
(AGENPARL) – mar 25 ottobre 2022 Comunicato Stampa 11-2022
#FORUMAutoMotive, l’appello della filiera auto al nuovo Governo:
“Un piano strategico per l’auto per coniugare transizione energetica ed esigenze di
consumatori ed industria nazionale”
automotive stanno mettendo in dubbio tempi e modalità della transizione ecologica al 2035 nel nostro
Paese e a livello europeo. Gli effetti in Italia sono evidenti: il mercato delle immatricolazioni procede
lentamente, soprattutto nel Sud Italia per il calo della capacità di spesa delle famiglie, e a fine anno si
fermerà a quota 1 milione e 300mila veicoli. L’elettrico stenta”.
Sono stati questi alcuni tra i principali spunti al centro della prima giornata dell’evento
#FORUMAutoMotive, il movimento di opinione sui temi legati alla mobilità a motore promosso dal
giornalista Pierluigi Bonora, in programma ieri e oggi a Milano e in diretta streaming.
Il promotore di #FORUMAutoMotive Pierluigi Bonora ha introdotto i lavori evidenziando come “La
transizione ha bisogno di tempo, si parla troppo spesso di cosa accadrà nel futuro, senza però guardare al
mercato reale e alle urgenze immediate. Bisogna superare l’approccio ideologico e strumentale al tema. La
svolta elettrica è stata decisa senza consultare il mercato e i consumatori e oggi da più parti sembrano
emergere dei ripensamenti”.
Bonora ha poi introdotto Dario Duse, EMEA Co-Leader of Automotive & Industrial, Italy Country Leader e
Managing Director di AlixPartners, che ha presentato l’ultimo aggiornamento del Global Automotive
Outlook: “Nessuno si aspettava che un’industria rigida come l’automobile avrebbe superato l’emergenza
COVID senza grossi problemi. Negli ultimi mesi la profittabilità dei costruttori di automobili, grazie a una
scarsità di offerta, è stata superiore rispetto a quella dei fornitori, invertendo un trend ormai consolidato. La
ripresa del mercato è oggi più debole del previsto, anche a causa della persistente crisi dei chip e, più in
generale, delle componenti dei veicoli. Rispetto a giugno osserviamo a livello mondiale una possibile ripresa
più lenta e meno significativa Quest’anno l’Italia faticherà a raggiungere 1 e mezzo di auto. Il focus oggi è
tutto su costi, quelli delle vetture elettriche rispetto alle endotermiche e quelli dell’energia in primis”.
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“Concessionari, cambia tutto: mancano le auto e l’italiano è più povero”
“Mercato in affanno nel 2022: immatricolazioni a fine 2022 a quota 1 milione e
300mila”
La tavola rotonda, moderata da Pierluigi Bonora e Dario Pennica, Direttore di Sicilia Motori, ha visto il
primo intervento di Plinio Vanini, Presidente di Autotorino: “Viviamo un momento epocale di cambiamenti
che tocca tutte le imprese del settore. Per fare i cambiamenti serve attendere i tempi necessari, grande
capacità di cambiamento, ma anche un mercato del lavoro più flessibile. Abbiamo negli scorsi anni investito
in diversi territori del Nord Italia e non ci dispiacerebbe anche un’esperienza su mercati esteri nei prossimi
anni per confrontarci con altre culture”.
Sergio Tumino, Amministratore Unico di ST Sergio Tumino di Ragusa, si è poi focalizzato sul tema degli
investimenti al Sud: “Il parco circolante siciliano, che vede ampie quote di veicoli ante Euro 4, rende più
difficile investire in alcune aree del Paese. Basti pensare la nostra Regione, che ha un reddito medio pari alla
metà di quello dei cittadini lombardi, è ben lontana dai target di elettrificazione, con pochissime colonnine di
ricarica sul territorio e scarsi acquisti di vetture ibride plug-in ed elettriche. Sarebbe ora di pensare a misure
specifiche di sostegno ad alcune aree geografiche del Paese più in difficoltà”.
In parziale accordo con Tumino, Francesco Maldarizzi, Presidente della Maldarizzi Automotive S.p.A,che ha
sostenuto: “Più che di sostegni nel Sud Italia c’è bisogno di fare squadra. Il problema del Sud è il grande
frazionamento, il tessuto costituito da piccole imprese con gestione spesso artigianale e non professionale.
In Italia la parte di marginalità proveniente dal post vendita è bassa. Alle difficoltà del mercato si aggiunge
l’aumento dei tassi di interesse che rende più oneroso l’acquisto dell’auto con finanziamenti che nei prossimi
mesi potrebbe farsi sentire in modo significativo”.
Spostando il focus sul Nord del Paese è intervenuto Mario Verna, General Manager di Queen Car Torino:
“L’area del Piemonte ha una situazione migliore rispetto al mezzogiorno, ma “l’abbandono” di Stellantis ha
comunque rallentato le vendite per mancanza di interventi e produzione. Per la prima volta il settore
dell’auto si sta confrontando con una tempesta perfetta con fattori di tipo esogeno ed endogeno che
rendono più difficile fare pianificazione nel medio periodo. Per superare questa fase dovremo pensare a
sistemi di business innovativi”
Sul mercato europeo si è concentrato Piero Carlomagno, Presidente di ADEFCA Associazione Dealers
Europei FCA: “In Europa le reti ex FCA stanno vivendo un fenomeno singolare. I rivenditori sono quasi tutti
multimarchio e gli operatori dedicati sono stati decimati per la scarsa dimensione. Oggi esiste un deciso
problema di trasporto di vetture tra i diversi Paesi. In Europa sui piazzali ci sono 400mila unità di vetture
FCA, bisogna liberarli, altrimenti anche la produzione dovrà fermarsi. Il costruttore ha chiesto ai
concessionari un aiuto a svuotarli, in quanto la velocità di produzione è superiore a quella dei trasporti”.
