(AGENPARL) - Roma, 3 Luglio 2023 - (AGENPARL) – lun 03 luglio 2023 18° EDIZIONE 2023
VOLUME VINCITORE SEZIONE
SAGGISTICA
Perché negli anni del Covid-19, nonostante la rapidità con cui
sono stati messi a punto i nuovi vaccini, molte persone nutrono
diffidenza o ostilità nei loro confronti? Partendo da questa
domanda, Enrico Pedemonte è risalito alle origini della sfiducia
nella scienza dilagante ai nostri giorni. La prima parte del
viaggio lo porta a indagare le ragioni che hanno spinto gli
evangelici americani a costruire una scienza alternativa al
darwinismo; l’industria (dal tabacco al petrolio) a fare colossali
investimenti per contestare il consenso scientifico; gli
ambientalisti a screditare il biotech; il movimento postmoderno
ad attaccare le certezze della scienza. E mentre affiorano le radici
storiche del negazionismo no-vax, l’autore dimostra come la
ricerca abbia cambiato pelle diventando un mondo sempre più
privatizzato, dove si moltiplicano le truffe. La tesi di fondo è che
la sfiducia nella scienza sia solo una delle forme con cui i
cittadini si oppongono al Potere. Nella seconda parte emerge il
ruolo centrale che l’intelligenza artificiale sta assumendo nella
rivoluzione tecnologica in corso. Destinata a cambiare il mondo
con una rapidità mai vista prima, a diventare l’unica scienza, l’ia
è alla base dei rapidi progressi in tutti i settori della ricerca e
promette di risolvere molti drammatici problemi del pianeta. Ma c’è un’altra faccia della medaglia:
questa tecnologia è controllata da un numero sempre più ristretto di società private, in prima fila le
piattaforme tecnologiche, che detengono il monopolio delle sue applicazioni. Il controllo pubblico di
questo immenso Potere diventa un obiettivo indispensabile per evitare lo scetticismo e la rabbia nei
confronti (anche) della scienza.
Enrico Pedemonte (1950) è laureato in Fisica, è stato
docente di fisica nelle scuole superiori e poi giornalista.
Ha lavorato come cronista e inviato al Secolo XIX, poi per 25
anni all’Espresso (caporedattore e per sei anni corrispondente
Scienza della Comunicazione (La Sapienza, Roma).
Con Vincenzo Tagliasco ha scritto “Vantaggi dello sboom
demografico (Franco Angeli, 1996) e “Genova per chi” (Frilli
editore, 2006). Ha inoltre pubblicato: “Personal Media” (Bollati
Boringhieri, 1998) e recentemente “Morte e resurrezione dei
giornali” (Garzanti, ottobre 2010).
18° EDIZIONE 2023
VOLUME VINCITORE SEZIONE
NARRATIVA
Nel 1945 la grande villa di campagna di sir Benjamin Drage
diventa una residenza per i piccoli reduci dai campi di sterminio,
venticinque bambini tra i quattro e i quindici anni accolti e
accuditi grazie all’iniziativa e alla determinazione di Anna
Freud, figlia del grande Sigmund, e di Alice Goldberger, sua
collaboratrice. Ciascun bambino ha una storia diversa, terribile e
speciale, ciascuno viene da un proprio personale inferno.Alice e
la sua équipe lottano per restituire loro un’infanzia, dando vita
per oltre un decennio a un centro dove le più recenti acquisizioni
della psicologia infantile, della pedagogia e dell’arte vengono
messe al servizio delle necessità dei bambini provenienti da
lager, orfanotrofi e conventi o dai nascondigli dove i genitori li
hanno lasciati durante la guerra, nell’estremo tentativo di salvar
loro la vita. Lo sguardo dolce e professionale di Alice ci mostra
come, nello scorrere delle stagioni, si allenti in Gadi la necessità
di nascondere il cibo, si riducano gli incubi di Berl e la presenza
della morte nei disegni di Denny e si avvicini per tutti, a poco a
poco, l’obiettivo più difficile: recuperare la fiducia negli adulti.
