(AGENPARL) - Roma, 11 Ottobre 2026 - L’Unione europea rinnova il proprio sostegno alla Corte penale internazionale e invita gli Stati Uniti a ritirare le ultime misure restrittive. Kaja Kallas difende l’indipendenza della giustizia internazionale e il rispetto dello Statuto di Roma, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio contesta l’operato della Corte. Al centro della controversia, il rapporto tra sovranità nazionale, responsabilità penale individuale e ordine internazionale fondato sul diritto.
Bruxelles difende la Corte penale internazionale
Si riaccende il confronto diplomatico tra l’Unione europea e gli Stati Uniti sul ruolo e sull’indipendenza della Corte penale internazionale (CPI), l’istituzione giudiziaria con sede all’Aia incaricata di perseguire i responsabili dei più gravi crimini di rilevanza internazionale.
Secondo la dichiarazione riportata, l’Unione europea ha chiesto a Washington di revocare le ultime sanzioni annunciate contro la Corte, ribadendo il proprio sostegno alla giustizia penale internazionale e alla necessità di preservare l’autonomia delle istituzioni giudiziarie.
La posizione europea è stata espressa dall’Alta rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, attraverso una dichiarazione diffusa a nome dei Paesi membri.
«Esortiamo anche gli Stati Uniti a revocare queste ultime misure», ha affermato Kallas, sottolineando la contrarietà dell’Unione a iniziative che possano ostacolare il funzionamento della Corte.
La vicenda rappresenta un nuovo punto di tensione nelle relazioni transatlantiche, tradizionalmente fondate su una stretta cooperazione politica e strategica, ma caratterizzate da divergenze significative sul riconoscimento della giurisdizione penale internazionale.
Kaja Kallas: l’indipendenza della giustizia internazionale deve essere garantita
Nella dichiarazione, l’Unione europea ha espresso rammarico per le nuove misure statunitensi e ha ribadito che minacce o pressioni nei confronti della Corte, dei suoi funzionari, del personale e delle persone che collaborano con essa sono inaccettabili.
Per Bruxelles, l’indipendenza della CPI costituisce una condizione essenziale per garantire che le indagini e i procedimenti giudiziari possano svolgersi senza interferenze politiche esterne.
Kallas ha richiamato il ruolo della giustizia penale internazionale nel perseguimento delle responsabilità individuali per genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimine di aggressione.
Il principio sostenuto dall’Unione europea è che la gravità di determinati crimini richieda strumenti giudiziari capaci di intervenire anche quando i sistemi nazionali non riescono a garantire un’effettiva azione penale.
La posizione europea si fonda dunque su una concezione dell’ordine internazionale nella quale la responsabilità per i crimini più gravi non può dipendere esclusivamente dagli equilibri politici tra gli Stati.
La richiesta agli Stati Uniti e l’apertura al dialogo
Pur criticando le sanzioni, Bruxelles ha accolto favorevolmente la disponibilità americana a discutere le proprie preoccupazioni con gli Stati aderenti allo Statuto di Roma, il trattato istitutivo della Corte.
L’Unione europea ha inoltre preso atto della decisione statunitense, riportata nella dichiarazione, di rinviare l’entrata in vigore delle ultime misure.
Questo elemento lascia aperto uno spazio diplomatico per affrontare le divergenze senza compromettere ulteriormente i rapporti istituzionali.
Il confronto potrebbe concentrarsi su questioni particolarmente delicate, tra cui i limiti della giurisdizione della CPI, il rapporto con gli Stati non aderenti allo Statuto di Roma e le garanzie procedurali previste dal diritto internazionale.
La richiesta europea non si limita quindi al ritiro delle sanzioni, ma si accompagna alla disponibilità a discutere le preoccupazioni statunitensi attraverso i canali diplomatici e giuridici esistenti.
Marco Rubio e la posizione dell’amministrazione americana
La reazione dell’Unione europea segue l’annuncio di nuove sanzioni attribuito al segretario di Stato americano Marco Rubio.
Secondo il materiale riportato, Rubio ha utilizzato espressioni particolarmente dure nei confronti della Corte, arrivando a prospettare iniziative volte a comprometterne l’operatività qualora non fossero cessate quelle che Washington considera minacce ai propri interessi.
La controversia riflette una divergenza strutturale.
Gli Stati Uniti non sono parte dello Statuto di Roma e hanno storicamente espresso riserve sulla possibilità che la Corte eserciti la propria giurisdizione in procedimenti riguardanti cittadini di Stati che non hanno aderito al trattato.
La posizione americana attribuisce particolare importanza alla sovranità nazionale e alla tutela del proprio personale da procedimenti internazionali ritenuti non adeguatamente legittimati.
L’Unione europea, invece, sostiene che la Corte debba poter esercitare le competenze previste dal suo Statuto senza subire pressioni economiche o politiche.
Il contrasto riguarda quindi sia specifiche decisioni giudiziarie sia una questione più generale: fino a che punto un tribunale internazionale può esercitare la propria autorità quando sono coinvolti interessi di Stati che non ne riconoscono pienamente la giurisdizione?
Sanzioni finanziarie e tecnologiche: le conseguenze per la Corte
Le misure annunciate dall’amministrazione statunitense hanno una portata particolarmente significativa perché riguardano la Corte come istituzione, non soltanto singoli funzionari.
