(AGENPARL) - Roma, 4 Ottobre 2026 - Una raccolta di firme per chiedere al Comune di Viterbo di considerare strategica la presenza di una multisala nel centro storico. A promuovere l’iniziativa è Filippo Rossi, giornalista, scrittore ed ex amministratore della città, che lega la proposta a una riflessione più ampia sul futuro dei centri urbani e sul ruolo della cultura nei processi di rigenerazione.
Secondo Rossi, il ritorno di un cinema nel cuore di Viterbo non rappresenterebbe soltanto il recupero di una funzione culturale, ma potrebbe contribuire a rafforzare la frequentazione quotidiana del centro storico, favorendo presenze anche nelle ore serali e nei mesi invernali. La richiesta rivolta all’amministrazione comunale è quella di riconoscere la multisala come una funzione urbana strategica e di valutare gli strumenti tecnici, economici e gestionali necessari per renderla sostenibile.
Il tema si inserisce nel percorso di riflessione sviluppato da Rossi nel volume Pensare la città. Viterbo immaginaria, leggere il futuro, pubblicato da Rubbettino, nel quale il giornalista affronta i temi dell’identità urbana, della capacità attrattiva delle città e della necessità di costruire luoghi e funzioni permanenti, oltre la logica dei singoli eventi.
Nell’intervista Rossi spiega le ragioni della raccolta firme, il ruolo che il pubblico può svolgere nel sostenere servizi considerati strategici e il rapporto tra cultura, economia urbana e qualità della vita nei centri storici.
Domanda. Rossi, davvero oggi vale la pena fare una battaglia politica per un cinema?
Filippo Rossi. Proprio oggi. Perché il cinema non è soltanto il luogo dove si vede un film. È uno spazio urbano aperto ogni giorno, attraversato da persone diverse, capace di creare movimento anche la sera e nei mesi invernali. In un centro storico che rischia di vivere soltanto in alcuni orari o in occasione degli eventi, una multisala può diventare una piccola infrastruttura sociale. Non risolve tutto, naturalmente. Ma può essere una scintilla.
Domanda. A Viterbo cosa state chiedendo concretamente?
Filippo Rossi. Una cosa molto semplice: che il Comune riconosca come strategica la presenza di una multisala nel centro storico e utilizzi tutti gli strumenti disponibili per renderla possibile. Non stiamo conducendo una battaglia contro qualcuno e nemmeno difendendo nostalgicamente un vecchio cinema. Stiamo chiedendo un impegno pubblico preciso su una funzione urbana.
Domanda. Perché insiste tanto sulla parola “multisala”? Non basterebbe riaprire una sala cinematografica?
Filippo Rossi. No, perché il problema è anche economico e gestionale. Una sala singola oggi ha possibilità molto più limitate. Una multisala permette programmazioni diverse, pubblici diversi, cinema commerciale e cinema di qualità, eventi, incontri, matinée, rassegne. Se vogliamo che il cinema sia realmente aperto tutti i giorni, dobbiamo ragionare sulla sostenibilità del modello e non limitarci alla suggestione della riapertura di una porta.
Domanda. Il Comune possiede il Cinema Genio, nel cuore della città. È quello il luogo che avete in mente?
Filippo Rossi. Il Genio è evidentemente una possibilità importante, anche perché è un immobile pubblico e ha una storia cinematografica. Ma la petizione non riguarda un edificio: riguarda l’obiettivo. Sarebbe un errore ridurre tutto alla discussione su un singolo contenitore. Prima bisogna decidere se Viterbo vuole davvero una multisala in centro. Poi si studiano le soluzioni migliori, dal punto di vista tecnico, economico e gestionale.
Domanda. Lei sostiene che questa vicenda vada molto oltre il cinema. In che senso?
Filippo Rossi. Il punto non è il cinema. O almeno non è soltanto il cinema. Il vero tema è capire che cosa vogliamo che torni a essere una città come Viterbo. Una città non vive semplicemente perché possiede monumenti o perché organizza eventi. Vive quando produce desiderio: desiderio di rimanere per chi ci abita, di restare per chi pensa di andarsene, di tornare per chi se n’è andato, di venire per chi vive altrove. Un cinema può contribuire a questo processo perché restituisce una funzione quotidiana al centro.
