universitari, altri si trovavano invece in fase di realizzazione,
semplicemente sono stati censiti e la destinazione d’uso è stata vincolata, al fine di fare risultare raggiunto il
target previsto dal PNRR. La ricerca denuncia inoltre come 210 milioni siano stati assegnati ai privati, i quali
applicano tariffe che possono arrivare a 900 € al mese. È evidente come il PNRR si stia rivelando un’occasione
sprecata, non andando a favorire significativamente il diritto allo studio. Per queste ragioni, il 13 luglio la CGIL
e l’UDU hanno inviato una lettera alla Commissione Europea, chiedendo ai funzionari di Bruxelles di prestare
la massima attenzione su questo tema.
Oggi siamo in grado di stimare con maggiore precisione il costo dei posti letto DSU finanziati dal PNRR. Viene
confermato sostanzialmente quanto calcolato nella ricerca: il posto letto DSU da proprietari privati costa oltre
4 volte il posto letto DSU del pubblico. Va poi sottolineato come gli interventi finanziati dal PNRR non
prevedono più una clausola esplicita di destinazione di posti per il Diritto allo Studio. Il Ministero sostiene che
starebbe persuadendo i soggetti privati attuatori di prevedere volontariamente un 20% dei posti letto per il
Diritto allo Studio, ma senza presentare pubblicamente alcuna prova di questo.
SOGGETTI PUBBLICI
SOGGETTI PRIVATI
RISORSE STANZIATE
POSTI LETTO DSU
2.205 (100% di quelli finanziati)
1.260 (ca 20% di quelli finanziati)
COSTO PER POSTO LETTO DSU
circa 35mila euro
Circa 150mila euro
Considerato che il solo il 4,9% degli studenti fuorisede riesce ad accedere ad una residenza
prevista a garanzia del diritto allo studio, la quasi totalità deve rivolgersi al mercato privato,
che oggi vede sostanzialmente due diversi canoni possibili: quello concordato e quello libero.
Il primo deve ricadere in un range stabilito dagli accordi territoriali (ai quasi possono partecipare anche le
associazioni studentesche); il secondo è stabilito dalle parti senza alcun limite. Purtroppo, l’Agenzia delle
Entrate con il proprio Rapporto Immobiliare annuale del settore residenziale non fornisce dati disaggregati
per Regione.
Abbiamo però potuto svolgere alcune ricognizioni rispetto alle otto città più grandi del Paese: Roma, Milano,
Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze. Nel complesso, queste città da sole ospitano 362 mila
studenti fuorisede, pari al 44% di tutta Italia. Di questi, meno di 15 mila, pari al 4%, trova posto nell’ambito
del Diritto allo Studio mentre in 243 mila (96%) devono rivolgersi al mercato. Eppure, a fronte di tale
richiesta, negli ultimi due anni sono stati registrati soltanto 27.440 contratti di locazione con canone
concordato per studente universitario. Pur essendo possibile che qualche studente abbia stipulato un
contratto generico a canone concordato e stimando anche un’occupazione media di 3 o 4 studenti per ogni
appartamento locato, è evidente come lo strumento del canone concordato per studenti universitari non
riesca ad imporsi sulle dinamiche di mercato, anche laddove il comune abbia previsto forti agevolazioni.
Anche qui, rileviamo marcate differenziazioni territoriali. Non è detto che, laddove sia diffuso il canone
concordato generico, sia automaticamente diffuso anche quello per studenti, o viceversa. Le uniche due città
che registrano dati incoraggianti per tutto il marcato concordato (studentesco e generico) sono Roma e
Genova. La città con i dati peggiori è sicuramente Milano, dove il canone concordato è l’eccezione.
