(AGENPARL) - Roma, 3 Ottobre 2026 - Gli attacchi russi contro i principali ponti sul Dnepr a Kiev stanno trasformando la rete dei trasporti della capitale ucraina in uno dei nuovi fronti della guerra. Secondo quanto riportato dal New York Times, ulteriori colpi contro le strutture potrebbero indebolirne gli elementi portanti e costringere le autorità a chiuderle per periodi prolungati, con conseguenze potenzialmente gravi non soltanto per Kiev ma per la logistica dell’intero Paese. La valutazione del quotidiano statunitense è stata ripresa anche dalla stampa ucraina. Pravda
Sei attacchi in tre giorni contro i ponti della capitale
Secondo il resoconto attribuito al New York Times, tra il 1° e il 3 ottobre 2026 le forze russe avrebbero colpito i ponti della capitale sei volte: cinque attacchi avrebbero interessato il Ponte Sud, mentre un altro avrebbe raggiunto il Ponte Nord.
Le strutture restano in piedi, ma i danni e il rischio di nuovi attacchi hanno già provocato limitazioni o sospensioni della circolazione su gran parte degli attraversamenti stradali del Dnepr. Pravda
Reuters ha confermato che il Ponte Nord è stato colpito durante un attacco russo del 3 ottobre. Secondo il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, il raid ha danneggiato la carreggiata e i cavi della rete filoviaria, costringendo le autorità a interrompere temporaneamente il traffico dal lato orientale verso quello occidentale. Non sono state segnalate vittime nell’attacco al ponte. Reuters
Perché i ponti di Kiev sono così importanti
La geografia della capitale rende questi collegamenti particolarmente sensibili.
Il Dnepr divide Kiev in due grandi aree urbane. Prima dell’invasione russa del 2022, oltre un terzo dei circa tre milioni di abitanti della città viveva sulla sponda orientale, mentre gran parte degli uffici governativi, delle aziende e dei principali centri economici si trovava sulla riva occidentale. Investing.com
La chiusura simultanea di più attraversamenti genera quindi lunghe code, deviazioni e forti difficoltà per il trasporto pubblico e privato.
Ma la questione non riguarda soltanto i pendolari.
Attraverso i ponti di Kiev transitano anche merci, attrezzature e rifornimenti diretti verso altre regioni del Paese. Secondo il resoconto del NYT ripreso da Ukrainska Pravda, il più vicino ponte stradale alternativo a sud della capitale si trova a circa 145 chilometri, circostanza che imporrebbe deviazioni di diverse ore nel caso in cui gli attraversamenti urbani diventassero inutilizzabili. Pravda
Il rischio non è soltanto la distruzione del ponte
Distruggere completamente grandi ponti in cemento armato è tecnicamente difficile e richiede generalmente colpi ripetuti.
Il problema evidenziato dal New York Times sarebbe quindi diverso: anche senza provocare il crollo immediato delle strutture, attacchi ripetuti potrebbero danneggiare piloni, giunti, carreggiate o altri elementi portanti.
In presenza di dubbi sulla stabilità strutturale, le autorità potrebbero essere costrette a mantenere chiusi i ponti per motivi di sicurezza.
È in questo scenario che, secondo il giornale statunitense, potrebbe materializzarsi un vero «incubo logistico». Pravda
Il Ponte Sud colpito più volte
Gli attacchi contro il Ponte Sud erano iniziati nei giorni precedenti.
Reuters ha riferito che raid russi avevano colpito l’attraversamento per due giorni consecutivi, determinando la sospensione totale o parziale del traffico sul Ponte Sud e su altri collegamenti attraverso il Dnepr.
Le conseguenze erano già visibili nelle strade della capitale, dove si erano formate lunghe code mentre gli abitanti cercavano percorsi alternativi. Investing.com
Associated Press ha descritto gli attacchi come una nuova forma di pressione sulle infrastrutture della capitale, con tre ponti interessati da chiusure complete o parziali in seguito ai raid. AP News
Mosca rivendica obiettivi militari
Il ministero della Difesa russo ha sostenuto che gli attraversamenti colpiti venissero utilizzati dalle forze armate ucraine per il trasporto di truppe e materiali militari.
Si tratta della versione fornita da Mosca, che presenta gli attacchi come operazioni contro infrastrutture impiegate a fini militari. Non è possibile dedurre dalla sola dichiarazione russa quale fosse, al momento degli attacchi, la proporzione tra utilizzo civile e militare delle strutture. Eadaily
Le autorità ucraine, al contrario, sottolineano l’impatto diretto degli attacchi sulla popolazione civile e sul funzionamento quotidiano della capitale.
Una nuova pressione sulle infrastrutture ucraine
I ponti non sono gli unici obiettivi interessati dall’intensificazione degli attacchi.
Secondo Reuters e Associated Press, nelle ultime settimane la Russia ha aumentato la pressione contro infrastrutture energetiche e di trasporto ucraine, mentre Kiev continua parallelamente a colpire raffinerie e altre strutture strategiche sul territorio russo. Reuters
La prospettiva dell’inverno rende la situazione ancora più delicata.
A Kiev resta vivo il ricordo delle campagne russe contro la rete energetica, e le autorità ucraine temono che gli attacchi contro ponti, energia e infrastrutture logistiche possano essere combinati per aumentare la pressione sul sistema economico e urbano del Paese. Reuters
Kiev rischia di essere divisa dal Dnepr
Per la capitale, il problema è soprattutto geografico.
Una città costruita sulle due sponde di uno dei maggiori fiumi d’Europa dipende inevitabilmente dai suoi ponti. Se diversi collegamenti dovessero diventare contemporaneamente inutilizzabili, il Dnepr passerebbe dall’essere un elemento del paesaggio urbano a trasformarsi in una barriera logistica.
Al momento, i ponti colpiti non risultano distrutti. Ma gli attacchi ripetuti hanno già dimostrato quanto facilmente la viabilità della capitale possa essere compromessa.
Ed è proprio questa vulnerabilità, più che l’eventuale crollo immediato di un singolo attraversamento, a spiegare perché il New York Times abbia descritto lo scenario come un possibile «incubo logistico» per Kiev e per l’Ucraina. Pravda