Domanda. È una critica al modo in cui vengono gestiti oggi molti centri storici italiani?
Filippo Rossi. È una critica a una certa idea di città fondata quasi esclusivamente sull’evento. Si riempie il calendario, si organizzano iniziative, si misura il successo sul numero di persone presenti per una sera. Ma una città ha bisogno soprattutto di luoghi permanenti. Luoghi dove tornare. Biblioteche, musei vivi, teatri, cinema, spazi culturali e commerciali che producano frequentazione quotidiana. L’evento finisce. Una funzione urbana rimane.
Domanda. Non rischia di essere una battaglia nostalgica, in un’epoca dominata dalle piattaforme?
Filippo Rossi. Sarebbe nostalgica se dicessimo: riapriamo il cinema perché una volta andavamo tutti al cinema. Io penso esattamente il contrario. Proprio perché oggi possiamo guardare un film da soli sul divano, acquistare online e lavorare da casa, le città devono offrire motivi più forti per uscire, incontrarsi, stare insieme. Il valore del cinema contemporaneo è anche questo: non soltanto lo schermo, ma l’esperienza collettiva.
Domanda. E il ruolo del pubblico quale dovrebbe essere?
Filippo Rossi. Non credo che il pubblico debba necessariamente fare tutto, ma credo che debba assumersi la responsabilità di ciò che considera strategico. Se il mercato da solo non riesce a garantire alcune funzioni essenziali per la vitalità di un centro storico, un’amministrazione deve almeno interrogarsi sugli strumenti che possiede. Può intervenire direttamente, può utilizzare una società in house, può costruire partnership, può creare le condizioni perché un’attività sia sostenibile. Le formule vengono dopo. Prima viene la scelta politica.
Domanda. La raccolta firme sta funzionando?
Filippo Rossi. Sta andando molto oltre le aspettative. Sono già tantissime le persone che hanno firmato e soprattutto colpisce la qualità della partecipazione: cittadini che vengono a discutere, chiedono i moduli, raccolgono altre firme, raccontano perché considerano importante questa battaglia. Questo significa che il tema intercetta qualcosa di più profondo del cinema. Intercetta la sensazione che il centro della città debba tornare a essere un luogo vissuto.
Domanda. Qualcuno potrebbe obiettare che ci sono problemi molto più urgenti.
Filippo Rossi. Governare una città significa occuparsi di strade, servizi, bilanci, parcheggi, manutenzione. Ma amministrare non può significare soltanto questo. Una città è anche la propria identità, la propria reputazione e la capacità di costruire futuro. Se rinunciamo a questa dimensione, produciamo città amministrate magari correttamente ma progressivamente più vuote. La cultura non è un ornamento da aggiungere quando avanza qualcosa: è una delle infrastrutture attraverso cui una comunità decide cosa vuole diventare.
Domanda. Quindi il cinema sarebbe soltanto il primo passo?
Filippo Rossi. Esattamente. Io immagino un centro storico capace di tornare a essere una sorta di cattedrale laica della città: un luogo dove si concentrano cultura, incontro, spettacolo, commercio, bellezza e vita quotidiana. Il cinema può essere il primo passo perché è immediatamente comprensibile e perché può funzionare tutti i giorni. Ma poi servono grandi esposizioni permanenti, musei capaci di avere anche una dimensione ludica e gusto contemporaneo, pochi grandi eventi identitari invece di una bulimia di appuntamenti estemporanei. Serve soprattutto una visione.
Domanda. Alla fine, quindi, per cosa state raccogliendo davvero le firme?
Filippo Rossi. Per dire che una città non deve rassegnarsi a perdere funzioni. Ogni firma dice che il centro storico può ancora essere un luogo dove andare non soltanto per una festa, una cena o una passeggiata, ma perché lì succedono cose ogni giorno. Il cinema è il simbolo concreto di questa idea. La battaglia vera è restituire alla città il desiderio di se stessa.