Immobili locali nel 2022 – Tipologia di contratto
60.000
5.627
50.000
40.000
3.224
30.000
20.000
1.197
Palermo
Genova
10.000
1.277
Milano
Napoli
Torino
ORDINARIO TRANSITORIO
ORDINARIO LUNGO PERIODO
AGEVOLATO CANONE CONCORDATO
MERCATO AGEVOLATO STUDENTI
Bologna
Firenze
Sulla base dei contratti registrati nel 2022 e nel 2023, è stata fatta una stima di quanti studenti si ritrovano
in una delle condizioni abitative “dedicate” e “agevolate” per studenti universitari: posti letto sotto il diritto
allo studio e contratti di locazione a canone concordato per studenti universitari. Ciò che emerge, ancora una
volta, è l’irrilevanza dei posti letto per il diritto allo studio e l’insufficiente diffusione dei contratti di canone
concordato per universitari. Come visto precedentemente, però, ci sono alcune città in cui la situazione è
migliore: a Genova stimiamo che tali soluzioni raggiungano l’82%, mentre a Roma è del 71%. Nelle altre città,
invece, la situazione è decisamente peggiore: a Torino l’incidenza è del 48%, a Palermo del 45%, a Firenze del
33%. Situazione catastrofica a Napoli con il 14%, a Bologna del 10% e a Milano del 9,6%. È evidente come, in
queste città, gran parte degli studenti non solo siano obbligati a rivolgersi al mercato privato, ma non possono
neanche accedere ai canoni concordati studenteschi, dovendo per forza stipulare contratti a canone libero.
Tipologia alloggio degli studenti fuorisede
140000
120000
100000
80000
60000
40000
20000
Palermo
Genova
Milano
Napoli
Torino
Bologna
Firenze
ALTRE TIPOLOGIE (CONCORDATO GENERICO, ORDINARIO, STUDENTATI PRIVATI ECC.)
POSTI CANONE CONCORDATO STUDENTESCO (STIMA)
POSTI RESIDENZE DSU (USTAT)
Stima effettuata sulla base dei contratti registrati nel 2021 e nel 2022, ipotizzando in media 3 inquilini per contratto di
locazione per Napoli, Palermo e Genova – 3,5 inquilini per Roma, Torino, Bologna e Firenze – 4 inquilini per Milano
LA CONDIZIONE DI DISAGIO ABITATIVO
Nonostante una diffusa condizione di disagio abitativo, nella legge di Bilancio per il 2023 non
sono stati rifinanziati né il Fondo di sostegno all’affitto né il Fondo per la morosità incolpevole. La
legge di Bilancio ha anche abolito il reddito di cittadinanza, che prevedeva una quota aggiuntiva
per il pagamento del canone di locazione e adottato due strumenti diversi. Con la Legge 85/2023
viene introdotto, a partire dal 2024 l’Assegno di Inclusione ma 500 nuclei e 800 mila persone in
condizioni di povertà, attualmente beneficiari del Reddito di Cittadinanza resteranno senza
sostegno nonostante permangano ancora in una condizione di povertà e disagio.
L’Italia presenta una quota insufficiente di edilizia pubblica, una ristretta dimensione del
patrimonio in affitto privato, pilastro dell’offerta in molti Paesi europei e, più in generale, una scarsa
disponibilità di alloggi con costi commisurati ai redditi.
Risulta evidente come sia necessario invertire la tendenza che vede l’aggravarsi del problema
abitativo, e riaffermare una politica complessiva che agisca sul settore.
Da un monitoraggio effettuato dal SUNIA, risulta che la percentuale di alloggi di edilizia pubblica
assegnati in rapporto al numero di domande presentate presso i comuni risulta mediamente inferiore
al 5%, pur con notevoli differenze tra regioni e territori.
In particolare, in Campania, gli alloggi ERP sono 172 mila, le domande in graduatoria ERP 31 mila, le
assegnazioni annue 160, con un tasso di assegnazione dello 0,5%; in Emilia Romagna gli alloggi ERP
sono 55 mila, le domande in graduatoria ERP 25 mila, le assegnazioni annue 1.200 e il tasso di
assegnazione è pari al 4,8%; nel Lazio gli alloggi ERP sono 104 mila, le domande in graduatoria ERP
25 mila, le assegnazioni annue 500 e il tasso di assegnazione del 2%; in Toscana gli alloggi ERP sono
50 mila, le domande in graduatoria ERP 16 mila, le assegnazioni annue 768 con un tasso di
assegnazione del 4,8%1. Numeri che certificano l’inadeguatezza della risposta del sistema
dell’edilizia pubblica a fronte di una domanda abitativa, e di una condizione di difficoltà e disagio
di molte famiglie, in crescita.
