(AGENPARL) - Roma, 5 Maggio 2022 - (AGENPARL) – Roma, 05 maggio 2022 – In politica estera è fondamentale indicare ad amici e nemici dove si trovano gli interessi nazionali di un Paese. Parte di questi interessi vitali sono nei documenti che appartengono alla sicurezza nazionale.
I potenziali “sfidanti” del panorama internazionale spesso scelgono di testare se effettivamente tali documenti riflettono o meno i reali interessi vitali di una Nazione e, quindi, la sua volontà a difenderli.
Pertanto, gli Stati segnalano ad altri Paesi quali sono i propri interessi sui quali è disposto a combattere se messo alla prova.
Ed è esattamente quello che ha fatto Mosca per dimostrare che non stava bluffando quando aveva ammassato 120mila uomini ai confini dell’Ucraina.
Oggi i vari sostenitori dei circoli dei ben pensanti ma nulla sapienti che stanno spingendo il mainstream e i vari Governi di aiutare l’Ucraina a raggiungere la ‘Vittoria’ e quindi ad umiliare la Russia stanno purtroppo flirtando con l’Armageddon.
Forse l’intellighenzia globale non ricorda o non ha letto «L’arte della guerra» di Sun Tzu, il quale da ottimo stratega militare affermava «Nell’operazione militare vittoriosa prima ci si assicura la vittoria e poi si dà battaglia».
E sull’onda del delirio di onnipotenza alcuni analisti ed esperti negli Stati Uniti e in Europa sono sempre più ottimisti sul fatto che l’Ucraina possa vincere la sua guerra contro la Russia.
Stanno anche spingendo l’amministrazione Biden attraverso il mainstream ad aumentare il flusso di materiale militare a Kiev per massimizzare le possibilità di vittoria dell’Ucraina contro Mosca.
Un articolo interessante e da leggere è apparso sul Washington Post a firma di Max Boot, storico, autore di best seller ed analista di politica estera che è stato definito una delle «massime autorità mondiali sui conflitti armati» dall’Istituto internazionale di studi strategici, nonché ricercatore senior di Jeane J. Kirkpatrick per gli studi sulla sicurezza nazionale presso il Council on Foreign Relations e editorialista del Washington Post.
Scrive Boot il 2 maggio 2022 sul Washington che «L’Ucraina può vincere. Non lasciare che Putin ci spaventi», nell’articolo sostiene che gli Stati Uniti dovrebbero fornire all’Ucraina «ogni arma di cui ha bisogno per vincere». Né, secondo Boot, l’Amministrazione Biden dovrebbe lasciare che le minacce di escalation di Vladimir Putin dissuadano Washington da quella linea di condotta.
Più decisamente più preoccupante dei sentimenti sconsiderati tipici da falco dei vari esperti compiaciuti ed autocompiaciuti è il comportamento che anche i funzionari statunitensi ed europei stanno tenendo, parlando apertamente di aiutare l’Ucraina a vincere la sua guerra e infliggere un’umiliante sconfitta alla Russia.
La delegazione statunitense guidata dalla presidente della Camera, Nancy Pelosi, che ha visitato Kiev all’inizio di maggio ha ripetutamente sottolineato questo ritornello, insieme alla promessa di continuare l’assistenza militare di Washington fino al raggiungimento della vittoria.
Il dramma è che questi soggetti non vogliono comprendere o peggio non ci arrivano a capire che l’Ucraina è un interesse vitale per la sicurezza russa, e il Cremlino probabilmente farà tutto il necessario, probabilmente anche l’uso di armi nucleari tattiche, per prevenire la sconfitta.
La mancata comprensione dell’importanza dell’Ucraina per la Russia ha indotto i leader occidentali ad ignorare gli avvertimenti di Mosca per e cioè commettendo «uno dei grandi errori di politica estera dei tempi moderni, i leader statunitensi ed europei hanno ripetutamente ignorato gli avvertimenti di Vladimir Putin secondo cui la Russia non avrebbe mai tollerato che l’Ucraina diventasse una risorsa militare della NATO».
Non solo ma per lo stesso motivo, sembrano commettere un errore ancora più pericoloso ignorando gli ultimi avvertimenti del Cremlino sulle terribili conseguenze se la NATO utilizzerà l’Ucraina come pedina in una guerra per procura contro la Russia.
Boot e altri esperti ‘tronisti de noantri’ respingono persino i commenti provenienti da Mosca sul possibile uso di armi nucleari tattiche.
Michael McFaul, un ex ambasciatore degli Stati Uniti in Russia, con un suo articolo dal titolo «L’Occidente non dovrebbe tirarsi indietro di fronte alle minacce di Putin» sostiene allegramente che gli avvertimenti di Putin sull’uso di armi nucleari in risposta alla crescente assistenza militare occidentale a Kiev dovrebbero essere ignorati. «La minaccia di un’escalation è un discorso a buon mercato», afferma McFaul con sicurezza. «Putin sta bluffando».