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“Parola alla filiera. La tempesta perfetta sull’automotive. Nuovo Governo subito sotto esame”
Automotive, dalla tempesta perfetta alla tempesta “perpetua”.
La filiera compatta all’Esecutivo: sostegno ai privati sull’usato a basso impatto
ambientale e alle flotte per ridurre le emissioni del parco circolante
Andrea Arzà, Presidente Federchimica-Assogasliquidi, ha aperto il dibattito focalizzandosi sulla crisi del gas:
“I troppi NO che negli anni il nostro Paese ha espresso verso la realizzazione di impianti hanno prodotto una
situazione critica come quella attuale. Responsabilità che esistono anche a livello europeo. Affidarsi a oggi
una sola tecnologia, quella elettrica, in futuro è una scelta ideologica e tutt’altro che a zero emissioni, stante
l’attuale mix di produzione di energia nel nostro Paese”.
La parola è quindi andata ad Adolfo De Stefani Cosentino, Presidente di Federauto che ha evidenziato
come “è tempo di guardare al medio periodo, sono molte le insidie sul mercato che lo porteranno nel 2022 a
quota 1 milione e 300mila immatricolazioni, nonostante questo serve operare investimenti. È inutile
promuovere incentivi di 6.000 euro per spingere all’acquisto di auto economicamente comunque
irraggiungibili per le fasce di popolazione più deboli. Oggi noi concessionari dobbiamo vendere elettrico per
evitare che le Case auto incorrano in sanzioni. Chiediamo al Governo che questa transizione venga fatta
tenendo conto della realtà e dell’industria nazionale”.
Francesco Naso, Segretario Generale di Motus-E, ha risposto alle critiche nei confronti della svolta elettrica:
“Vanno superati gli schieramenti. Il mandato dell’Europa al 2035 è tecnologicamente neutrale, a condizione
che si producano zero emissioni. La corsa all’elettrico della produzione cinese risulta minacciosa perché
stanno seguendo una politica di riduzione dei costi che dovrebbe portare a modelli con costi
significativamente più bassi in 3-4 anni. Dobbiamo trasformare i problemi in opportunità. Un’opportunità
può arrivare dall’usato messo sul mercato dalle flotte dopo 36 mesi, a costi decisamente più raggiungibili”.
“Le motorizzazioni endotermiche più recenti”, ha affermato, Claudio Spinaci, Presidente UNEM, “hanno
raggiunto oggi gli obiettivi di riduzione dell’inquinamento. La crisi energetica prescinde dalla guerra in corso
in Ucraina. Il gas manca a livello mondiale. L’Europa è andata in crisi perché è mancata una politica di
sicurezza energetica che si affronta su dati di fatto e diversificando le forniture energetiche. La stessa
dinamica la si sta seguendo anche sul mercato dell’auto, con la scelta di una sola tecnologia e penalizzando
oltremodo le altre”.
Simonpaolo Buongiardino, Presidente di Federmotorizzazione: “L’Europa va a due velocità, quella del Nord
che produce energia, ma meno forte nella produzione di auto, e una del Sud che viaggia all’inverso: produce
auto, ma ha meno risorse energetiche. Il reddito medio dei Paesi del Sud Europa è decisamente più basso di
quelli del Nord Europa. Vanno quindi individuate ricette diverse per Paesi diversi. Si possono ancora mettere
in discussione i tempi della transizione”.
Sugli obiettivi dei prossimi anni si è espresso Michele Crisci, Presidente di Unrae: “L’auto elettrica non sarà
l’unica scelta nel futuro, ma una delle scelte. Il 2035 è sufficientemente distante per poter raggiungere gli
obiettivi di riduzione delle emissioni, senza escludere nessuno e procedendo a una riconversione industriale
della componentistica che deve accelerare. Dal Governo mi aspetto una pianificazione rivolta al futuro per le
fonti energetiche”.
Sul tema della componentistica si è soffermato Marco Stella, Vicepresidente di ANFIA: “La componentistica
è un settore strategico per il Paese. Più che di tempesta perfetta, il settore dell’auto è da anni in tempesta
permanente con ogni anno 2-3 shock da superare, anche se nessuno poteva immaginare gli eventi degli
ultimi mesi. La presenza nel Governo di persone più vicine e coinvolte sui temi dell’impresa e del settore
automotive creano premesse positive per proseguire un dialogo che consenta di gestire al meglio gli anni a
venire”.
Roberto Scarabel, presidente di AsConAuto, ha poi osservato come “i tempi di consegna dei veicoli restano
uno dei problemi centrali per i dealer e i consumatori, così come le valutazioni dell’usato. L’accelerazione
verso l’elettrico richiede oggi più formazione per il personale. Oggi i clienti non hanno capacità di spesa
necessaria per acquistare le vetture elettriche. Il tema centrale per il Governo sarà svecchiare il parco
circolante, più inquinante, ma anche più pericoloso e meno sicuro”.
Il tema delle flotte aziendali è stato al centro delle dichiarazioni di Alberto Viano, Presidente di Aniasa:
“Oggi il Governo deve avere un approccio positivo e di lungo periodo. Del precedente Governo abbiamo
apprezzato la capacità di ascolto su alcuni temi. Quello che osserviamo è un rallentamento del ricambio del
parco circolante. Oggi bisogna mantenere politiche costanti ed evitare politiche di annunci che frenano gli
acquisti, come accaduto negli ultimi mesi per gli incentivi a privati e per quelli rivolti alle aziende. Cambiare
in continuazione le regole del quadro di riferimento blocca gli investimenti”.