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DPCM, IEZZI (API): PIZZA ITALIANA PORTA ECCELLENZA E NON COVID

(AGENPARL) – Roma, 27 ott 2020 – Fooderio’ ha intervistato il presidente dell’Associazione Pizzerie Italiane (Api) alla luce dell’ultimo Dpcm in vigore dal 26 ottobre scorso.

Presidente Iezzi, viste le disposizioni dell’ultimo Dpcm non vorremmo che vi fosse un accanimento su alcune categorie, pizzerie e comunque bar e ristoranti in generale. Gli esercenti sono gli untori?“Non so se parlare di accanimento o di sospetti, ma certo il messaggio che è passato è devastante. E’ sotto gli occhi di tutti che vi siano più assembramenti sui mezzi di trasporto pubblico che all’interno dei ristoranti. I pizzaioli italiani e le pizzerie d’Italia non sono portatori di Covid”. Nel merito, cosa non va dell’ultimo Dpcm? “Faccio una premessa doverosa: la salute pubblica viene prima di tutto e proprio per questo, in modo responsabile, ci siamo attivati fin da marzo scorso per eseguire quanto contenuto nei dispositivi dei Dpcm e delle ordinanze regionali e comunali. Nei mesi di lockdown abbiamo investito a nostre spese in prodotti e sanificazioni. Perché adesso restringere ancora il campo quando le regole già ci sono e almeno per il nostro circuito stanno funzionando? Questo è francamente inspiegabile”. Cosa è stato fatto per le pizzerie italiane in questi mesi come sostegno alle imprese? “Siamo rimasti aperti nonostante la paura, la sfiducia, le spese che correvano mentre gli incassi erano fermi a zero. Siamo rimasti in piedi e benché attendevano risorse fresche per rimetterci in equilibrio abbiamo ricevuto soldi in cambio di prestiti, ovviamente da restituire. Le prime Cig ai dipendenti sono arrivate solo ad agosto, e ancora non per tutti. Nel frattempo chi ha potuto ha anticipato la cassa integrazione ai lavoratori”. La pizza italiana, fiore all’occhiello del nostro made in Italy e con indotti economici importanti, è lo specchio di un Paese bloccato? “La pizza italiana è il prodotto più conosciuto al mondo, che negli ultimi anni ha prodotto fatturati importanti in Italia e all’estero, dando occupazione e creando ricchezza. Spiace che anziché difendere questa eccellenza nel mondo, si faccia di tutto per affossarla. Dietro a una pizzeria c’è la fatica dei pizzaioli, professionalità e formazione. Ci sono maestranze e aziende che producono e distribuiscono. Un ‘mondo pizza’ che merita dignità e rispetto e non chiusure indiscriminate”. Parliamo di numeri: qual è il futuro delle pizzerie italiane? “Da marzo scorso fino a novembre prossimo per le pizzerie italiane – comprese anche le pizzerie al taglio – è prevista una perdita complessiva di circa 60 miliardi di euro e 200mila posti di lavoro a rischio. Siamo di fronte a un dramma sociale, imprenditoriale e occupazionale”. Cosa si aspetta dal Governo? “Certezze. In queste ore si parla sostegno alle attività penalizzate. Le pizzerie d’Italia si aspettano quindi soldi a fondo perduto, dimezzamento degli affitti e dei mutui, nonché la sospensione – e non il rinvio – delle bollette relative alle utenze. La misura è colma, il Governo intervenga e in fretta”.

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