Anche Boot considera minimo il rischio di uno scontro nucleare. «Lo scenario meno probabile è quello più apocalittico: la Russia attacca i paesi della NATO con armi convenzionali o nucleari. Putin non ha tendenze suicide e sa che la risposta degli Stati Uniti sarebbe devastante».
Boot ammette che «un uso più limitato di armi nucleari contro basi o centri abitati ucraini è leggermente più plausibile». Tuttavia, Biden può contrastare un tale scenario …sottolineando che, mentre nelle circostanze attuali gli Stati Uniti non combatteranno direttamente la Russia, tutte gli scenari sono aperte se Putin ha intenzione di utilizzare armi nucleari. Anche senza ricorrere alle proprie armi nucleari, la NATO potrebbe lanciare attacchi aerei che affonderebbero rapidamente l’intera flotta russa del Mar Nero e distruggerebbero gran parte dell’esercito russo dentro e intorno all’Ucraina. Una situazione che scuoterebbe le fondamenta del potere di Putin.
Tali falchi fiduciosi insistono affinché l’amministrazione Biden non ceda al “ricatto nucleare” della Russia.
I falchi sembrano tranquillamente ignari delle probabili conseguenze in caso di errore di valutazione.
In particolar modo, Boot sembra credere che la semplice minaccia di attacchi aerei della NATO contro obiettivi russi intimidirebbe Putin.
La possibilità che la Russia decida invece di condurre una guerra nucleare su ampia scala in risposta all’affondamento «dell’intera flotta russa del Mar Nero» o alla distruzione di «gran parte dell’esercito russo dentro e intorno all’Ucraina» non sembra nemmeno sfiorargli la mente.
E’ chiaro che ci sarà una risposta da parte di una grande potenza che è stata messa alle strette e che deve affrontare una sconfitta catastrofica che coinvolge un interesse vitale per la sicurezza russa quale è l’Ucraina per non parlare delle ripercussioni interne all’establishment di Putin. Risposta non solo plausibile e possibile ma altamente probabile.
Contrariamente agli atteggiamenti pericolosamente scettici da parte dei falchi della politica estera statunitense e dei «mandarini» di Bruxelles è imperativo che gli Stati Uniti e l’Unione europea insieme ai loro alleati della NATO prendano molto sul serio i nuovi avvertimenti del Cremlino.
Forse le élite occidentali credono erroneamente che i leader russi siano inclini quanto le loro controparti statunitensi a invocare il concetto di interessi vitali con casuale confusione.
I leader politici che hanno insistito sul fatto che Vietnam e Iraq costituissero interessi vitali per la sicurezza degli Stati Uniti erano certamente colpevoli di quel reato.
Lo stesso vale per i leader europei che hanno insistito ed intervenuto sulla Libia causando non pochi problemi che ancora oggi non sono stati risolti.
E’ questo il rischio che gli Stati Uniti e l’Unione europea stanno correndo per assistere l’Ucraina, cioè l’ultima prova di una negligenza rappresentata da un pensiero sciatto ed unico, giustificato da un presunto diritto di dire tutte le falsità, banalità, insomma le cavolate che si vuole specie se chi le afferma ha qualche ruolo pubblico o appartiene al mainstream. Così si fa solo del male e non si crea un dibattito serio per risolvere un problema che può degenerare in una pericolosa escalation.
Tutte le nazioni hanno veri interessi vitali e le grandi potenze faranno quasi di tutto per prevalere in tali situazioni.
Ad esempio, gli Stati Uniti non tollererebbero mai interferenze esterne se intraprendessero un’azione militare per impedire al Canada o al Messico di unirsi a una potente alleanza militare ostile guidata ad esempio dalla Cina.
E’ chiaro che qualsiasi tentativo da parte di Pechino di sostenere una “resistenza” armata canadese o messicana sarebbe considerato un atto estremamente provocatorio.
E’ altrettanto palese che Washington risponderebbe a tono.
L’Ucraina occupa un’importanza per la Russia pari a quella del Canada o del Messico per gli Stati Uniti.
Impedire all’Ucraina di diventare una pedina militare della NATO è vitale degli interessi della Russi.
Più Mosca si avvicina alla sconfitta nella guerra in Ucraina, più è probabile che il Cremlino farà tutto il necessario e si assumerà tutti i rischi necessari per prevenire un simile esito negativo.
In altre parole chi sta spingendo per aiutare l’Ucraina a raggiungere la “vittoria” e quindi ad umiliare la Russia sta flirtando con l’Armageddon.