Monitoraggio effettuato dal SUNIA presso le proprie sedi e attraverso i confronti istituzionali.
In tutto il Paese le graduatorie per l’assegnazione di una casa popolare non scorrono infatti in
maniera significativa, comportando tempi d’attesa per la pubblicazione di una graduatoria oltre che
biennali (il tempo necessario tra la presentazione della domanda e la pubblicazione della graduatoria
da parte dei Comuni) e tempi per l’assegnazione di un alloggio in alcuni casi anche decennali.
La già gravissima sofferenza a livello territoriale (con situazioni di assoluta ingovernabilità in
alcune aree metropolitane), viene ulteriormente aggravata dall’eliminazione di forme di sostegno
ai redditi e, in alcuni casi, resa irreversibile.
Attualmente rileviamo che, soprattutto nelle città metropolitane, le amministrazioni comunali non
dispongano più di strumenti per gestire i problema e per impedire lo scivolamento delle famiglie
da situazioni di disagio a una vera e propria condizione di emergenza.
Lo stato dell’Edilizia Residenziale Pubblica in alcune regioni campione monitorate dal SUNIA ci
evidenzia come una porzione considerevole del patrimonio pubblico non sia nella disponibilità delle
famiglie in graduatoria per lo stato manutentivo in cui versa, come si dimostra da alcuni dati regionali
rilevati dalle nostre strutture territoriali.
In questo ambito, l’aver impedito la possibilità di interventi di manutenzione e riqualificazione di
questo patrimonio attraverso i fondi del PNRR, rappresenta una prima grande occasione persa per
tornare a dare una risposta alle famiglie più bisognose.
Il numero di immobili ERP, anche qualora fosse interamente disponibile, superando gli aspetti
manutentivi, sarebbe comunque fortemente insufficiente rispetto al fabbisogno. Si stima il
fabbisogno abitativo in almeno 600 mila immobili.
L’assenza di disponibilità di patrimonio immobiliare in dotazione ai Comuni per la gestione
dell’emergenza comporta che anche i più virtuosi protocolli siglati con le Prefetture per la
graduazione degli sfratti non abbiano portato a risultati significativi per garantire una casa almeno
per i nuclei familiari in condizione di estrema fragilità. Il report annuale del Ministero degli Interni,
solitamente pubblicato in questo periodo, non risulta ad oggi disponibile.
La serie storica dell’andamento delle esecuzioni risulta condizionata dagli effetti della pandemia che
ha portato il Governo allora in carica a decidere un parziale blocco delle esecuzioni. Ad oggi,
secondo quanto monitorato dalle nostre strutture, oltre ad un ritorno del livello dei canoni di
locazione a valori anche superiori a quelli del 2019, un costante aumento del numero di esecuzioni,
soprattutto per morosità.
In questo ambito, la decisione del Governo di non rifinanziare i provvedimenti di contrasto alla
morosità incolpevole (FMI) e quello di sostegno alla locazione (FSA) risultano non rispondenti alla
necessità di rispondere alle quasi 900 mila famiglie povere in affitto per le quali il canone di
locazione rappresenta la voce di spesa più rilevante, con una incidenza media del 30% sul reddito.
L’emergenza abitativa è un fenomeno in crescita nel nostro Paese, componente importante
della condizione di povertà che vede l’aumento delle disuguaglianze economiche, sociali e
territoriali.
