(AGENPARL) - Roma, 19 Maggio 2023 - (AGENPARL) – ven 19 maggio 2023 Obesità infantile: l’Italia tra i primi in classifica
Garofalo (AME): “Necessario cambiare l’approccio: educare alla salute e al benessere psicofisico, non alla magrezza”
Nel panorama europeo, l’Italia ancora una volta, purtroppo, è tra i primi posti per incidenza di quella che è ormai ampiamente riconosciuta come una patologia. Secondo l’ultimo Report infatti, l’Italia presenta la percentuale più elevata (pari al 42%) di bimbi in sovrappeso od obesi nella fascia di età 5-9 anni, mentre si colloca al 4° posto nella classe di età 10-19 anni, con il 34,2% dei giovani affetti.
Accanto alle misure individuate dall’OMS/Europa “per contrastare le proiezioni attuali e aiutare a prevenire il peggioramento di questa silenziosa epidemia”, come promuovere l’attività fisica, rafforzare la prevenzione e la regolamentazione dell’industria alimentare e delle bevande, “è altresì necessario lavorare per non far passare più l’idea di obesità come “un problema”, ma vederla e raccontarla nel suo insieme, ossia come una concreta, minacciosa premessa per una molteplicità di problemi di salute, potenzialmente gravi, ma assolutamente modificabili”, aggiunge Garofalo.
Indispensabile allora ripartire dall’educazione di famiglie, degli educatori in senso lato, come anche dei professionisti sanitari per far sì che si porti avanti una visione diversa; responsabilizzare il ragazzo incoraggiandolo a farsi tutore della propria salute spiegandogli come è possibile cambiare la storia delle conseguenze della sua obesità di oggi.
“Non dimentichiamo poi di prestare attenzione alle risorse emotive in modo che tutte le comorbidità legate all’obesità (diabete, epatopatie, dislipidemie, artropatie, pneumopatie, malattie cardiovascolari) vengano definitivamente allontanate anche dal suo inconscio immaginario”, prosegue il referente per l’area di endocrinologia pediatrica di AME.
“Nel giovane é importante alimentare concetti positivi di salute e benessere anziché idee di malattia o gap verso il gruppo dei pari evitando, per esempio, di mortificare il bambino per il suo peso o per “lo sgarro” a tavola come anche di complimentarsi con lui per avere invece perso peso”.
Contrastare l’obesità significa quindi “attivare solide e durature politiche sociali”, oltre che lavorare per potenziare “un approccio multidisciplinare e multispecialistico”, che veda sempre più il coinvolgimento e la collaborazione tra le varie figure chiave nella crescita e nelle tappe evolutive del bambino, nonché nell’uso, quando appropriato, di terapie mediche oggi disponibili e sempre più efficaci e personalizzate, conclude allora Garofalo.
“Tutto ciò però, non può essere realizzato e potenziato senza la formazione e l’aggiornamento dei professionisti stessi, che devono guidare il cambiamento. Un bisogno riconosciuto anche da[AME](https://www.associazionemediciendocrinologi.it/) che sta attivando una serie di iniziative formative per i propri iscritti dedicate a migliorare la presa in carico globale del bambino in sovrappeso od obeso da parte degli specialisti endocrinologi”.
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