Secondo Reuters e Associated Press, le restrizioni possono ostacolare l’accesso della CPI ai servizi finanziari americani, alle tecnologie e ai rapporti commerciali con imprese soggette alla giurisdizione degli Stati Uniti.
Washington ha previsto un periodo di sei mesi prima della piena applicazione delle nuove disposizioni, lasciando spazio a possibili negoziati.
Per un’organizzazione giudiziaria internazionale, queste limitazioni possono avere conseguenze operative rilevanti.
La Corte dipende infatti da sistemi informatici, servizi bancari, assicurazioni, fornitori tecnologici e collaborazioni internazionali per svolgere le proprie attività.
L’interruzione di tali servizi potrebbe complicare la gestione delle indagini, la protezione delle informazioni riservate e il lavoro dei funzionari impegnati nei procedimenti.
È anche per questa ragione che Bruxelles ha espresso la disponibilità ad adottare ulteriori strumenti di protezione.
Lo Statuto di Roma e il principio di complementarità
La Corte penale internazionale è stata istituita attraverso lo Statuto di Roma, adottato nel 1998 ed entrato in vigore nel 2002.
La sua funzione è perseguire le responsabilità penali individuali per quattro categorie di crimini: genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e, alle condizioni previste dallo Statuto, crimine di aggressione.
Un principio centrale del suo funzionamento è quello della complementarità.
La CPI non sostituisce automaticamente i tribunali nazionali. Interviene quando ricorrono le condizioni della sua giurisdizione e quando gli Stati competenti non sono disposti o non sono effettivamente in grado di svolgere indagini e procedimenti genuini.
La Corte non giudica gli Stati come soggetti collettivi, ma persone fisiche accusate di responsabilità penali individuali.
Il suo mandato non è però universale senza limiti: la competenza dipende da presupposti territoriali, personali o da specifici meccanismi previsti dal diritto internazionale, tra cui il possibile deferimento da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Queste caratteristiche sono essenziali per comprendere tanto la posizione europea quanto le obiezioni americane.
Bruxelles valuta strumenti per proteggere la CPI
L’Unione europea ha dichiarato di essere pronta a valutare le misure necessarie affinché la Corte possa continuare a svolgere le proprie funzioni.
Tra gli strumenti discussi figura il cosiddetto statuto di blocco, un meccanismo europeo concepito per contrastare determinati effetti extraterritoriali delle sanzioni adottate da Paesi terzi.
La sua eventuale applicazione alla vicenda della CPI richiederebbe decisioni specifiche da parte delle istituzioni europee.
Il tema è stato affrontato anche nei dibattiti sulla protezione dei fornitori di servizi e del personale della Corte.
L’obiettivo sarebbe limitare gli effetti delle restrizioni americane sulle attività dell’istituzione giudiziaria, evitando che la sua operatività dipenda interamente dalla disponibilità di servizi soggetti alla legislazione statunitense.
Non si tratta soltanto di una questione diplomatica: il confronto investe anche la capacità delle istituzioni internazionali di mantenere infrastrutture tecnologiche e finanziarie autonome.
Il futuro della giustizia internazionale e le relazioni transatlantiche
La controversia tra Bruxelles e Washington evidenzia una tensione di lunga durata tra due principi del sistema internazionale.
Da una parte, gli Stati rivendicano la propria sovranità e il diritto di contestare l’esercizio di competenze giudiziarie che ritengono non adeguatamente fondate.
Dall’altra, i sostenitori della giustizia penale internazionale considerano essenziale garantire che i responsabili dei crimini più gravi possano essere perseguiti anche quando i sistemi giudiziari nazionali non intervengono efficacemente.
La CPI ha chiesto agli Stati membri di contribuire a garantirne la continuità operativa nonostante le sanzioni americane.
La possibilità di un dialogo tra Washington e gli Stati parte dello Statuto di Roma potrebbe rappresentare un passaggio importante per affrontare le divergenze sulla giurisdizione e sull’indipendenza della Corte.
Rimane tuttavia incerto se il negoziato possa portare alla revoca delle misure oppure a una loro ulteriore estensione.
Conclusione: una controversia che riguarda l’architettura del diritto internazionale
La richiesta dell’Unione europea agli Stati Uniti di revocare le sanzioni contro la Corte penale internazionale rappresenta un confronto di grande rilievo per il futuro delle istituzioni multilaterali.
La posizione espressa da Kaja Kallas riafferma il sostegno europeo all’indipendenza della CPI e alla responsabilità penale individuale per i crimini internazionali più gravi.
L’amministrazione americana, attraverso Marco Rubio, continua invece a contestare l’esercizio della giurisdizione della Corte in situazioni che considera incompatibili con la propria sovranità e con la tutela dei propri interessi.
Il punto centrale del confronto sarà verificare se le divergenze potranno essere affrontate attraverso il dialogo diplomatico e gli strumenti giuridici, evitando che le sanzioni compromettano la capacità operativa della Corte.
La questione supera il rapporto tra Bruxelles e Washington: riguarda il modo in cui la comunità internazionale intende conciliare sovranità degli Stati, indipendenza della giustizia e responsabilità per i crimini più gravi.