Nel 2021, sono in condizione di povertà assoluta circa 1,9 milioni di famiglie (7,5% del totale) e 5,6
milioni di individui (9,4%). La povertà assoluta conferma sostanzialmente i massimi storici del 2020,
anno d’inizio della pandemia; per la povertà relativa l’incidenza sale all’11,1% (da 10,1% del 2020)
e le famiglie sotto la soglia sono circa 2,9 milioni (2,6 milioni nel 2020).
Si conferma più diffusa la povertà assoluta tra le famiglie in affitto: le oltre 889 mila famiglie
povere in affitto nel 2021 sono il 45,3% di tutte le famiglie povere, con un’incidenza nella
condizione di povertà quattro volte superiore rispetto a coloro che vivono in abitazioni di proprietà.
L’incidenza che sale notevolmente nelle regioni del Mezzogiorno.
Vive in affitto il 76,5% delle famiglie povere con stranieri rispetto al 31,1% delle famiglie in povertà
di soli italiani2.
Le famiglie povere e l’incidenza dell’affitto
1,9 milioni
2,9 milioni
889.000
famiglie in povertà assoluta
famiglie in povertà relativa
famiglie povere in affitto
sostanzialmente confermati
i massimi storici toccati nel 2020
in aumento rispetto
ai 2,6 milioni del 2020
il 45,3%
di tutte le famiglie povere
Su una crescente condizione di precarietà pesano elementi che accrescono le quote di fragilità:
la vulnerabilità si estende a fasce crescenti si popolazione, caratterizzando anche una parte
del ceto medio, oggi impoverito.
Incidono la ripresa generalizzata delle esecuzioni degli sfratti per morosità incolpevole, le
esecuzioni immobiliari sulla prima casa, la forte incidenza sui costi dell’abitazione dei rincari delle
utenze domestiche e degli oneri condominiali per il consumo energetico (2,2 milioni le famiglie
risultano in condizioni di povertà energetica, l’8,5% del totale delle famiglie italiane a fine del 20213).
Ulteriore elemento di precarietà è la condizione di sovraffollamento, che riguarda in Italia il 28%
della popolazione, contro una media europea del 17,2%.
La condizione di precarietà abitativa
236.000
28,0%
Sfratti emessi negli ultimi 5 anni
famiglie in povertà energetica
famiglie in sovraffollamento
di cui 205.000 per morosità
Le Statistiche ISTAT sulla povertà | Anno 2021, Giugno 2022.
OIPE, La povertà energetica in Italia nel 2020, Dicembre 2021
la media europea è il 17,2%
Procedure di rilascio degli immobili ad uso abitativo / Fondi stanziati – Anni 2003 – 20224
23.000
12,81
12.873
32.578
46.193
17,59
78.099 -6,75
25.267
11.195
33.768
45.815
-0,82
106.335 36,15
25.671
10.548
34.309
45.526
-0,63
100.821 -5,19
22.278
-13,22
9.236
33.959
43.869
-3,64
109.446
22.468
10.549
41.203
52.291
19,20
139.193 27,18
25.108
11,75
9.208
51.576
61.484
17,58
116.573 -16,25
27.584
8.495
56.269
65.664
111.260 -4,56
29.889
7.471
55.543
63.846
-2,77
123.914 11,37
28.641
-4,18
1.174
6.640
62.501
70.315
10,13
126.852
29.154
2.654
5.437
65.521
73.612
131.017
31.806
3.433
4.843
69.250
77.526
150.353 14,76
36.340
14,26
3.255
4.436
57.653
65.344 -15,71
153.969
32.723
-9,95
2.539
4.534
56.846
63.919
-2,18
158833
35.367
1.986
5.106
52.738
59.830
-6,40
132.228 -16,75
31.946
-9,67
2.013
4.872
49.374
56.259
-5,97
118.927 -10,06
30.161
-5,59
1.952
4.327
43.180
49.459 -12,09
102.081 -14,16
26.644
-11,66
1.240
3.272
28.024
32.536 -34,22
22.841 -77,62
5.270
-80,22
1.603
4.477 32.083 38.163 17,29
33.208 45,39
9.537
80,97
N.B. I dati dell’anno 2021 sono consolidati al 30 giugno 2022.
