(AGENPARL) - Roma, 5 Luglio 2022 - (AGENPARL) – mar 05 luglio 2022 Una famiglia afghana ospitata a Montelupo nell’ambito del SAI – Sistema Accoglienza Integrazione
Fuggono perché in patria sono stati collaboratori dell’esercito italiano e rischiano pesanti ripercussioni
È passato quasi un anno da quando venivano diffuse le immagini di cittadini afghani che lasciavano la loro terra perché rischiavano la vita o comunque pesanti ripercussioni dopo la presa di potere da parte dei Talebani, nel 2021.
Grazie all’operazione “Aquila Omnia”, che ha previsto l’evacuazione dei collaboratori afghani del contingente italiano in Afghanistan con i loro familiari, molti rifugiati politici sono stati accolti in Italia nell’ambito del progetto Sai (Sistema di accoglienza e integrazione, ex-Sprar), una rete nazionale coordinata dal Ministero degli interni ed Anci e che sul territorio ha come ente capofila l’Unione dei Comuni, gestito da una rete di associazione e cooperative, coordinato da Oxfam Italia.
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Nell’ambito del progetto SAI Empolese – Valdelsa, sono stati 250 i rifugiati accolti dal luglio 2017 ad oggi, provenienti da tutte le parti del mondo; fra questi le famiglie provenienti dall’Afghanistan sono 3, di queste una viene ospitata a Montelupo Fiorentino, nella frazione di Samminiatello.
È composta da cinque persone, la madre con tre figli fra 10 e 20 anni circa e la moglie di uno di loro. Il padre di famiglia e un fratello non sono riusciti a lasciare la patria e attualmente vivono in una situazione di pericolo.
La loro colpa è solamente quella di aver collaborato con l’esercito italiano e il rischio è quello di avere ripercussioni pesanti, fino all’arresto e l’uccisione.
Da oggi abitano a Montelupo, in un appartamento messo appositamente a disposizione da un privato.
Inoltre in collaborazione con la cooperativa La Pietra d’Angolo del Consorzio Co&so è stata attivata una rete di supporto finalizzata a favorire la loro inclusione nella comunità di accoglienza: il supporto alle pratiche burocratiche, l’insegnamento della lingua italiana, l’inserimento dei minori a scuola, l’inserimento lavorativo e alloggiativo.
Tutto questo al fine di renderli autonomi in un arco di tempo relativamente breve.
«Per quanto l’assegnazione del comune di residenza venga decisa dall’alto, l’amministrazione comunale e soprattutto la comunità possono fare molto per chi come questa famiglia ha abbandonato la terra di origine ed ha nel nostro paese lo status di rifugiato politico. Diventa essenziale supportare il loro inserimento nel contesto sociale affinché possano ricostruire una rete di relazione. Per questo sarebbe auspicabile la collaborazione anche con altri cittadini o con le associazioni del territorio», afferma l’assessore alle politiche sociali, Stefania Fontanelli.
Tanti saluti
Dott.ssa Silvia Lami
Comunicazione e Servizi di supporto
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