Titti Marrone scava nella Storia, apre gli archivi, incrocia
documenti, foto, diari e lettere per trasporre in un romanzo la
coraggiosa e commovente esperienza di Lingfield. La sua penna segue con delicata partecipazione
l’incontro con l’infanzia di ciascun bambino, l’affiorare di traumi e ricordi dolorosi, il progressivo
sciogliersi dei nodi più stretti. Fino all’inizio delle loro seconde vite. C’erano solo pochi frammenti
per ricostruire da dove venissero quei piccoli. Che cosa avevano visto, sentito, vissuto? Chi era la
madre, chi il padre? La parte più delicata per i bambini di Lingfield stava per cominciare. E lei si
sentiva pronta.
Titti Marrone, napoletana, giornalista dal 1980. Per
molti anni è stata la responsabile delle pagine
culturali del Mattino di Napoli. Ha collaborato a Cara
Italia e al Fatto di Enzo Biagi. È editorialista e critica
letteraria del Mattino di Napoli, dal 1996 è docente di
Storia e Tecniche del giornalismo (attualmente
all’università Suor Orsola Benincasa). Fra i suoi
titoli, i saggi Controluce (con Gustaw Herling;
Pironti, 1992), Il sindaco (Rizzoli, 1996), Meglio non
sapere (ultima edizione Laterza, 2020), e i romanzi Il
tessitore di vite (Mondadori, 2013) e La donna
capovolta (Iacobelli editore, 2019). È tra i fondatori
della libreria indipendente Iocisto.
18° EDIZIONE 2023
VOLUME VINCITORE
SEZIONE LETTERATURA GIORNALISTICA
Esistono luoghi in cui non sembra vivere nessuno. Strade solitarie
su cui muovono i passi sparuti camminatori, case centenarie in cui i
silenzi sono rotti solo dal ronzio di qualche televisione lontana,
antichi muretti a secco su cui camminano gatti randagi e lucertole
più di quanto vi si appoggino mani e schiene umane, vecchie stufe
a gas a riscaldare ampie stanze semivuote. Sebbene ci possa
sembrare uno scenario desolato, queste immagini raccontano in
verità una storia di resistenza: quella di tredici milioni di persone
che continuano ancora oggi ad abitare i borghi e i paesini d’Italia
che, stagione dopo stagione, si svuotano perdendo servizi e attività
fondamentali. Anna Rizzo, antropologa che da anni studia e
collabora con le piccole comunità delle cosiddette «aree interne»
del paese, ci porta alla scoperta di questo arcipelago in gran parte
sconosciuto. Il suo è un resoconto personale di queste realtà ai
margini, solitamente visibili sulle mappe solo se illuminate da una
tragedia mediatica o dalle sirene romanticizzanti del turismo, e
quasi mai raccontate in modo onesto e senza facili nostalgismi: da Riace a Gibellina, da Cavallerizzo a
Frattura di Scanno. Anna Rizzo affronta le problematiche legate allo spopolamento e allo stato di
abbandono di edifici e infrastrutture, interroga i cittadini sui loro bisogni, sulle loro paure e sulle
strategie di adattamento che hanno individuato, ragiona attorno alle motivazioni di chi è rimasto e di
chi se n’è andato
Anna Rizzo (Palermo, 1979), antropologa culturale,
collabora da anni con diverse amministrazioni locali per la
rivitalizzazione dei paesi abbandonati d’Italia. Studia da anni i
piccoli insediamenti e le aree interne e rurali. Nel corso delle
sue ricerche sul campo, partendo dall’archeologia, si è
concentrata sul recupero delle comunità. Da oltre dieci anni
segue la riqualificazione di Frattura di Scanno (AQ). Collabora
con Borgo Slow un progetto di rigenerazione dei borghi, dei
paesi e delle aree interne; segue il progetto di ricerca PECUS
Pescasseroli Candela Upland Survey, un’equipe composita di
archeologi, ecologi, topografi, che ha come obiettivo lo studio
archeologico, antropologico ed ecologico dell’itinerario della
transumanza che partiva dalla Puglia fino all’Abruzzo.
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