(AGENPARL) - Roma, 3 Maggio 2022 - (AGENPARL) – mar 03 maggio 2022 Macfrut: Cia, effetto guerra anche su ortofrutta. Costi fino al 70% più alti
Settore già in affanno tra climate change e fitopatie. La richiesta alla vigilia della fiera a Rimini:
interventi urgenti per tutelare patrimonio da 15 mld
Rimini, 3 mag – L’aumento degli eventi climatici estremi con effetti diretti sui campi, i danni
da insetti alieni come la cimice asiatica, la frammentazione della filiera e una catena del valore
ancora non equa per gli agricoltori. L’ortofrutta italiana porta già sulle spalle il peso di
problematiche non risolte, ma ora le conseguenze della guerra in Ucraina rischiano di mettere
definitivamente ko il settore. I rincari energetici, così come quelli di fertilizzanti, trasporti e
imballaggi, hanno più che raddoppiato i costi correnti per la produzione di frutta e verdura, con
incrementi tra il 65% e il 70% in particolare per l’orticoltura, e perdite di reddito che raggiungono
anche l’80% nelle aziende specializzate, solo in parte compensate dal rialzo dei prezzi al
consumo. Ecco perché adesso occorre intervenire con misure di sostegno specifiche per il
comparto ed evitare di far andare in pezzi un patrimonio nazionale da 15 miliardi di euro di
fatturato all’anno, che coinvolge oltre 300 mila imprese per 1,2 milioni di ettari coltivati. Questo il
messaggio lanciato da Cia-Agricoltori Italiani alla vigilia di Macfrut, la fiera internazionale
dell’ortofrutta in programma al Rimini Expo Centre dal 4 al 6 maggio, dove l’organizzazione è
protagonista con tanti eventi e uno spazio dedicato al Padiglione D5 Stand 37.
Il quadro è molto preoccupante. Sul versante del commercio, negli ultimi dieci anni,
l’ortofrutta europea è stata più volte vittima delle controversie geopolitiche -ricorda Cia-
diventando oggetto di sanzioni. Destinazioni importanti dell’export sono state una a una sospese:
la Russia nel 2014, l’Algeria nel 2016, la Bielorussia a gennaio 2022. E se il conflitto in Ucraina
non ha avuto immediati effetti shock sul comparto, come è successo ad esempio per cereali e
mangimi, le ripercussioni indirette sono altrettanto drammatiche, con i rialzi eccezionali di tutti gli
input di produzione che, secondo le previsioni, per il settore ortofrutticolo Ue rappresentano un
costo aggiuntivo di quasi 10 miliardi di euro l’anno. E quasi 4 miliardi sono solo l’addizionale
logistico totale (disponibilità di container, trasporti a lunga distanza, distribuzione locale) per i
prodotti freschi. In più, il perdurare della guerra può ridurre i consumi, frenare le esportazioni in
Ucraina e reindirizzare quei Paesi terzi che ancora riforniscono il mercato russo verso l’Europa,
con il rischio di creare sovrapposizioni commerciali e volumi invenduti di frutta e verdura, che
sconta anche il problema della deperibilità.
Tutto ciò in uno scenario, quello italiano, già difficile per l’ortofrutta. C’è l’annoso problema
del forte squilibrio di filiera (su 100 euro spesi dal consumatore, al produttore rimangono in tasca
solo tra i 6 e gli 8 euro netti) con la necessità di stimolare processi di aggregazione tra gli
agricoltori e costruire relazioni più eque e innovative tra tutti i soggetti del sistema ortofrutticolo. A
questo, si aggiungono il post pandemia e le conseguenze dei cambiamenti climatici, tra la
recrudescenza di fitopatie e avversità e il ripetersi di eventi estremi -continua Cia-. Basta
ricordare che solo le gelate tardive hanno procurato, nel 2021, oltre 800 milioni di danni alla
frutticoltura primaverile ed estiva, mentre quelli causati dalla cimice asiatica sono ammontati a
più di 700 milioni di euro.
“Servono interventi immediati per difendere un settore fondamentale della nostra
economia, che da solo rappresenta il 25% della produzione agricola italiana -sottolinea il
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