(AGENPARL) - Roma, 7 Ottobre 2026 - «Qual è il progetto industriale che il Governo e CDP hanno per Ansaldo Energia? Con quali garanzie per il controllo delle tecnologie strategiche, per l’occupazione e per il radicamento a Genova? E quale rapporto esiste tra il possibile ingresso di investitori esteri e la decisione di incorporare Ansaldo Nucleare nella capogruppo?».
Sono le domande al centro delle interrogazioni depositate alla Camera dal deputato genovese del Partito Democratico Alberto Pandolfo, capogruppo PD in Commissione Attività produttive, e al Senato dai Sen. PD Lorenzo Basso e Antonio Misiani, vicepresidenti dell’8a e della 5a commissione del Senato dopo le notizie relative alle trattative avviate da CDP con investitori dell’area del Golfo per la cessione di una quota di Ansaldo Energia compresa tra il 15 e il 35 per cento. Secondo Reuters, tra gli interlocutori figurerebbe il fondo sovrano di Abu Dhabi Mubadala, mentre CDP manterrebbe il controllo della società.
«Ansaldo Energia non è una società come le altre. È un patrimonio industriale e tecnologico costruito a Genova in oltre un secolo di storia, grazie a competenze, lavoratori, ricerca e a un indotto specializzato che rappresentano un valore per l’intero Paese. Proprio per questo, nel 2013, di fronte alla prospettiva che l’azienda potesse passare sotto il controllo di grandi concorrenti industriali stranieri, il Governo Letta e Cassa depositi e prestiti intervennero attraverso il Fondo Strategico Italiano per mantenerne il controllo in Italia. Quella scelta consentì successivamente anche l’ingresso di partner internazionali, ma all’interno di una strategia finalizzata alla crescita dell’azienda e al mantenimento nel Paese delle sue competenze strategiche».
I parlamentari democratici sottolineano che «non c’è una contrarietà pregiudiziale all’ingresso di un partner internazionale. Se un nuovo socio porta capitali, nuovi mercati e opportunità industriali può rappresentare un’occasione di crescita. Ma occorre sapere quale sia il progetto, quali impegni vengano richiesti al nuovo investitore e quali strumenti consentiranno a CDP di garantire che le decisioni strategiche, la ricerca, la progettazione e le produzioni fondamentali restino in Italia e a Genova».
Particolare attenzione viene posta sulla contemporanea riorganizzazione del settore nucleare. Secondo quanto riportato il 7 ottobre dal Secolo XIX, Ansaldo Energia avrebbe deliberato l’incorporazione entro la fine dell’anno di Ansaldo Nucleare, oggi controllata al 100 per cento, trasferendone attività e 246 dipendenti nella capogruppo. Il consiglio di amministrazione di Ansaldo Nucleare avrebbe accompagnato l’operazione con un documento approvato all’unanimità nel quale viene espressa «preoccupazione per la continuità del business» e vengono poste questioni relative a qualifiche, certificazioni e tutela del marchio.
Pandolfo, Basso e Misiani chiedono inoltre al Governo di chiarire se l’operazione sia soggetta alla disciplina del Golden Power, quali garanzie siano previste per lo stabilimento di Genova-Campi, l’occupazione e l’indotto e se esista una relazione tra la riorganizzazione di Ansaldo Nucleare e il processo di valutazione delle tecnologie nucleari in corso in Nuclitalia.
«La questione non è chiudere Ansaldo Energia alle collaborazioni internazionali. È stabilire quale politica industriale vogliamo perseguire su un’impresa che lo Stato ha scelto di considerare strategica. Le alleanze devono servire a rafforzare Ansaldo, ad aprirle nuovi mercati e ad aumentare investimenti e capacità tecnologica, non a disperdere il patrimonio di competenze costruito a Genova e in Italia. Per questo chiediamo al Governo trasparenza sul negoziato e un confronto preventivo con Parlamento, organizzazioni sindacali e istituzioni territoriali prima che vengano assunte decisioni definitive».