(AGENPARL) - Roma, 5 Ottobre 2026 - Oggi, dal 2016 si celebra la giornata in memoria delle vittime
dell'immigrazione, ricordando il naufragio di Lampedusa accaduto in tale
data nel 2013 e che causò la morte di 368 persone. Dal 2014 al 2024 secondo
l'Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (OIM) sono almeno 30 mila – il
calcolo è per difetto – coloro che hanno perso la vita nel Mediterraneo
mentre anche sulla "rotta balcanica" non si contano le vittime. Nonostante
una diminuzione degli arrivi, nei primi 7 mesi del 2026 sono 1600 coloro
che si sono aggiunte in quella tomba a cielo aperto che è oramai il "Mare
nostrum". Morti causate da scelte politiche scellerate e criminali,
compiute da governi di diverso orientamento politico, tramite accordi per
attuare respingimenti illegali, come quelli siglati con Libia e Tunisia,
con il rafforzamento di Agenzie come Frontex, con i codici che limitano
l'intervento delle Ong, unici veri soggetti attivi per il salvataggio di
persone e a cui impunemente sparano le motovedette della cd Guardia
costiera libica, made in Italy. Il Parlamento europeo a giugno ha approvato
un Patto immigrazione e asilo che distrugge il valore soggettivo della
richiesta di protezione e poi il Regolamento rimpatri, riproponendo la
logica fallimentare delle deportazioni per fermare le inesistenti
invasioni. I 140 morti di Ceuta sono stati l'ultimo esponenziale esempio di
come la Fortezza Europa svolga un ruolo cinico e criminale condiviso che
costringe a rivolgersi ai trafficanti. Guai a pensare a canali di ingresso
regolari per ricerca di occupazione o a corridoi umanitari per garantire
l'ingresso sicuro a richiedenti asilo, sarebbero il modo più dignitoso per
ricordare quella giornata di morte. Il 3 ottobre del 2013 è una parte
vergognosa della nostra storia, ma il migranticidio è iniziato prima e
continua ogni giorno e la responsabilità non è né del mare o di chi compie
la scelta di partire, ma di chi sceglie di uccidere.
Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
