(AGENPARL) - Roma, 23 Ottobre 2026 - «Un pensionato ha lavorato un solo giorno in un'azienda agricola, ha guadagnato 59 euro lordi e l'INPS gli ha chiesto indietro 19mila euro. Un'altra ha fatto la comparsa e ha dichiarato i 380 euro guadagnati: sanzione di 20.000. Ora la Cassazione ha detto basta: chi ha lavorato restituisce solo quanto ha guadagnato. È una buona notizia, ma è l'ennesimo problema risolto dalla magistratura e non da questo Governo».
Sara Ferrari e Maria Cecilia Guerra, deputate del Partito Democratico, hanno depositato un'interrogazione in Commissione Lavoro alla Ministra del Lavoro Marina Calderone dopo la svolta della Corte di Cassazione. Con le sentenze delle ultime settimane la Sezione Lavoro ha ribaltato l'orientamento del 2024: violare il divieto di cumulo tra pensione Quota 100 e redditi da lavoro non comporta più la perdita dell'intera annualità, ma solo una riduzione pari al reddito effettivamente percepito.
«Dal 2020 quasi 10mila pensionati hanno ricevuto contestazioni dall'INPS, con richieste tra i 15 e i 25mila euro a persona, recuperate con trattenute sulla pensione – spiegano le dem –. Una situazione drammatica creata dalla norma voluta da Salvini, che vietava di lavorare senza chiarire le eventuali conseguenze. Quel vuoto è stato riempito con la punizione più dura possibile, poi replicata per Quota 102 e 103».
«Noi questa ingiustizia la denunciamo da anni – proseguono –. A ogni legge di bilancio, alla Camera e al Senato, abbiamo presentato emendamenti per correggere questa stortura, e la maggioranza li ha sempre bocciati. Per due anni l'INPS si è fatto scudo con la sentenza di Cassazione del 2024. Dove non è arrivata la politica con il buon senso, è dovuta intervenire la giustizia, correggendo se stessa. È il principio di proporzionalità: chi guadagna 50 euro non può subire la confisca di 20mila».
«Queste persone hanno dichiarato onestamente fino all'ultimo centesimo, anziché lavorare in nero e sono state punite – concludono –. Il Governo ha bocciato i nostri emendamenti, ma ora c'è una sentenza e deve restituire quanto prima giustizia ai cittadini».
Roma, 23 ottobre 2026