(*) Presentate all’Ufficiale Giudiziario
(**) Con l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario
Nonostante il blocco delle esecuzioni dovuto alla pandemia e la chiusura dei Tribunali:
Negli ultimi
5 anni
Ministero dell’Interno, Anno 2022
236.000 sfratti emessi di cui 205.000 per morosità
410.000 richieste di esecuzione presentate
103.000 sfratti eseguiti
Totale fondi mln €
83.748 -8,55
FMI mln €
-2,11
FSA mln €
Variaz.% rispetto
anno precedente
39.284
Totale
27.781
Totale
10.839
Altra causa
Morosità
Variaz.% rispetto
anno precedente
Fondi stanziati
Totale
Sfratti eseguiti (**)
Finita locazione
Variaz.% rispetto
anno precedente
Richieste di
esecuzione (*)
Provvedimenti di sfratto emessi
Necessità locatore
LE PROPOSTE
E’ necessario affrontare l’emergenza abitativa e i nodi che affliggono troppe famiglie con politiche e interventi
strutturali. In particolare occorre:
1. Rifinanziare subito il Fondo di sostegno per l’affitto e il Fondo per la morosità incolpevole, azzerati per
il 2023, per contribuire ad abbassare l’incidenza dei canoni sui redditi delle famiglie in difficoltà, per un
valore di almeno 900 milioni di euro, visto che l’ultima quota di stanziamento (2022) ha coperto solo il
40% del fabbisogno nazionale;
2. incrementare l’offerta di edilizia residenziale pubblica, attraverso un programma pluriennale, con
finanziamenti adeguati, al fine di incrementare il patrimonio ERP di circa 600.000 unità;
3. realizzare residenze universitarie pubbliche nell’ambito del diritto allo studio;
4. incrementare il “Fondo per gli Studenti fuori sede” che ad oggi dispone di soli 4 milioni di euro per il
2023;
5. rivedere il regime fiscale legato alle locazioni, come previsto dalla Legge 431 del 1998, per rilanciare il
canone concordato, anche in relazione alla necessità di favorire le locazioni di lunga durata e quelle
transitorie per studenti che in molte città sono sfavorite dal fenomeno degli “affitti brevi”;
6. dare concretezza all’impegno da parte del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti ad aprire un confronto
specifico e strutturato sul tema delle politiche abitative con i sindacati confederali e i sindacati degli
inquilini;
7. effettuare un monitoraggio dei programmi ancora vigenti a legislazione nazionale destinati a politiche
abitative o che comunque contengono interventi di Housing all’interno di percorsi di rigenerazione
urbana.
8. procedere con il monitoraggio rispetto all’attuazione dei due principali programmi legati a temi abitativi
legati al PNRR di competenza del MIT: il PINquA, per l’ambito di interesse, soprattutto in relazione al
soddisfacimento del target di livello europeo M5C2-20 consistente nel sostegno a 10.000 unità abitative
(in termini sia di costruzione che di riqualificazione); il SAFE, GREEN e SOCIAL in relazione all’obiettivo di
efficientamento energetico e miglioramento di classe sismica degli alloggi ERP;
9. dare piena operatività all’Osservatorio nazionale della condizione abitativa (OSCA) istituito nella
precedente legislatura presso il MIT per approfondire le tematiche legate alla condizione abitativa sia
nazionale che territoriale, in particolare quelle connesse con l’edilizia residenziale pubblica, per analizzare
i fabbisogni e per proporre strategie volte ad orientare le politiche e monitorarne gli effetti.
Nel recente incontro con le Organizzazioni Sindacali hanno richiesto al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti
l’avvio di un confronto per affrontare i problemi aperti. A fronte dell’annunciata disponibilità del Ministro ad
aprire un tavolo, è necessario che il confronto sia accompagnato dalle necessarie disponibilità economiche
per rispondere all’emergenza abitativa che attanaglia troppe famiglie e troppe persone nel Paese.